venerdì 8 luglio 2016

Colloqui farlocchi: il porta a porta


Presa dalla foga probabilmente ho scritto maluccio quindi chiedo scusa fin dall'inizio per gli orrori ortografici. Mi sono disabituata alle botte di ispirazione, sorry.

Prima di iniziare questo post raccontandovi cosa mi è capitato devo però fare una premessa o aprire una lunga parentesi se preferite.
La scorsa estate mentre stavo terminando il corso per diventare amministratrice di condominio (e anche qui ve ne posso raccontare tante. In pratica non ho mai esercitato il mestiere pur avendo pagato un corso) mi ero recata tutta pimpante e speranzosa ad un colloquio molto sospetto.
Avevo risposto ad un annuncio come segretaria.
Comunque entro in questo condominio e suono ad un campanello nel quale il nome dell'ufficio è scritto su un bigliettino bianco a mano, questo particolare al tempo non fu per me un campanello d'allarme ma ad oggi è un modo molto utile per valutare la serietà di un lavoro.
In pratica entro ed aspetto in un bellissimo ufficio (molto moderno e minimal) di essere ricevuta dal "titolare". Mi ero fatta molte "pippe" nel frattempo, pensando di aver trovato finalmente un azienda seria ed un lavoro soddisfacente.
Entro quindi nell'ufficio di Mr. Tizio Caio, lui è un bel ometto, molto curato e custodisce alla sua destra una valigetta.
In ogni caso si presenta abbastanza bene e non sembra stressato, mi assicura che svolgerò principalmente un lavoro d'ufficio, mi dice che non è necessario che abbia la patente (ah, la scorsa estate stavo prendendo anche la patente).
Fino a lì non mi pare nulla di strano.
Cosicché mi presento in sede la mattina seguente e aspetto nella mia solita saletta d'attesa.
Nel frattempo, nella stanza in fondo al corridoio, sento urla e musica da discoteca altissima. Ad una certa escono fuori tutti questi ragazzi gasatissimi e vestiti di tutto punto. Si avvicina a me una ragazza che sembra abbastanza simpatica e spigliata. E' stato a quel punto che ho compreso che si trattava di un lavoro porta a porta, se "lavoro" è giusto definirlo.
In ogni caso decido di dar loro una possibilità e spinta dalle loro vibrazioni positive salgo con loro in macchina verso Parma; non andavo a finire proprio dietro l'angolo.
La mattina facciamo alcuni giri in alcuni appartamenti della zona.
C'è chi è prevenuto e ci insulta a tutto andare e c'è chi dà più confidenza alla collega e le racconta addirittura fatti privati.
Per pranzo andiamo a mangiare in un bar, la ragazza per convincermi ad accettare il lavoro dice che gli piaccio, che mi trova portata e mi offre addirittura il pranzo. Mi racconta la sua storia: viene dal sud, lavorava in una libreria e doveva pagarsi il fitto in qualche modo. Sono in realtà le provvigioni che le fanno raggiungere i 1000 euro di cui ha bisogno mensilmente.
Sono dispiaciuta per lei, ce la vedrei bene a fare la commessa o la cassiera, sarebbero lavori più onesti.
Nel pomeriggio continuiamo, io ero già disfatta.
Alle 19 si torna verso casa (ero partita alle 8 del mattino).
Il tizio che guidava come minimo si era drogato perché andava ad una velocità assassina e appena scena dalla macchina il mio istinto è stato quello di vomitare.
Decido di parlare con altre persone, mi informo perché il mio spirito da giornalista ha la meglio. Un ragazzo mi assicura di "vivere per l'azienda", testuali parole, mi assicura che lui lavora anche la domenica. Nascondo la mia faccia schifata (dal capitalismo, da tutto questo amore per i soldi) e vado a parlare di nuovo con Mr. Tizio Caio.
Innanzitutto lui dà per scontato che mi interessi il lavoro, mi promette cifre astronomiche. Io sono impassibile a queste promesse e gli dico che voglio avere tempo per finire il corso e per riuscire a guidare una macchina. Questo tizio è molto stupito dal mio declino e mi assicura che non ho bisogno della patente.
Per forza non ne avrò bisogno: mi portano loro e non avrò più tempo libero.
La ragazza mi fissa stupita e mi offre un caffè. Io non lo accetto, ho più di qualche sospetto che ci sia qualche droga di mezzo, sono troppo gasati ed isterici.
Vengo accompagnata a casa verso le 20 da un ragazzo che non conosco. Ovviamente parlo anche con lui. Solite motivazioni: "mi servono soldi, non voglio più campare sulle spalle dei miei". Scopro che gli piace il rap così ne parliamo un po' anche se io sono più improntata verso il genere americano.
Quando vengo rilasciata a casa ho un picco di adrenalina. I miei mi chiedono se ho accettato da bere qualcosa da loro, rispondo di no. Parto a parlare a macchinetta e racconto tutto. Poi per la prima volta in vita mia appoggio la testa sul cuscino alle 20:30.

La riassumo così: mi fanno schifo questo genere di "lavori" perché illudono chi ha bisogno di soldi. Oltretutto chi accetta di farli è ancora più colpevole poiché fa proliferare queste specie di associazioni a delinquere.
Avendo vissuto tutto questo mi sono fatta un opinione ben precisa di questo "lato oscuro" del mondo del lavoro e del controllo mentale che c'è dietro; vedere gente a cui hanno lavato il cervello in quel modo fa davvero impressione.
A dirla tutta ho avuto anche una seconda esperienza con lavori di questo genere perché alcune settimane dopo mi avevano chiamato per un colloquio in culo ai lupi. Ma quella volta ricordo bene che mi informai sulla fantomatica ditta e scoprì che si trattava sempre di una possibilità "farlocca".
Grazie a dio a quel colloquio non ci andai mai.

Tutto questo preambolo l'ho fatto per arrivare a pochi giorni fa, quando ricevo una chiamata per un colloquio. Fin qui tutto bene. Arrivo sul luogo portandomi dietro l'afa. L'ufficio è sito in un condominio antico.
Mi scatta un campanello d'allarme quando, finalmente arrivata, vedo un campanello il cui nome è scritto su un bigliettino bianco. La situazione mi sembra familiare ma scelgo comunque di fare il colloquio; sono già sul posto e tutt'al più me ne andrò senza richiamarli.
Vengo messa in una sala d'attesa orribile (arredata male, con un ventilatore solitario) da una ragazzina di 18 anni che non si dimostra molto sicura di sé.
Faccio 'sto benedetto colloquio ed il tizio mi parla come se fossi scema; come al solito ripete che non c'è bisogno di avere la macchina.
Ehm... ma secondo lui con cosa sono arrivata fin lì?!
A parte il discorso macchina mi assicura che non si tratta di una lavoro porta a porta, che si gestisce sulla base di appuntamenti già esistenti e che volendo posso fare un giorno di prova già il giorno dopo.
Di tutto il mio curriculum (che non è così grosso by the way) nota la mia esperienza come cassiera, al che rimango un po' delusa.
Si vede che il tizio non è tranquillo, magari non dorme da giorni e ha le pupille dilatate. Faccio finta di ascoltare ciò che mi dice. Mi sento presa per il culo ad un certo punto ma lascio scivolare quella sensazione.
Mentre questo parla penso che dovrei essere più grata per tutto quello che ho e felice con quello che non ho. Mi parte una vena filosofica insomma e sento di non aver apprezzato appieno l'esperienza lavorativa che mi era piaciuta di più. Poi torno di nuovo in me; è ora di voltare pagina. Tanti saluti Tizio Caio ma io proseguo per la mia strada.

6 commenti:

  1. Cara, come ti capisco! Sono molto più grande di te eppure tra un lavoro serio e un altro (sempre tutti a termine e sempre più difficili da trovare) me ne sono capitati decisamente abbastanza di colloqui e situazioni di questo tipo. Persone invasate che trovano bellissimo un lavoro da robot 10 ore a fare copia-incolla davanti ad un pc, persone che trovano favoloso un lavoro in un call center ad offrire non si sa nemmeno che tipo di contratto (legale o meno pe rloro è uguale) che si esaltano perchè sono nel "businness"...a trenta e passa anni suonati ho deciso di cambiare settore: ce la farò in questo particolare periodo storico dove le persone sembrano impazzite e la serietà è ormai una virtù antiquata? Al prossimo episodio, spero migliore di questo. In bocca al lupo! P.s. Una volta terminato il corso cerca la sezione provinciale della tua zona ANACI...forse tramite loro qualche curriculum nei posti giusti riesci a farlo girare ;) http://www.anaci.it/ (sono Milena di The 4th Wall)

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    1. Guarda Milena a me è capitato che pensavo di aver trovato il posto in cui restare (in fondo tutti lì campavano a tempo indeterminato) ma purtroppo non volevano pagare un'altra dipendente con lo stipendio di una contabile. Tra l'altro ditta famigliare quindi alcuni figli erano d'accordo e altri no. Sono rimasta molto "bruciata" dalla faccenda e ora tra i colloqui e i giorni di prova non mi illudo più. E da una parte meglio così.

      Il corso l'ho terminato prima appunto di lavorare per la ditta di cui sopra. Ci ho passato 9 mesi della mia vita. Poi successivamente ho fatto una settimana di prova presso un'altra ditta se ti interessa capirci di più vai nel post precedente: http://nonlosoadesso.blogspot.it/2016/07/sono-ancora-viva.html.

      Comunque grazie seguirò il tuo consiglio! Attualmente vado solo di Indeed e raccomandazioni di amici di famiglia e anche solo in questo modo ho fatto tantissimi colloqui :D

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  2. Ti capisco pure io, anzi, con un'esperienza simile io la o pure rischiata grossa...

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  3. Welcome back!

    Il mondo del lavoro raramente offre delle gioie. Se non altro però ti ha ispirato questo post che sembra un po' una versione italiana di un episodio di Skins. :)

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    1. Ahhaha ma lo sai che me lo sto riguardando tutto proprio in questi giorni?! XD

      Per le gioie ed il lavoro ammetto che a volte ci son state (aldilà della busta paga) :D

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