mercoledì 29 luglio 2015

Cinema: Copenhagen (2014)


Laddove l'amore soporifero di 5 to 7 mi sembrava artefatto questo Copenhagen mi ha fatto ricredere per l'ennesima volta sui film romantici, ha colpito e trapassato senza difficoltà alcuna il mio corazón.
Lo voglio comparare a quel film perché tecnicamente è la "bellissima" commedia romantica che tutti stanno osannando, eppure io due così non li vorrei mai incontrare in vita mia: belli, perfetti, finti da fare schifo, snob e intelligenti. Si vede poco che son sempre fuori dal coro eh?

Invece questi due (William e Effy) sono più realistici, più incasinati. E' difficile non affezionarsi a loro.
William va ormai sulla soglia dei 30 anni (ricordatevi la sua eta che è importante!) e ad inizio film mi stava parecchio sulle palle, eppure Effy tirerà fuori la sua parte migliore. Ma al primo incontro ci arriviamo con calma. 
William è a Copenhagen in viaggio con il migliore amico e la ragazza a carico, che ha una "bitch face" assurda sin dalla prima inquadratura. William è un tipo solitario, immaturo e guai a non trovarsi una ragazza a notte (tipo noleggio).
Il migliore amico decide di fare tappa subito a Londra per sposarsi con la fidanzata lasciando così da solo William che in realtà è lì per cercare il padre, chiede aiuto ad una ragazza che "lavora" lì. Quella ragazza (direi ragazzina) è Effy. William passa la giornata insieme a lei ma poi Effy gli rivela che ha la metà dei suoi anni, ovvero 14.
Grandissimo shock per qualsiasi spettatore. E qua mi fermo.

Di questo film ho amato la caratterizzazione dei personaggi, infatti la crescita personale di William è sorprendente. Ho amato le biciclette. 
Il cast è meraviglioso, la ragazzina è semplicemente adorabile.
La colonna sonora è epica, con un sacco di canzoni tutte in danese, in particolare Gin & Snus di Lars Halvorsen regge la baracca. E' la canzone più significativa perché è quella che viene cantata da Effy nella scena del karaoke. Non sto qui a raccontarvela, è una delle scene più belle di tutto il film.
Ah, karaoke e cinema. Che bella combinazione. Vi ricordo già che ci siamo di godere di queste scene in film come Mommy o I sogni segreti di Walter Mitty.

Karaoke appunto. E occhiate intense. Love is in the air.

Di questo film praticamente l'unica cosa che non è stata sfruttata bene è la fotografia, abbastanza anonima e "classica" eppure con tutte le luci (sopratutto notturne) di questa fantastica città si poteva creare qualcosa di davvero unico. 
Per essere un'opera prima è davvero matura e con uno svolgimento inaspettato, in particolare il finale è azzeccatissimo. 
Poi il fatto di corredare la ricerca con delle foto l'ho trovato molto simbolico. 
Il regista sottolinea anche la indole "da perfettini" degli abitanti della Danimarca, infatti mentre viviamo un momento tristissimo nel quale William brucia le uniche foto del padre che possiede e le butta nel fiume si avvicina subito una signora incavolata per il fatto che stia inquinando.
Una delle cose poco realistiche del film è sicuramente il fatto che Effy possa stare fuori tutta la notte e nessuno glielo proibisca. Se facevo io una cosa del genere a quell'età mia madre me le dava più furiosamente del solito. L'unica cosa che mi era permessa a 14 anni era fare il giretto del quartiere con gli altri ragazzini di sera.

Insomma film perfetto in conclusione, non solo per gli appassionati dei film romantici e non consigliabile esclusivamente per il periodo delle vacanze.
Vista la tematica mi ha ricordato lo struggente film d'animazione Il giardino delle parole.
L'ho amato anche nelle sue piccole imperfezioni, apprezzando sopratutto il susseguirsi veloce delle vicende accatastate quasi tutte in due giorni.
Chissà che questa storia come tante (raccontata in modo sublime, semplice e diretto) non vi lasci anche una bella lezione di vita.

P.S.: ho scritto troppo "amato" e "amore" ma facciamo finta di niente.

giovedì 23 luglio 2015

Anime: Ping Pong The Animation


Potete vederlo gratuitamente e legalmente qui con i sottotitoli. 

Quando ho visto che era uscito su VVVVID mi è preso un colpo! 
Sono una grande fan di Masaaki Yuasa. Come si fa a non esserlo dopo aver visto quel capolavoro di Tatami Galaxy? Io continuo a consigliarvelo, l'ho recensito qui.

Comunque su VVVVID quest'estate usciranno anime molto interessanti, per esempio ora sto seguendo il divertente e non banale Shimoneta ed aspetto trepidante Mushishi. Tenete d'occhio il sito.

Ma cominciamo finalmente a parlare del ping pong.
Essenzialmente la trama tratta di un gruppo di malati del ping pong che necessiterebbe di un'aiuto psicologico. 
Ognuno di questi personaggi è insopportabile a modo suo, ma ogni loro fissa malata proviene dall'infanzia. Perché è da lì che a quanto pare provengono tutti i loro disturbi. 
Per esempio il protagonista è convinto di essere un robot e questa sua convinzione diventa la sua tecnica d'attacco sul tavolo da gioco. Peco invece vuole volare.
Il rapporto tra Peco e Tsukimoto è di profonda amicizia ma diametralmente mi ha ricordato due "amiconi" di un'altro sport con (ovvero anime che si focalizza su uno sport specifico) Haruka e Makoto da Free!, sì lo so che è assurda e improponibile l'idea che vi propongo ma pensateci per un'attimo. Sono praticamente loro con una psicologia più studiata e senza fanservice di sorta.
Ah ecco con Yuasa il fanservice dura poco, non c'è n'è per nessuno. I pochi caratteri femminili ad esempio non espongono bellezze assurde o tette giganti, semplicemente ci sono.
Una delle cose che non ho apprezzato di Ping Pong è la poco presenza di personaggi femminili, certo non sono tantissime le donne che si dedicano a questo sport ma è anche vero (per confutare la mia tesi da sola) che la nonna di Peco è stata una delle più grandi campionesse con la racchetta alla mano. Insomma dai qualche accenno all'universo femminile c'è, anche la cugina del "pelato" (ovvero quello che vive per il ping pong, infatti calcola poco la cugina innamorata) si prende meritatamente pezzi di schermo.
Comunque è poca cosa: volevo più donne.



In pratica ciò che ne viene fuori da questo casino di palline e sudore è che tutti questi maschietti non hanno vissuto bene la loro infanzia e pertanto sono rimasti dei bambini, eternamente irresponsabili ed insicuri. Ma nell'ultima puntata accade il miracolo e rimane un'interrogativo molesto. I ragazzi diventano finalmente adulti capendo dove, quando e come hanno sbagliato.
L'animazione è meno psichedelica e colorata rispetto a Tatami Galaxy ma pur sempre inconfondibile nello stile. I colori ci sono e i movimenti tra un colpo e l'altro sono frenetici, aggressivi ed isterici.
Il finale mi è piaciuto ma ci manca quel colpo di scena, quella rivelazione finale, quel monito e quella lezione di vita che risiedevano in Tatami Galaxy. Le lezioni di vita le trovate anche qui ma ci manca la genialità del capolavoro, forse perché non è tutta farina del sacco di Yuasa, ha dovuto ispirarsi al manga omonimo.
Però rendere interessante il ping pong è difficile, su questo fronte Masaaki ha trionfato, glielo riconosco.
L'opening è molto "gasato" e nulla posso dire contro la colonna sonora che arriva a toccare picchi di poesia e adrenalina importanti. 
Gli sviluppi dei personaggi sono realistici ed i dialoghi rivelatori.
Yuasa come al solito ha voluto mettere le mani su uno sport di nicchia per far ricredere ancora una volta chi disprezza il genere. Perché è quello che fa quest'animatore dopo tutto, prende un genere, un personaggio, uno sport e li ribalta a suo piacimento. 
Ping Pong sicuramente dividerà, forse addirittura annoierà, infatti due o tre puntate mancano di mordente ma racconta di sogni infranti e crescita personale come nessun'anime ha mai saputo fare.
Concludendo: esperimento interessante e riuscito. Da non perdere.


sabato 18 luglio 2015

Libri: Aura

La copertina italiana del romanzo.

Aura è un romanzo messicano breve di Carlos Fuentes, datato 1962.
Il libro parla di Felipe Montero, un giovane storico che a malapena riesce a mangiare con il suo lavoro.
Un giorno vede un annuncio sul giornale che sembra fatto apposta per lui (e già qui mi insospettirei), anzi l'offerta di lavoro sembra descrivere proprio la sua persona. Comunque nell'annuncio viene offerta allo storico una buona sommetta. Così Felipe si reca in questa casa. Appena entra ci dà subito l'impressione di essere in trappola ma anche di farsi trascinare dalla corrente, è impotente ai fatti che seguiranno.
La casa è bucolica, quelle pareti non vengono sfiorate da un raggio di luce da chissà quanti anni.
Felipe si orienta alla cieca tramite una voce suadente e viene condotto dalla persona che ha scritto l'annuncio ovvero Consuelo, una signora anziana che a malapena riesce a stare in piedi, infatti a Felipe piace descriverla spesso come morente nel suo letto.
Felipe comincia così ad orientarsi in quella casa e a tollerare tutte le stramberie di Consuelo. Il compito di Felipe sarà quello di comporre le memorie del marito defunto (da molto tempo) della vecchia. 
C'è però un'altra presenza in questa strana casa, la Aura del titolo. Lei è la nipote dell'anziana. E' un personaggio misterioso, non ci viene descritto in ogni suo minimo particolare, anzi gli unici tratti caratteristici che Felipe ricorda sono gli occhi verdi ed il fatto che indossi sempre lo stesso vestito del medesimo colore degli occhi.
Il protagonista si convince che la ragazza sia lì contro la sua volontà e solo per il ben volere della zia. La realtà come avrete già intuito da queste poche righe è ben diversa. Nel frattempo i due ovviamente si sono piaciuti quindi lui vorrebbe anche portarla via da lì, Felipe soffre del tipico complesso chiamato "salverò la donna in pericolo, e ovviamente a causa di ciò lei sarà mia".
Con la trama mi fermo qui. Per avere solo 62 pagine questo romanzo è pieno di simbologie e di segreti già nelle prime righe.

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Aura per me è una sirena. C'è qualcosa che non va in lei, non è di questo mondo eppure non si perde in chicchere con Felipe. E' quasi come se lo richiamasse, come se fosse destino. Allo stesso tempo la figura della sirena se ricordate bene non viene descritta con molto garbo, anzi è una bugiarda solitamente o ancor meglio un'ingannatrice esperta. Come ho detto prima il protagonista non potrà fare altro che seguire gli eventi e i capricci delle due donne, ecco anche perché è quasi come se non ci fosse nel romanzo.
Il libro ha un buon ritmo ed è scritto benissimo (l'ho letto in spagnolo e sono anni che non leggo nella mia lingua). In particolare le scene di sesso (?) sono troppo veloci, quasi ansiose. C'è qualcosa che non va anche lì. E' tutto troppo confuso e nebuloso.
Il romanzo ha la particolarità di essere narrato per intero in seconda persona.
Le varie simbologie che sono state riconosciute sono queste:
- La casa: è l'origine di tutto: l'utero, l'oscurità, i segreti...
- Il coniglio: la fertilità.
- I gatti: emozioni, ma ricordiamoci pure che sono riconosciuti ufficialmente come compagni delle streghe.
- Il cane: il guardiano tra il mondo dei morti e dei vivi.
- Il colore verde: rappresenta l'amore, la continuità della vita.

Aura è stato definito come un romanzo che tratta di amore, ossessione e reincarnazione.
Un tipico esempio di realismo magico.
L'ho adorato in tutta la sua inquietudine, in Italia è disponibile grazie a edizioni Il saggiatore
Sono venuta a conoscenza dello scritto a causa del film argentino El Aura, pensavo erroneamente che centrasse qualcosa con il li libro. Dopo aver letto la trama, incuriosita da questa "casa degli spiriti" me lo sono letto tutta in poco più di mezz'ora.
Mi sembra anche molto raccomandabile per il periodo estivo poiché si tratta quasi di un racconto grazie alla mole minima di pagine. Viene considerato un classico.

giovedì 16 luglio 2015

Cinema: Pontypool


"Sydney Briar is alive."

Pontypool è un film canadese del 2008 di cui ho scoperto l'esistenza grazie al carissimo blog Il buio in sala (che voi tutti dovreste già seguire). Mi è stato consigliato di vederlo con i sottotitoli perché le parole in questo film contano tantissimo, esse sono il film. 
Così l'ho trovato con i sottotitoli. Mi sono accorta però che la traduzione non era proprio fedelissima. Quindi meno male che mastico bene l'inglese ed ho potuto comprendere appieno il significato delle parole.

Il film prende il nome dalla cittadina in cui è ambientato, ovvero Pontypool. Indovinate? Anch'essa si trova in Canada, fate santi questi canadesi, uno in particolare. Già il nome promette grandi misteri da svelare. Un po' come Twin Peaks, il nome faceva pensare a qualcosa di inquietante e a dei castori. 
Avete notato che grazie a Pontypool ho cominciato ad analizzare bene il suono delle parole? No? Ok ve l'ho detto io.
Comunque noi seguiamo la vicenda tramite il punto di vista dello speaker Grant Mazzy. E ci rendiamo presto conto che non c'era lavoro peggiore da svolgere durante l'epidemia che si abbatterà sul paesello. Già dal primo mattino Grant aveva assistito ad un evento strano: una signora ripeteva all'infinito una frase fuori dalla sua auto. Grant non ci aveva fatto granché caso ma appena arrivato nella sede della radio è costretto a rendersene conto. Fioccano le prime chiamate, il virus si è già diffuso. Non sappiamo ancora tramite quali vie viaggi anche se il titolo italiano in questo è "farlocco". Il sottotitolo difatti è Zitto... o muori
Si sa in Italia non si ama particolarmente la suspense o il mistero, vogliamo già sapere tutto dal titolo. C'è scritto anche sul poster originale, non è il più grande spoiler che possiate ricevere in ogni caso.
Comunque le persone infette si trasformano in assassini e cercano una vittima. Grant e le sue due assistenti cercano di dare un senso alla cosa e di informare la popolazione. Ciò di cui non si rendono conto è che la radio è il mezzo peggiore e migliore tramite cui fermare la catastrofe.

Attenti al gatto Honey.

La voce di Grant mi ha ricordato a tratti quella del conduttore del programma radiofonico fittizio Welcome to Night Vale di cui avevo ascoltato qualche puntata. Per intenderci è un fenomeno virale che spopola da qualche tempo, il misterioso conduttore dello show parla sempre in vece di una cittadina, esattamente come in Pontypool ma senza apocalissi di sorta.
Si vocifera che il film sia qualche spanna in su rispetto al libro a cui si ispira. Infatti il regista ha scelto di ispirarsi al romanzo e non di rifarlo a piè pari, forse questa è una delle prime trovate geniali di McDonald, ma non posso dirlo con certezza visto che il libro non l'ho letto (spero in una traduzione italiana o in una follia da compiere su Amazon).
Innanzitutto ripeto la domandona che vi dovrete porre durante la visione "quanto sono importanti le parole? Che effetto hanno sugli altri?". Non so voi ma io ho visto l'epidemia come un'enorme metafora di quello che ci facciamo noi con le parole. Principalmente cerchiamo una vittima e utilizziamo le parole per ferire qualcuno. Non è poi così diverso da quello che accade in questo film vero?
E ci sarebbe da fare un discorso a parte sul magico mondo dell'internet e sul cyber bullismo. Quanto siamo grossi dietro uno schermo mi vien da dire.

Ma ritorniamo a Pontypool, oltre al significato delicatissimo (la metafora mi ricorda un'altro film di cui si è discusso ovvero It Follows) bisogna tenere in conto che è quasi tutto ambientato dentro la sede radiofonica e riuscire a tenere incollato lo spettatore allo schermo (o semplicemente farlo stare in ansia) non è impresa facile se gli vengono proposti sempre i soliti ambienti. Ed invece l'ambientazione ripetitiva è la parte forte del film, noi possiamo solo immaginare quello che sta accadendo là fuori grazie alle varie voci che passano in diretta. Un po' come leggere un libro. L'immaginazione è molto meglio di una cinepresa.
Bruce McDonald se n'è accorto ed ha sfruttato al massimo le potenzialità del soggetto di Tony Burgess
Altro scacco matto è il cast sormontato da un'ottimo quanto sconosciuto (almeno a me, perché ha fatto anche tanti film che ho visto) Stephen McHattie, mentre lei Lisa Houle è la versione adulta di Blake Lively con un colore di capelli più scuro, anzi scurissimo.
Il finale è prevedibile fino ad un certo punto. Lasciate scorrere i titoli di cosa e godetevi la sorpresa di quegli ultimi secondi. Mi sembrava di star guardando un film diverso, il regista ha cambiato totalmente registro. 
La soluzione del problema generale mi ha fatta abbastanza sorridere mentre le sorti del virus virale lasciano spazio pure ad un sequel, spero soltanto costruito nella mia testa perché il film è perfetto così: la tensione è mantenuta al massimo e l'ansia è basilare perché piaccia.
Ripeto il prezioso consiglio di Caden: procuratevi assolutamente dei sottotitoli decenti, io per esempio l'ho visto qui.
Il fatto più inquietante è che il film seppur doppiato sia passato così in sordina nel bel paese, non ha fatto proprio nessun rumore per avvisarci della sua presenza.
Blocco qui le comunicazioni che altrimenti rischio di cominciare a ripetermi ed a parlare solo in inglese.
Ricordate: Pontypool... Pontypool... Pontypool.

domenica 12 luglio 2015

Da ricordare: El secreto de sus ojos

Sarà forse per il caldo ma ultimamente non ho voglia di scrivere recensioni, perciò da qui nasce l'idea per una nuova rubrica "Da ricordare", ovvero quei film, quelle serie o quei libri che sono assolutamente da tenere a mente. Per lo più mi limiterò ad appiccicare immagini e citazioni che riguardano il film in questione (anche gif!). Vedetelo come un grandissimo collage. 
Comincio con un immenso capolavoro che ho rivisto oggi, proprio perché sto leggendo il libro in questi giorni. Per di più amo Darín e vedere i film nella mia lingua nativa è sempre un gran piacere. Questo film è un orgoglio nazionale. Mi scuso fin da subito se alcune citazioni sono in spagnolo, mi sembrava giusto così. Difatti anche il titolo del post ho deciso di lasciarlo in originale.
Ovviamente se non volete anticiparvi nulla e non avete visto il film vi consiglierei di vederlo e poi tornare qui.



Il segreto dei suoi occhi è un film argentino del 2009 diretto da Juan José Campanella. Tra gli interpreti figurano Ricardo Darín, Soledad Villamil e Pablo Rago.
Il film si basa sul libro omonimo di Eduardo Sacheri, edito in Italia da BUR Biblioteca Univ. Rizzoli.

Trama: "Benjamín Espósito è un assistente del Pubblico Ministero in pensione. Dopo una vita passata a rincorrere assassini decide di dedicarsi completamente alla stesura di un romanzo. Per farlo ripensa al vecchio caso Morales degli anni Settanta, archiviato dalla polizia negli scaffali polverosi dello stato, ma per lui rimasto sospeso in un tessuto di pensieri senza possibilità di scioglimento. La morte della ragazza, stuprata e uccisa brutalmente da un conoscente che rimarrà impunito, lascia nello sconforto Ricardo Morales, il novello marito, apparentemente tranquillo ma in fondo assetato di vendetta. Nel percorso all'indietro di Esposito, si inserisce anche l'amore per Irene, segretaria del Pubblico Ministero, sentimento nato e negato, mai vissuto."




“No piense más, no piense más, ¿Que importa? Mi mujer está muerta, su amigo está muerto, Goméz también está muerto…Todos muertos, no le dé más vueltas. Va a empezar con "si hubiese estado, si no hubiese estado…”, va a tener mil pasados y ningún futuro. No piense más, hágame caso. Se va a quedar solo con recuerdos". 















giovedì 2 luglio 2015

Ottime letture #4

ADDIO STREGONE 1Addio, stregone 1 - Hozumi

La trama mi ha subito catturata, tutta ambientata nella Parigi di fine Ottocento. Ma sopratutto i personaggi sono la vera chicca! Theo e Vincent Van Gogh, due fratelli che hanno fatto la storia dell'arte. Ed è proprio una coincidenza che nello scorso Ottime letture abbia parlato del fumetto Vincent di Barbara Stok. L'ultima attrattiva che mi ha spinta a comprarlo è stata la firma di Hozumi, già autrice del volume unico The Wedding Eve. I disegni sono splendidi, poetici e artistici. Addio, stregone mostra il turbinio di emozioni che può creare l'arte o anche la natura, nel caso di Vincent. Il personaggio di Theo è stato caratterizzato nel modo più affascinante e letale possibile. Alla fine del primo volume ci sarà una piccola rivelazione, che probabilmente promette di distruggere gli equilibri tra i due fratelli. Anche se da ciò che ricordo Theo credeva veramente nell'arte di Vincent. Qui invece oltre a credere in lui e a spingerlo verso la fama cerca anche di distruggere il classicismo dall'interno, vuole dare nuovo rilievo all'arte contemporanea, lasciando così che i vari movimenti e le varie sperimentazioni facciano il loro corso. Ciò che ne viene fuori è il ritratto di un gentiluomo (a volte) con quel pizzico di mistero che non guasta mai, mentre Vincent è molto diverso da come me l'aspettavo, vuole conoscere chiunque ed è molto socievole. Per me il primo volume è approvato a pieni voti, il prezzo è accessibile, è bimensile e si comporrà di soli due numeri. 
Conclusione: una ventata di brezza estiva che fa star bene.

Hadez 1: Il paese dei malocchi - Ilaria Catalani, Silvia Tidei

Se ricordate io di questo meraviglioso Hadez ve ne avevo già parlato, quando però era soltanto un webcomic. Da quelle opinioni ne è passata di acqua sotto i ponti, la Dentiblù si è offerta di pubblicarlo, Hadez è stato tolto dalla versione online ed ora è disponibile soltanto nella versione cartacea. E dici poco. Io lo bramavo da molte settimane ed invece ho aspettato un pochetto e poi me lo sono procurata tramite amazon. Ringraziando il cielo della disponibilità immediata. Il costo è davvero molto contenuto e si tratta di un "volumino" di ben 100 pagine coloratissime. Dei personaggi me ne ero infatuata subito e le loro movenze da manga non si possono ignorare. Lo stile del disegno è quello tipico da cartoon che mi ha sempre attirata. Le autrici sono due nomi italiani che, secondo me, faranno molta strada, anche perché si sono fatte conoscere al pubblico grazie ad un progetto che per ora è abbastanza inusuale nel mondo del fumetto italiano. Anche se, ovviamente e fortunatamente, questa "tecnica di marketing" si sta diffondendo velocemente. Come recita all'inizio l'introduzione è davvero un volume da collezione ed attendo con ansia la seconda parte gotica e divertente di Hadez. 
Conclusione: da avere a tutti i costi, chissà che la Rai non decida di tirarci fuori un cartone animato in un futuro molto lontano. Per certi versi mi ricorda Monster Allergy, quindi gli auguro un futuro molto simile.

Kotonoha no Niwa 1Il giardino delle parole - Midori Motohashi, Makoto Shinkai

Ricordate no che vi avevo parlato del film e della edizione in dvd di questo splendido capolavoro? Infatti la Star Comics ha fatto partire una collana di manga composta da riadattamenti dei film di Makoto Shinkai su carta. Il giardino delle parole non potevo assolutamente perderlo, diciamo che il disegno della Motohashi è un po' scarso rispetto al perfezionismo ed alle ambientazioni di Shinkai ma la storia rimane sempre quella, con qualche piccolo extra finale che non sarò certo io a schifare. Le pagine a colori non me le aspettavo.
Gli altri manga sono stati disegnati da altre autrici, per esempio ricordo che quando lessi La voce delle stelle rimasi piacevolmente colpita dallo stile della Mizu.
Ovviamente preferisco in qualsiasi caso il film d'animazione ma questo manga per appassionati me lo sono letta con grande piacere, in più si tratta di un volume unico dal prezzo contenuto.
Considerando che di Shinkai ho amato solo questa storia non comprerò gli altri volumi. 
Se vi interessa leggere lo speciale interamente dedicato a Makoto Shinkai che scrissi tempo fa fiondatevi qui.

Scatola Nera - Jennifer Egan

Un piccolo volume trovato per caso tra montagne di libri poco interessanti. Minimum fax e Jennifer Egan? Mio. 
Della Egan ho già letto qualche passaggio ma mai un'intero libro. Questo libro più che un romanzo convenzionale è un'esperimento. La Egan ha tradotto il linguaggio di Twitter in uno spazio reale, fisico. Non l'ho adorato come tentativo ma neanche disprezzato, già solo per l'idea e per la trama non è niente male. L'edizione è carinissima e le frasi da 140 caratteri sono potentissime "speroni e squarci di roccia raccontano di una violenza che la terra stessa ha da lungo tempo scordato". Pur non amando le spy story (anzi) ho trovato questo thriller movimentato, con un suo ritmo. Scatola Nera però parla anche dell'individuo e dell'immagine che ne ha la collettività. Si parla di sé stessi in mezzo a tutta questa azione a quanto pare.
Conclusione: da considerare se preferite puntare sull'originalità, non lo consiglio se le frasi piccole e distaccate vi danno sui nervi. Ugualmente non si tratta di un tomo di 1000 pagine.

La stanza n. 18 - Mignon Good Eberhart

Ho preso questo libro totalmente a casaccio, ispirata dalla copertina minimal, dall'editore che si chiama I bassotti e dalla collana chiamasi Mystery Collector's Edition. Per quanto sconosciuta la Eberhart vanta un numero di opere comparabile soltanto ad Agatha Christie ed ha coniato addirittura un genere nel giallo, ovvero il "medical thriller". 
Infatti la trama parla di un mistero avvenuto in un'ospedale. Prima che avvenisse il fattaccio si è però verificata una cena nella quale infermiere e dottori hanno parlato del radio appena acquistato che vale un bel po' di soldi. Tutti ammettono di avere un debole per i soldi. Sono tutti sospettati poiché la sera stessa nella stanza n. 18 (per l'appunto) viene ritrovato un paziente senza vita (ucciso, di sicuro) ed un dottore anch'esso morto dentro l'armadio. Il radio è ovviamente sparito. A seguire il caso sarà l'imperturbabile agente O'Leary seguito a ruota da Sarah Keate, un'infermiera di mezza età che è difficile non adorare. Anzi è il personaggio migliore del libro. Questa strana coppia appare anche in altri libri della Eberhart da quello che ho letto.
Per quanto riguarda il contenuto non sono riuscita a staccarmi dal libro finché non ho scoperto chi era l'assassino. Forse il finale non era così inaspettato. Comunque è un perfetto classico estivo, affascinante e scritto benissimo.
Sono soddisfatta di averlo scelto a caso tra una pila di libri usati.
Questa collana dedicata a classici del giallo sembra molto valida, spero di trovarne qualcun'altro in giro.

Aqualung - Jacopo Paliaga, French Carlomagno

Aqualung è un webcomic in dieci capitoli che si compone di vari generi: azione, fantascienza, mistero, commedia pop e teen-drama.
La trama parte a Cold Cove, una cittadina di mare. Holly ha diciassette anni, suo padre quando era appena nata le innestò un respiratore tra i polmoni. La ragazza se la deve vedere con l'asma ed utilizzare un erogatore, il dispositivo pur essendo scomodo le consente di rimanere in apnea per più di mezzora.
Holly grazie a questo aggeggio potrebbe aiutare Cold Cove poiché alcune creature attaccano gli abitanti dal mare. Ovviamente c'è anche un mistero da rivelare.
Aqualung parla sopratutto del rapporto tra due donne forti, ovvero Holly e Tessa (la fidanzata del padre che inizialmente Holly odia fin nelle viscere).
Mi sono innamorata del disegno da subito e bisogna ammetterlo la storia è veramente unica e particolare.
In realtà questo fumetto l'avrei letto a luglio ma voglio segnalarvelo poiché i capitoli stanno ancora uscendo (a cadenza settimanale). Lo potete leggere qui.

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret - Brian Selznick

Ho lasciato per ultimo il miglior libro del mese a quanto pare. Dopo aver visto un video sul tubo ho voluto assolutamente averlo tra le mie mani, ricordo di averlo visto prima ma a quanto pare non ero ancora abbastanza incuriosita. Lo dico subito: nulla a che spartire con il film. Il "taglio" è altamente cinematografico non a caso stiamo parlando di un certo George Méliès, Viaggio nella Luna vi rimanda alla mente qualcosa?
E' proprio lui l'assoluto protagonista della storia assieme al cinema in tutta la sua interezza, o meglio alla sua magia.
Perché Selznick compara spesso il cinema all'illusionismo, immaginate che nel periodo in cui è ambientato il libro vedere per la prima volta in una sala al buio un treno che va addosso al pubblico non può sembrare altro che fantascienza. Eppure le cineprese ed il pubblico ne hanno fatta di strada assieme.
Comunque la particolarità della storia, oltre al colpo di scena della seconda parte, è quella di essere suddivisa tra vari generi, ovvero: romanzo, cinema e fumetto. Le immagini catturano le pagine e sono semplicemente meravigliose, a volte si tratta di illustrazioni (dello stesso Selznick tra l'altro) e a volte di immagini di film.
Il personaggio dell'orfano Hugo è secondo me palesemente ispirato all'Oliver Twist di Dickens.
Per me Hugo Cabret è uno splendido omaggio al cinema racchiuso in un bellissimo volume assolutamente da possedere. L'ho preso in prestito in biblioteca ma spero un giorno di poterlo comprare per poterlo sfogliare e rivedere.

mercoledì 1 luglio 2015

Preferiti del mese #5

FILM DA NON PERDERE

The Loved Ones (2009)

Australiano, horror, psicopatico, eccessivo, folle. O come recita la citazione della locandina "Bella in rosa incontra Wolf Creek". La trama è semplicissima ma allo stesso tempo tutta collegata. Il protagonista è un'adolescente depresso e grunge perché si accusa di aver ucciso il padre in un'incidente in macchina. Un giorno viene invitato da Lola al prom, lui le dice di no perché "soffre" già con la bella Holly. Il ragazzo quello stesso pomeriggio viene rapito dal padre di Lola e portato allo specialissimo, quanto intimo e infernale, prom di Lola. Tra torture, trapani e scoperte scioccanti The Loved Ones è molto di più che un ritratto adolescenziale mezzo splatter. Per non parlare della colonna sonora fighissima, tra metal, pop e vintage d'annata, è interamente sperimentale. Insomma: vedetevelo! Film della madonna. 
Poi l'attore è lo stesso di Plush e somiglia troppo a Ben Barnes, con l'unica differenza che è più gnocco di Barnes.
Pare che il film non sia mai uscito in Italia, ma è reperibile con i sottotitoli.

Kebab For Breakfast - il film (2012) oppure Turkish For Beginners

E' capitato che mentre curiosavo a tempo perso nella programmazione estiva della Rai mi sia trovata davanti una vecchia gloria adolescenziale, sto parlando di Kebab for breakfast, che all'epoca veniva trasmesso su MTV. Improvvisamente mi sono anche ricordata che in uno dei due viaggi che feci in Germania (più precisamente a Monaco, ma non ricordo quale dei due fu) intravidi un poster promozionale del film di questa spassosissima e appassionante serie tedesca. Così ho voluto assolutamente recuperarlo, pur di guardarlo in tedesco. Son stata fortunata a trovare dei sottotitoli inglesi. 
E devo dire che dopo cinque anni di studi/torture con quella lingua questa volta ho retto benissimo ed anzi devo ammettere che quel suono gutturale non mi ha infastidita per nulla. Ora comincio ad apprezzare davvero ciò che ho studiato (ed odiato). Ma tralasciando tutti i miei ricordi legati alla serie (e tralasciando con nonchalance la grandissima cotta per Cem!) io ho sempre amato questo telefilm perché parla di due culture totalmente diverse ed agli antipodi: rispettivamente quella turca e quella tedesca. Questa situazione di incomprensione crea ovviamente degli episodi davvero divertenti e alle volte pure un po' tristi. 
Comunque il film invece prende tutt'altra direzione rispondendo alla domanda: ma se le due famiglie si fossero incontrate molto dopo nel tempo?
Innanzitutto i personaggi sono cambiati tantissimo, per esempio Lena non è mica così intraprendente e Cem sogna di diventare sul serio un rapper (con tanto di video musicale su MTV, ovvero una delle parti migliori del film)...
Personaggi a parte perché Lena e Cem si incontrassero e si piacessero dovevano finire per forza su un'isola deserta dopo un'incidente aereo alla Laguna blu. Accompagnati dalla sorella di Cem e Costa (sì, pure loro si mettono insieme, perché al destino non si comanda e tutte quelle smielate lì). Devo dire che rispetto alla serie perde qualcosa a livello di risate, però questo non pregiudica che sia un'ottima commedia che invece di allungare il brodino crea una specie di universo parallelo. 
Infine la colonna sonora è meravigliosa, si passa dall'indie (figura Oh Land) e da Cher fino al rap e alla tecno "tamarra" che non fa mai male. 
Se siete fans della serie di lunga data cliccate qui per vedere il video musicale di Cem, non perdete tempo a ringraziarmi.
Conclusione: mi ha divertita tantissimo e mi ha messo addosso un pizzico di nostalgia. Insomma l'ho adorato! E non mi sono preclusa una mega maratona della serie.
Ultima cosa: perché non è uscito in Italia? La serie non se l'è filata proprio nessuno?(!)

The Fighters - Addestramento di vita (2014)

La prima parte del film mi è piaciuta tantissimo. Me la ridevo sotto i baffi grazie all'umorismo sottile e acido che attornia la protagonista, Madeleine è semplicemente fantastica, una ragazza ossessionata dalla fine del mondo che fa dei discorsi assurdi sulla sopravvivenza. Arnaud pur essendo confuso sul suo futuro però ha i piedi ben piantati a terra (almeno rispetto a lei), in un certo qual modo si compensano a vicenda. I due ovviamente si incontrano, ed è amore a prima... lotta.
Sotto la patina della storia d'amore si nasconde un ritratto psicologico abbastanza accurato nel descrivere i ventenni. E i generi nel film fanno presto a mischiarsi.
Il problema secondo me è stata la seconda parte del film e il finale non mi è sembrato molto convincente, ciò non toglie che sia un film validissimo e consigliato.
La colonna sonora è una meraviglia, firmata Hit+Run, quindi anche questo lato è all'avanguardia.
La pellicola l'ho visionata grazie al servizio My Movies Live (gratis e legale) che non smetterò mai di raccomandarvi.
Piccola curiosità: Adele Haenel (ovvero lei) ha recitato nel primo film di Céline Sciamma Naissance des pieuvres. Questo mese al cinema è uscito l'ultimo film della Sciamma Diamente nero, se cliccate sul nome del film il link vi rimanda alla recensione che ho scritto su Saylor Mag.

LE SERIE DA NON FARSI SCAPPARE

Adventure Time (stagione 6)

C'è ben poco da dire su AT. E' sempre una garanzia, e questa è stata la stagione più ricca di episodi in assoluto. Le ultime puntate sono uscite una dietro l'altra con mia grande gioia, con un finale/sunto di stagione davvero ricco e filosofico. D'altronde il contorno esistenziale della serie si fa sempre più sentire e le interminabili domande sula vita fanno capolino. Ed è meglio così, meno show per famiglie e più riflessioni per gli adulti.
Come al solito per visionare il tutto con i sottotitoli mi sono affidata alla pagina Adventure Time Italia 2 che fa un lavoro splendido e meticoloso.

Orange Is The New Black (stagione 3)

Stagione semplicemente epica! Davvero commovente ed intensa. Non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuta di più Pennsatucky rispetto a Piper. In realtà Piper è stata ancora più insopportabile a questo giro (pure Alex non ha scherzato, la loro relazione è una delle cose più noiose di sempre). Poussey poi è semplicemente adorabile. Insomma se volete l'elenco completo allora dovrei stare qua fino a domani ad elencarvi tutti i miei personaggi preferiti. La puntata numero 10 mi ha spezzato il cuore varie volte e mi ha fatta riflettere sulla tematica della puntata, che è stata trattata (purtroppo) in modo orribile anche in un'altra serie tv. Se masticate qualche parolina di inglese allora vi riconduco a questo splendido articolo che tratta benissimo l'argomento, sottolineando sopratutto l'influenza positiva di tante altre serie (mi ha fatto così schifo quella serie che non riesco neanche a scriverne il nome). 
L'ultima puntata è così intensa che a malapena ci si stacca dallo schermo, sono sempre più soddisfatta di OITNB, è un telefilm altamente formativo che tutti dovrebbero vedere. Magari non ricalca perfettamente la vita in prigione ma riesce a dare un ritratto sincero sulle donne che la popolano e sul loro passato.
Come al solito la colonna sonora non si smentisce mai ed ha sempre il pezzo giusto al momento giusto. 
Che gran bella serie, che delicatezza che pone nel raccontare le vite di queste donne. Non vi resta da fare altro che amarla. In più la serie ha il successo che si merita ed è stata rilasciata prestissimo anche in Italia sulla piattaforma Infinity. Tanto di cappello. 
Qui trovate la recensione della seconda stagione.

LE FISSE MUSICALI




LE FOTO


Prima giornata in piscina.


Domani nelle Ottime letture.

Un disegno di Pipino. Non l'ho fatto io ma è splendido.

Il miglior libro che ho letto questo mese. Domani nelle Ottime letture.


Per terminare in gran bellezza a metà mese mi è arrivato il dvd di Mommy, vi lascio solo immaginare la mia gioia. Qui la recensione.