domenica 22 marzo 2015

Sulla pelle: il primo libro di Gillian Flynn


Trama: due bambine sono state rapite e assassinate. Avevano nove e dieci anni; quando sono state ritrovate, la loro bocca era aperta, come in un estremo gesto di stupore, e l'assassino aveva strappato loro tutti i denti. Spetta alla giovane reporter Camille seguire il caso per conto del giornale per cui lavora. Da quando se n'è andata da casa, otto anni prima, non ha quasi più parlato con i suoi familiari: né con la madre, bella e inavvicinabile come una bambola di porcellana, né con la sorellastra che conosce a malapena, una tredicenne precoce dal fascino misterioso e fatale. Ora, tornata nella dimora vittoriana di famiglia, Camille è perseguitata dai ricordi d'infanzia e da una tragedia che neppure un ricovero in un ospedale psichiatrico le ha permesso di dimenticare. Indagando sugli omicidi insieme al capo della polizia locale e a un agente speciale dell'FBI, Camille inizia a identificarsi sempre di più con le giovani vittime. Perché ha la sensazione di aver già vissuto sulla propria pelle i loro orrori? Incalzata dai suoi demoni, dovrà risolvere il puzzle del suo passato, prima che il ritorno forzato a casa si trasformi in un viaggio a senso unico verso l'inferno.

Oggi vi parlo del primo libro di Gillian Flynn, tutti i suoi libri avranno (o hanno avuto) un'adattamento e Sulla pelle diventerà un film per la tv. Qualcuno l'ha già definito un True Detective femminile, ma è ovvio che queste persone il libro non l'hanno letto. Comunque ormai ogni cosa con un'indagine di mezzo viene comparata a true detective, prima o poi passerà anche questo fenomeno.

Sinceramente mi aspettavo una schifezza dalle recensioni che ho letto. Ma non è così: certo è un libro imperfetto; la psicologia dei personaggi è un po' spicciola e la protagonista Camille non ha neanche un terzo del fascino di Amy Dunne (quella de L'amore bugiardo che ho lodato con fervore qui). Anzi inizialmente risulta solo irritante, finché non scopriamo che si taglia. Quindi ha un problema mentale. E' una donna debole da tutti i punti di vista, cerca di fare la dura ma capiamo bene che finirà male (sono costretta a confrontarla con Amy: una donna davvero forte al confronto). Il finale poi non è così inaspettato, la Flynn lascia degli indizi e Camille è attorniata, nella sua casa, da figure quasi ultraterrene e spiritate. Ci sono arrivata anch'io, vorrà dire qualcosa.

Devo compararlo con L'amore bugiardo perché i due libri condividono un particolare. I genitori di Amy sono probabilmente la causa della sua natura. Perché è finita per diventare una psicopatica? Semplice no? Le attenzioni dei genitori. Non le davano veramente attenzioni, ma l'hanno sempre utilizzata per fini economici. Dall'infanzia cresce uno spirito violento e malato.
E' un po' quello che accade anche alla povera Camille. La madre circondava di attenzioni solo la sua sorella defunta, perché lei era costantemente malata. Camille invece non voleva dargliela vinta, non voleva farsi manovrare ed è forse la scelta migliore che abbia fatto nella sua infanzia. Poi si delinea il tipico carattere dell'adolescente che vuole farsi accettare: alcool, bravate, sesso... e pochissimo amore. Anzi nessun tipo d'amore. C'è anche l'ambientazione: la tipica cittadina piccola in cui tutti sanno tutto di tutti ma non rivelano niente alla polizia. Ecco è tutto così tipico. Almeno per gli amanti dei thriller sui generis. Eh sì perché è un genere che leggo volentieri, cerco di trovare l'intrattenimento (cioè scopriamo allegramente l'assassino) anche nei peggiori gialli mai scritti. Eppure Gillian Flynn sa il fatto suo, già nel suo primo romanzo si delinea l'idea di donna che vuole dare un po' a tutti i suoi personaggi, i maschi stanno quasi sullo sfondo. Almeno in questo libro, perché poi in L'amore bugiardo decide di dedicarsi alle varie facciate del matrimonio. Diciamo che gli scrittori non sono degli psicologi quindi non si può neanche pretendere chissà quale miracolo, a volte fanno centro, a volte no. 
Eppure non me la sento di dire che questo esordio letterario sia brutto nel senso stretto del termine. Diciamo solo che ha voluto strafare e mettere troppi elementi nel calderone e così l'appassionante processo investigativo ne ha notevolmente risentito. Perché la psicologia dei personaggi si è messa troppo in messo. E certamente la donna relegata nel ruolo di vittima sofferente non aiuta molto. 
Comunque mi ha intrattenuta quel che bastava. Imperfetto ma godibile.

lunedì 16 marzo 2015

Il Cerchio: la distopia che sta già accadendo




Titolo: Il Cerchio
Autore: Dave Eggers
Anno: 2014

Trama: "mio Dio, questo è un paradiso" pensa Mae Holland un assolato lunedì di giugno quando fa il suo ingresso al Cerchio. Mai avrebbe pensato di lavorare in un posto simile: la più influente azienda al mondo nella gestione di informazioni web, un asteroide lanciato nel futuro e pronto a imbarcare migliaia di giovani menti. Mae adora tutto del Cerchio: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, i tavoli da ping pong per scaricare la tensione, le feste organizzate, perfino l'acquario con rarissimi pesci tropicali. Pur di far parte della comunità di eletti del Cerchio, Mae non esita ad acconsentire alla richiesta di rinunciare alla propria privacy per un regime di trasparenza assoluta. "Se non sei trasparente, cos'hai da nascondere?" è uno dei motti aziendali. Cioè, condividere sul web qualsiasi esperienza personale, trasmettere in streaming la propria vita. Nessun problema per Mae, tanto la vita fuori dal Cerchio non è che un miraggio sfocato e privo di fascino. Perlomeno fino a quando un ex collega non la fa riflettere: il progetto di usare i social network per creare un mondo più sano e più sicuro è davvero privo di conseguenze o rende gli esseri umani più esposti e fragili, alla fine più manipolabili? Se crolla la barriera tra pubblico e privato, non crolla forse anche la barriera che ci protegge dai totalitarismi?

Non siamo destinati a sapere tutto, Mae. Hai mai pensato che forse la nostra mente è delicatamente calibrata tra il noto e l’ignoto? Che la nostra anima ha bisogno dei misteri della notte e della chiarezza del giorno? Voi state creando un mondo di luce sempre accesa, e io credo che essa vi brucerà tutti quanti. Non ci sarà tempo per riflettere, dormire, raffreddarsi. Avete mai pensato, voi del Cerchio, che il nostro contenuto può arrivare solo fino a un certo punto? Guardaci. Siamo piccoli. Abbiamo la testa piccola, grande come un melone. Vuoi che la nostra testa possa contenere tutto ciò che il mondo ha mai visto? Non funzionerà.

Il Cerchio ha riscosso critiche non indifferenti in giro per il mondo. Da noi è uscito da alcuni mesi e il dibattito sembra essere una delle reazioni più naturali di fronte alla lettura di questo libro mica tanto distopico. Il che è positivo perché vuol dire che non siamo ancora arrivati al livello da lavaggio del cervello che ci propina the circle. E' già in lavorazione un film e spero vivamente che renda un poco d'onore a questa opera, ma le prime notizie non sono confortanti (andate qui). Si vocifera - anzi sarebbe giusto sottolineare che è partita una causa al riguardo - che Eggers abbia plagiato il libro Dentro Facebook di Katherine Losse (ne avevo ampiamente parlato qui). Diciamo che nella prima parte de Il Cerchio sicuramente sì ma poi la storia si sbriglia con naturalezza prendendo le distanze dall'esperienza reale della Losse in Facebook. Ha utilizzato la testimonianza come una specie di saggio, a puro titolo informativo. In questa distopia non ci sono triangoli amorosi (maledetti!) e neanche ragazze che ammazzano scoiattoli con arco e freccia... quindi se vi aspettate tutto questo e non volete essere coinvolti troppo personalmente... siete ancora in tempo per fare un passo indietro. Questo libro riguarda chiunque faccia uso di internet, quindi la stragrande maggioranza della popolazione ecco perché tutti dovrebbero leggerlo. Ci invita a riflettere sull'uso che ne stiamo facendo, sull'equilibrio che comincia a mancare e sulle società (es: Facebook, Google, Twitter ecc.) che fanno girare tanti quattrini e chissà che non abbiano interessi politici. Sì perché quanto è sottile questa linea? E chi oserà attraversarla? Io, da brava complottista a tempo perso, non vedo quel momento tanto lontano. Il Cerchio si spinge oltre.

Il Cerchio è trasparenza. Il Cerchio ha dei motti: la privacy è un reato, la democrazia è obbligatoria. Ricorda apposta quel colosso distopico che è e continuerà ad essere 1984. E non solo per i motti, è un'evoluzione che ricalca su un finale angoscioso, con tanto di colpo di scena ben piazzato e ben studiato. I personaggi hanno tutti psicologie diverse da esporre, comparerete i due "amori" di Mae; Francis e Kalden. Molto diversi tra loro. Arriverete a provare un picco di empatia per Mercer; l'ex di Mae, ed uno dei pochi ribelli di cui sentiremo la voce. Infatti nella storia c'è pochissima ribellione, pochissimi sanno quello che succederà. E Mae continua nel suo ruolo di pedina, il lavaggio del cervello è completo; per lei il cerchio è buono, è dio. Risolverà ogni male perché non esisteranno segreti e tutti saranno monitorati dalla loro nascita fino alla loro morte. Ci sono dei buchi nella storia abbastanza noiosi e ripetitivi ma ho amato il veloce discioglimento del finale, dalla metafora dello squalo che divorerà tutti fino al colpo di scena.
Perché è tutto così appassionante? Perché sta già succedendo. Ci stiamo arrivando. Tutti stiamo diventando trasparenti e volontariamente.
Questa distopia è tale perché innanzitutto mantiene alto il livello di angoscia, ci fa conoscere pochi ribelli e niente happy ending. Ecco una bella distopia: niente eroine, nessun ritorno alla pace ed il finale giusto, oppressivo. 
Dopo aver letto l'ultima parola mi sono sentita al contempo soddisfatta e frustrata. 

giovedì 12 marzo 2015

Dopo Skins: Emanuel and the thruth about fishes e '71

Ora che riesco più o meno ad alzarmi dal letto mi sono concessa alcune prime visioni, ho cominciato con Laggies e poi mi sono imbattuta in queste due pellicole. Guarda caso questi due film condividono una particolarità: entrambi i protagonisti sono reduci della serie inglese Skins. Tanto per dire: ho amato intensamente quella serie. E indovinate un po'? Sapevo che questi due attori si sarebbero fatti conoscere in qualche modo.



Emanuel and the thruth about fishes era un film che rimandavo da tempo. La protagonista è interpretata da una sempre misteriosissima Kaya Scodelario (Effie dagli occhi blu per i profani). La storia è molto singolare. Il tutto nasce da un personaggio abbastanza logorroico che potrebbe infastidire, ma questo è compensato dalla curiosità improvvisa dello spettatore. Vicino a casa sua infatti si trasferirà una Jessica Biel con la frangetta, che ricorda molto la madre morta durante il parto, di Emanuel. Assieme a lei c'è una neonata. Lei cerca una babysitter ed Emanuel si offre subito. Inutile dire che tra le due si svilupperà un rapporto molto tenero. Ma c'è qualcosa che non va. Emanuel si troverà suo malgrado a proteggere un segreto assieme alla vicina. Poi ci sono queste scene totalmente oniriche nelle quali la protagonista viene ricoperta dall'acqua piano piano; sarebbe la metafora che si nasconde nel titolo. Oltretutto la regista si è innamorata anche lei (in Skins guai se non c'era un primo piano sugli occhi) degli occhioni blu della Scodelario e diverse riprese si basano su questo. E' un film sulla crescita a tratti tenero, a tratti fuori di testa, a tratti misterioso ed infine mantiene la sua aura di fascino. Certo è che non vi aspetterete minimamente ciò che accadrà scena dopo scena. Il finale è perfetto. Piccola avvertenza: potrebbe smuovervi qualcosa. L' ho proprio sottovalutato. La colonna sonora è "franciosa" perché si rifà all'ossessione palesemente passeggera di Emanuel verso la Francia. La regista di questo film è italiana: Francesca Gregorini. Una regista e cantautrice attiva principalmente negli Stati Uniti. Sono sicura che la Gregorini ha ancora molto da offrire. Davvero da non perdere, ma fate in modo di guardarlo con il mood giusto, miraccomando.



Per proseguire sulla scia del mood giusto ecco '71. E' un film storico sulla guerra. Ehi aspettate un'attimo... Jack O'Connell in un film storico... sulla guerra... ehm... Unbroken? Allora Unbroken era un polpettone durante il quale non mi sono addormentata a causa di continui richiami gay ed una sana ossessione della Jolie verso il fisico maschile, ma questo '71 è proprio tutt'altro universo. Innanzitutto siamo a Belfast nel 1971, come suggerisce velatamente il titolo e poi non si perde mai il ritmo. La tensione non scende mai. Certo il protagonista è un po' sfigato ma come poteva risultare interessante un film del genere se non c'era un pochetto d'azione? Tra l'altro è destabilizzante; si passa subito dalla calma al casino più completo con conseguente fuggi fuggi generale. Davvero un'avventura assurda quella che capita a questo povero soldato semplice. In pratica durante un'operazione viene lasciato lì tra due fuochi con un compagno morto tra le mani, visto che è inglese e a quanto pare a molti abitanti gli inglesi (per di più soldati) non stanno molto simpatici. Comincia una vera e propria caccia. Viene inseguito da più gruppi e la faccenda diventa ancora più complicata. Pian piano il soldato incontrando varie persone si rende realmente conto delle dimensioni di questa guerra che lui aveva sottovalutato fin dall'inizio. E qui si passa tra stati emotivi diversi, si va dalla tensione altissima fino al dispiacere assoluto. Se poi calcolate che io sono una di quelle che non sopporta le scene in cui minacciano di uccidere la gente e stanno lì ad aspettare con la canna puntata in testa per 3 ore... allora questo non era proprio il film più adatto per miei nervi. Detto questo il film termina con due riprese molto "autoriali": camera fissa sul corridoio mentre il nostro soldato cammina verso una nuova consapevolezza e il cielo proprio sul finale. Il regista è Yann Demange alla sua prima creazione tra l'altro, come la regista di cui parlavo qui sopra anche questo qui ha davvero molto da offrire. Ma alcune buone idee le ha già trasformate sul piccolo schermo; ha diretto alcune puntate del geniale Dead Set e si è occupato di un'altra manciata di serie interessanti. Un gran bel film e O'Connell in divisa è sempre ben gradito. C'è una buona ragione se l'ho messo tra i miei gnocchi del mese.

Spero che questa idea vi sia piaciuta. Sono due attori che sicuramente continueranno la loro ascesa nell'industria del buon cinema. Fatemi sapere se avete visto uno di questi film.

mercoledì 11 marzo 2015

Sfighe e Mantova comics

La giornata parte così (domenica 8): si va al Mantova comics finalmente!!!
Mi sveglio e fin lì tutto bene, arrivano i primi dolori ma non ci faccio caso anche se nel viaggio in macchina sono piegata in due, rimetto ma dico che tanto non è nulla saranno i dolori mestruali, però strano non si era mai arrivati a tanto. Cambio idea e finiamo in ospedale, dopo poco mi sento meglio, mi danno il codice verde e decido di andare in fiera lo stesso. E nulla... mi compro Feral Children. Quelli di Manticora (carinissimi) mi dicono se passo dopo così ho l'autografo. Io dico di sì. A proposito: L'orgoglio di Leone l'avevano esaurito, sigh. Ma va tutto bene, i dolori sembra che non ci siano più. Ed invece no; tornano, vedete questa foto qua sotto? 


[Ho incontrato Giacomo Festi di persona del blog Recensioni Ribelli, ciao!] Ecco qua sembro ancora ancora decente, ma 12 ore dopo passerò una nottata tremenda reggendomi la pancia da seduta in preda a delle fitte che non credevo di sopportare. Ok, ma torniamo a Mantova. Mi siedo e rimango seduta per un'ora più o meno. E basta si va di corsa verso l'ospedale di Carpi. Io continuo ad urlare. Fanculo la fiera! Toglietemi 'sta cosa che non riesco a camminare! Ma la domenica è dura e le operazioni le fanno il lunedì, ancora non considerano la mia una emergenza, qual'è. Il lunedì, dopo una visita in cui tra un po' invitavano pure quelli del bar a vedere le mie parti basse, finalmente mi danno l'ok per l'operazione. Mi tolgono una ciste da 10 centimetri che proprio per la sua grandezza cercava di girarsi rischiando di ammazzarmi un'ovaia. Ma le cose vanno alla grande. L'operazione riesce e l'ovaia rimane lì. E' stata dura alzarmi la prima volta e ho odiato particolarmente il catetere. Che per una che odia gli aghi e il sangue ben esposto è un'utopia. Quindi sì questa cosa che mi è successa mi è stata utile per capire che sono molto più coraggiosa di quello che penso. E poi non ho più quella bestia in corpo, cosa che potrebbe tornare utile alla mia pelle massacrata da anni e anni di acne. In queste poche righe non sono riuscita a raccontarvi tutto quello che ho provato sul momento, anche perché sono stata travolta e ho agito di conseguenza. Non potevo focalizzarmi troppo sull'ansia. Capirete anche voi che non aiuta per niente [ancora 10 giorni per tornare come prima]. Ho conosciuto "vicini di sventura" interessanti, tra l'altro. Bene ora mi fermo che se no rischio di diventare pure positiva. 
E voi ci siete mai stati al Mantova comics? O collezionate "avventure" come la mia?


Per finire in bellezza: gli acquisti migliori.

giovedì 5 marzo 2015

Preferiti del mese #1

Mi invento sempre nuove rubriche per ravvivare un po' il blog e anche perché mi dispiace lasciare da parte il cinema poiché mi tira scrivere i post. E sopratutto cerco sempre il film giusto di cui parlare per non scendere in banalità inutili. Comunque ecco le varie categorie che ho inventato per narrarvi i preferiti di febbraio... ho escluso tutto ciò di cui ho già avuto modo di parlare in altri post...

La notizia

Adventure Time diventa un film!!! Devo dire altro? Scusate ma se SpongeBob vanta anche più di un film (e Shaun la pecora ne ha ottenuto recentemente e giustamente uno) ben venga la trasposizione cinematografica. Spero che il trip sia in 3D.

La serie

The Casual Vacancy. Miniserie della BBC che si basa sul libro Il seggio vacante di J. K. Rowling. Io il libro l'ho letto e mi è piaciuto quindi attendevo con una certa ansia la trasposizione inglese. Per me è ottima. Ho adorato l'ambientazione, la fotografia e la musica: tutta molto "giovine" e "ambient-elettronica". Ho prediletto l'interpretazione di Keeley Hawes nei panni di Samantha.
Peccato che series guide mi dica che la serie avrà un seguito, spero che sbagli l'applicazione perché altrimenti si allontanerebbe dalla conclusione del libro. Che non ha bisogno di seguiti.

Il film

Zodiac. Beccato per caso dopo Seven. Era un film che volevo vedere da una vita ma che in qualche modo rimandavo sempre, invece una notte davanti a italia 1 mi sono finalmente decisa e non sono andata a dormire finché non ho scoperto chi era l'assassino. Il film l'ho anche rivisto. La fotografia, gli interpreti, le apparizioni di David Fincher... è tutto meraviglioso. Tra un po' d'anni sarà un cult. E' magnetico.

[extra] 2 film positivi che amo e consiglio: Fantastic Mr. Fox e Una proposta per dire sì.

Gnocchi del mese

No, non quelli che si mangiano. Ma bensì i "ragazzoni" scoperti o rispolverati che fanno la loro gran bella figura su pellicola.

Da una parte Jamie Dornan che ormai è ben conosciuto per il suo "grigiore", infatti (mea culpa) io l'ho scoperto proprio con 50 sfumature. L'attore è stato (ovviamente) anche modello. In realtà se la cava benissimo anche a recitare, escludendo il "fisicaccio grigio" è stato scelto (non solo per le doti fisiche) per il ruolo dello psicopatico nella serie The Fall. In cui se la cava più che bene. Tra l'altro ottima serie.

Dall'altra Jack O'Connell. Che ha trionfato ad Hollywood con Unbroken e non vedo l'ora di vederlo in '51. Ha regalato una performance considerevole anche in Starred Up. Aveva già dimostrato di essere un'ottimo attore nella serie Skins ma con il tempo si è fatto ancora più figo. Poi quella barbetta... bello e bravo!

[premio di consolazione] Miles Teller. Sicuramente la "sensation" del mese con Whiplash. Ed è proprio grazie a questo film che l'ho riconsiderato. Lui è troppo carino e rappresenta il tipo di ragazzo con cui uscirei: timido ma anche simpatico e davvero troppo "pacioccoso" grazie al suo imbarazzo costante.

La foto 

Non posso sceglierne solo una tra quelle che ho scattato. Comunque sappiate che pubblico sempre tutto nella pagina facebook e su tumblr.





lunedì 2 marzo 2015

Ottime letture #1

Ottime letture è una nuova rubrica che inauguro con questo post. In pratica ho selezionato ciò che ho letto nel mese di febbraio (ovviamente ho incluso solo quelle letture di cui non ho parlato in un post singolo dedicato esclusivamente ad un libro). L'idea mi piaceva perché così potevo anche non includere le serie regolari che già seguo (es: Adventure Time, Dylan Dog ecc.) però se escono delle edizioni speciali molto belle non escludo di parlarne anche più nello specifico. Comunque solitamente decido sul momento come farvi arrivare le cose belle che consiglio.
Se vi siete persi le altre varianti mensili di questa rubrica vi vinto a dare un'occhiata anche a ciò che ho letto nei mesi scorsi:

Kokuhaku 2

Titolo: Confession (Kokuhaku)
Storia: Nobuyuki Fukumoto
Disegni: Kaiji Kawaguchi
Anno: 1999
Volumi: 1

Trama: Due amici, durante un'escursione in montagna, restano vittime di un incidente. Trovandosi in una situazione apparentemente senza via di scampo, uno dei due decide di togliersi un peso dalla coscienza rivelando all'altro un terribile atto compiuto in passato. Scampato però il pericolo, questi si pente di essersi confessato, e pensa a come rimediare all'errore...

Confession non è un capolavoro, ma soltanto a causa di piccoli particolari, è giusto sottolineare che molte volte si ripetono gli stessi dialoghi e si svolgono situazioni simili, diciamo che si vede che pochissime pagine sono lì tanto per riempire un poco di spazio, questo non pregiudica la qualità o lo scorrere dell'opera. Assolutamente inaspettato risulta il finale che ribalta i ruoli e non mi conviene andare oltre altrimenti vi svelo tutta la storia. I personaggi sono ben caratterizzati ma tutto ciò è comprensibile perché nella storia ci sono solo loro due, anche a dispetto di questo elemento favorevole Confession è un'analisi psicologica interessante e per nulla noiosa. All'inizio saremo messi al corrente di soltanto un punto di vista, questa visione della vicenda aiuta il lettore a condurlo verso la rivelazione finale e a tirare le somme. Le emozioni suscitate dagli autori sono diverse, i due si sono anche informati benissimo sull'alpinismo per ricreare una storia credibile.
Il volumone si presenta molto bene principalmente perché si tratta di un'unico numero ed anche il prezzo è contenuto: 6,50 euro.
E' un'ottimo thriller zeppo di tensione in mezzo alla neve, purtroppo non è così innovativo ma rimane ugualmente una lettura perfetta per chi vuole conciliare disegni e storia. E' difficile rimanere indifferenti a fine lettura.



Titolo: Dentro Facebook. Quello che non vi hanno mai raccontato
Autrice: Katherine Losse
Anno: 2012 Ero molto incuriosita da questo libro biografico perché si vocifera che il romanzo distopico The Circle di Dave Eggers si basi su questo scritto di Katherine Losse. In realtà non faccio fatica a crederci: forse l'autore l'ha letto per consultarsi su un esperienza reale di lavoro in Facebook da un punto di vista femminile. Sì perché se credete che non sia un problema essere delle donne in Facebook allora pensate male: il titolo originale infatti è The Boy Kings che tradotto diventa "i maschi re". Secondo me la copertina originale che rappresenta la corona è un riferimento al libro per bambini Nel paese delle creature selvagge, nel quale il protagonista non ha voglia di crescere e per dimostrarlo indossa sempre una corona, non posso non ricordarvi lo splendido film a cui si ispira che porta lo stesso nome del libricino.
Tornando al discorso delle origini di Facebook... non bisogna dimenticare che la "fabbrica" di Mark Zuckerberg nasce da una ripicca con la fidanzata, quando crea un sito dove si possono valutare le bellezze femminili del campus universitario nel quale studia. E tra l'altro vi ricordo pure che è stato ripreso giustamente dall'università. Eccolo lì l'"idolo" del film The Social Network, il suo comportamento non è solo poco cool ma anche maschilista; "ehi sono un maschio, tu donna non mi puoi lasciare prima che io ti abbia umiliata, dimostrandoti per l'ennesima volta che il mondo è di noi uomini bambinoni". Perché bambinoni? Perché è questa la prima impressione della Losse quando entra a lavorare nell'azienda. Qualunque informatico di sesso maschile ottiene ciò che vuole, entra all'ora che gli pare e gioca ai videogames di continuo. E' interessante anche la sua prima impressione sul fondatore del colosso "social". Perché ho messo social tra virgolette? Perché Katherine si fa delle domande, ha un cervello autonomo e vuole gli stessi diritti e lo stesso stipendio che hanno gli uomini. Aggiungo giustamente. Comunque Katherine si accorge che Facebook invece di unire le persone le allontana sempre di più e quindi lo scopo del colosso non è tanto quello di occuparsi del benessere degli utenti ma bensì quello di fare soldi allontanando le persone nella realtà, relegandole davanti ad uno schermo senza più considerare la fatica di andare a bere qualcosa in un bar. A Katherine questa realtà comincia a mancare, in fondo lo vediamo dall'inizio; lei non è timida come i tecnici del network, adora viaggiare, è coraggiosa ed ha tante idee. All'inizio viene immessa nella sezione di assistenza agli utenti, è una parte dell'azienda che viene considerata di serie B e lei si chiede il perché di questo visto che il benessere del cliente dovrebbe essere una delle priorità di un teorico social (non dimenticate che network come Twitter o il big della Valley Google erano già nati). Katherine ci vede bene e lontano: ecco perché non potrete fare a meno di tifare per lei, prima per la sua scalata nell'azienda, infatti viene comparata al personaggio di Peggy in Mad Men anche se lei personalmente adora citare The Wire che rappresenta meglio la sua vita aziendale dentro Facebook. Poi tiferete per lei anche quando prenderà la sua decisione finale, si sentirà quasi dire dagli ex colleghi con cui ha lavorato per anni "ma come osi non avere fede in Facebook?". E così alla fine fa la scelta giusta per se stessa, si allontana dal mondo virtuale che l'aveva risucchiata, sceglie di vivere la vita reale e scrivere questo libro. Ciò che viene fuori è che almeno all'inizio (quindi fino al 2010, punto in cui si ferma il viaggio della protagonista nel mondo di Facebook) l'azienda era estremamente maschilista e che solo una volta c'era stato un intervento favorevole nei confronti delle poche donne che lavoravano in Facebook. Sembra quasi che se sei troppo femminile vieni considerata stupida, infatti lei afferma che il fatto di non essere troppo bella l'ha portata in alto. E' deprimente che si pensi ancora che una donna non possa essere sia bella che intelligente. Poi pensate che Mark Zuckerberg scrisse quasi fieramente nel suo profilo che non leggeva libri, questo dettaglio che non è poi così di poco conto catturò l'attenzione di Katherine che legge molto, infatti non sarà difficile che incappiate in qualche citazione di Bret Eatson Ellis. Di recente ho visto alcuni video su Facebook e sembra che l'uscita di questo libro abbia fatto svegliare almeno un poco Mark Zuckerberg che ha assunto più personale femminile favorendo la parità in ufficio, almeno questo è quello che viene evidenziato in questo video. Che siano solo le cosiddette "interviste di facciata"? Potrebbe anche essere, ma scelgo di essere fiduciosa nei confronti di un colosso che in teoria dovrebbe avere un'apertura mentale più in là di altre società. Sicuramente dopo la lettura vi verrà voglia di chiudere alcuni account, o di acquistare un certo tipo di equilibrio. Sono sempre interessata all'argomento della parità e ho trovato estremamente appassionante questo libro che ci cala nelle profondità dei meccanismi aziendali contorti di Facebook. Non è comunque scritto nel modo migliore, ma credo che la traduzione giochi un ruolo importante nella faccenda. Per me è altamente consigliato ed è l'ennesima riprova che nei posti di lavoro ci sono ancora troppe disparità sociali.
Per quanto riguarda il presunto plagio penso che ci sia una differenza considerevole: Katherine non è grata all'azienda e considera l'assunzione come un fatto normale anzi lei vale molto di più di come viene considerata in Facebook, in The Circle invece la protagonista è estremamente grata all'azienda e si dà al 100%. Non ha una propria autonomia e si fa "lavare il cervello" molto facilmente. A tal punto di arrivare a rendere la sua vita completamente trasparente. Infatti The Circle è una distopia mica tanto lontana, la nostra vita è già trasparente (rabbrividisco quando qualcuno pubblica un post comunicando dove si trova in quel momento). Invece Dentro Facebook è una testimonianza della vera esperienza di Katherine Losse in Facebook, dagli inizi dell'azienda fino alla sua scelta significativa e coraggiosa. E' una lettura che svilupperà un dibattito umano e non virtuale dentro di voi.




Titolo: La storia dei tre Adolf
Autore: Osamu Tezuka

Trama: Berlino, 1936. Sohei Toge, giornalista inviato per le olimpiadi, viene a sapere del possesso da parte del fratello Isao, universitario attivista di sinistra, di alcuni documenti che provano le origini giudaiche di Adolf Hitler. Purtroppo non fa in tempo a venirne da esso informato poiché qualcuno lo ha appena ucciso e gettato da una finestra. Improvvisamente il suo corpo scompare e così anche ogni prova della sua esistenza. Sohei si mette alla ricerca del cadavere di Isao ma viene sequestrato e torturato dalla Gestapo. Dopo essere stato rilasciato, tenta vanamente di rintracciare i suoi rapitori partecipando al congresso di Norimberga.
Kobe. L’amicizia tra Adolf Kaufmann, figlio di un membro del consolato tedesco, Wolfgang, e di una giapponese, Yukie, e Adolf Kamil, di panettieri ebrei tedeschi, è ostacolata dai genitori. Adolf Kamil, ascoltando di nascosto il padre, viene così al corrente del segreto di Hitler rivelandolo accidentalmente ad Adolf Kaufmann. Il padre di quest’ultimo, anch'egli alla ricerca dei documenti per conto del consolato, si ammala e muore, non prima però di riuscire ad iscrivere il figlio alla Adolf Hitler Schule di Berlino. Kaufmann tenta così di andare a nascondersi nel bosco. Ma è ormai tutto inutile: è costretto a partire per Berlino, dove verrà arruolato nella Hitler-Jugend e premiato dal Führer in persona per le sue capacità.

Su questo capolavoro non mi dilungherò più di tanto. All'inizio ero ritrosa verso Tezuka ma in fondo Naoki Urasawa è stato un suo allievo quindi era impossibile che la storia non mi piacesse. Infatti Tezuka mischia proprio questo: avventura, morale e molte scene da pianto istantaneo. Dal primo volume al terzo la storia si modifica radicalmente, nel terzo volume sarà difficile non commuoversi. Tezuka ci spinge a ricordare nel senso più stretto nel termine, e a non dimenticare i conflitti attuali. In particolare ho apprezzato l'evoluzione del personaggio di Adolf Kaufmann; il più soggetto al lavaggio del cervello di Hitler. Infatti proprio a causa delle tante persone che ha ucciso vive in un continuo stato di follia. In fondo come gli dice un suo compagno: chi continua a seguire Hitler è soltanto un folle, proprio come il dittatore. Il finale non me l'aspettavo. La storia si conclude nel modo più rispettoso possibile: la tavola mostra un cimitero. Per me è un volume basilare che andrebbe letto a prescindere. Incredibile poi come le varie sotto trame si ricongiungano in un'unica storia lineare che comprende tutti gli Adolf. Addirittura da buon "complottista" Tezuka ha cambiato le cause della morte di Hitler. L'unica pecca potrebbe essere il disegno che può benissimo non piacere, però ci terrei anche a ricordare che il manga è del 1983, che la storia è fenomenale e che alcune tavole sono pazzesche, in particolare una che rappresenta in modo molto crudo ed onirico uno stupro.
Non c'è poi molto da dire: sono tre volumi da leggere e su cui riflettere. Purtroppo il finale ci dimostra che la storia continua a ripetersi.



Titolo: Viola Giramondo
Autori: Teresa Radice e Stefano Turconi
Anno: 2013
Editore: Tunué

Trama: Viola Vermeer, della grande famiglia del Cirque de la Lune, è una ragazzina curiosa, allegra ed espansiva, con una spiccata sensibilità per la bellezza in tutte le sue forme. Nel suo cammino in giro per il mondo - da Parigi a New York, dalla laguna veneziana all'India, dal Canada ad Amsterdam, da Damasco alle vette dell'Himalaya - incontrerà personaggi straordinari (come il pittore Toulouse-Lautrec o il compositore Antonín Dvorák) che, contagiati dal suo ottimismo, l'accompagneranno attraverso quell'età in bilico tra la voglia di spiccare il volo e il bisogno di avere un posto cui tornare.

L'ultimo volume del mese arrivato tra le mie mani è Viola Giramondo di due autori italiani. Il libro l'ho scovato grazie al post di unanuvola (ex clacca) che potete leggere qui. La prima cosa che mi ha colpita è stata il disegno. Ho adorato il tratto "bambinesco" che hanno scelto e i colori tenui. Le ambientazioni fanno la loro buona figura, in fondo si tratta di una storia che tocca diverse parti del mondo. E' davvero molto carino ed ha una morale intrinseca nella storia che accompagna gran parte del volume ma che tocca il suo apice nel finale. 
Comunque... era proprio ciò di cui avevo bisogno: tanta leggerezza (ma non troppa) e tanta positività (e quella va bene anche se è troppa!). 

P.s. = quanto è imbarazzante (ogni volta) entrare nella sezione bimbi? (Perché dovete anche sapere che per dividere le sezioni si entra in due biblioteche diverse, oltretutto mi è toccata pure una bibliotecaria che mi ha trattata con aria di sufficienza perché non riuscivo a trovare il libro da sola; purtroppo gli ordini alfabetici delle biblioteche non li ho mai capiti).



E voi: cosa avete letto questo mese? Che cosa vi ha colpito di più?