sabato 31 gennaio 2015

Perché The Guest è figo

Attenzione: questo post ha un'alto contenuto di gif e cazzate.

- Questa scena:

"Brutto stronzo e lasciami 'sto bagno... Ah no scusa guarda facci quello che vuoi col bagno e con me".
- Quest'altra scena:


- La fotografia al neon, non vorrei dirlo eh ma si rifà un poco a Drive (il protagonista è anche un "biondone"). Ci sono anche molti riferimenti ad altri classici horror movies come Halloween, infatti il film è ambientato durante questa festività, un motivo in più per adorarlo.



- Le scene action sono troppo "badass", mi hanno divertita tantissimo e di solito non reggo i film d'azione. Sarà colpa dell'estetica curata?


- E' giusto che anche le donne siano "badass" (anche intelligenti non guasta, infatti questa lo è) e che abbiano ottimi gusti musicali.


- Fa così anni 80' e 90': la gente ascolta ancora i CD e si dedica delle compilation. E ballano al ritmo di maria.


- Ha anche i suoi abbozzi autoriali, è un concentrato di generi, ma vengono dosati benissimo. Ogni parte trova il suo equilibrio.


- La colonna sonora elettronica: tutta 80s.


- Dan Stevens promette bene. E' minaccioso e comico allo stesso tempo. Non male per uno che viene da Downtown Abbey.

- Questa recensione.

- Brendan Meyer è la versione maschile di Chloe Grace Moretz, sopratutto a causa delle sue espressioni facciali (forse non posso dimostrarvelo con le immagini ma giuro che ve ne accorgerete!). A proposito se non avete visto Hick recuperate all'istante.


- Hollywood si sta ripigliando?(!)

- E' il classico film da sabato sera che può piacere ai vostri amiconi e a voi.

- Il finale si commenta da solo, anzi lo commenta la protagonista: "what a fuck?!".

Ho impiegato più tempo a cercare le gif giuste su Tumblr che a scrivere questo post. Andiamo bene.

lunedì 26 gennaio 2015

Time-lapse mania

Il problema di avere la reflex nuova è che già sai che diventerà un'estensione del tuo braccio e ti metterai in ridicolo in qualsiasi angolo del mondo filmando e scattando come se fosse una questione di vita o di morte. Stamattina mi sono alzata presto per girare un video ed è andata a finire che anche nel pomeriggio ho voluto fare un'altra sequenza in time-lapse, però con le nuvole. Sono ancora agli inizi ma voglio scoprire tutti i trucchi della macchina, ecco perché me la porterò sempre dietro tormentando chi mi circonda.

venerdì 23 gennaio 2015

Paranoia Agent


Trama: Tsukiko Sagi, la famosa disegnatrice che ha partorito la mascotte Maromi, viene aggredita con una mazza da baseball da uno squilibrato di cui la ragazza ricorda solo essere un bambino su pattini a rotelle color oro e con indosso un cappellino da baseball. Le ricerche partono immediatamente anche se il sospetto che la ragazza abbia mentito sull'accaduto viene subito avanzato da uno degli investigatori. Giorni dopo altre persone vengono però colpite da questo maniaco, che viene soprannominato Shonen Bat, ed il misterioso ragazzino diventa una sorta di leggenda metropolitana.

Che Satoshi Kon fosse un genio non era certo un mistero, ma questo anime sulla società moderna giapponese da dove salta fuori? C'è tutto e di più: alienazione, evasione, paranormale (lo dice pure il titolo), thriller ecc.
Oltretutto la "demolizione" fisica e mentale di chi si occupa del caso non viene certo lasciata da parte. e quest'attenzione su questo particolare (cioè sul fatto che i detective vadano oltre a tutto e tutti per risolvere il caso da cui sono ossessionati) mi ha rimandato (forse banalmente direte voi, e con ragione) all'ultima puntata di Twin Peaks, ma questo non è che uno degli aspetti minori che vengono trattati nella serie. In questo post non pretendo di scrivere una recensione completa come mi ero prefissata di fare per altri anime che certamente meritano la vostra attenzione, ma bensì di lasciare un piccolo appunto; giusto due righe per consigliarvelo. Mi dispiaceva anche troppo tralasciare un'anime così basilare. Ebbene sì basilare. Se Kon non fa scuola allora chi può farla?
Dal punto di vista grafico è ineccepibile, d'altronde non mi aspettavo di meno. Trasmette inquietudine dalla prima all'ultima scena e a volte sa anche far ridere con alcuni personaggi che hanno il dono di saper ridimensionare le situazioni catastrofiche che si vengono a creare. Per me Paranoia Agent lascia anche un piccolo accenno di quella che sarà la filmografia successiva di Kon, infatti molte scene confusionarie divise tra sogno e realtà mi hanno ricordato il "gran casino" che diventerà poi il bellissimo Paprika (in alcune scene non riuscirete a notare tutti gli oggetti presenti). Altrimenti c'è un personaggio in particolare con diverse personalità che rimanda moltissimo alla protagonista di un altro suo grandissimo film; Perfect Blue. Un'altro punto forte della serie è la colonna sonora, l'opening è uno spiraglio sul grottesco, la canzone è fastidiosa ma perfetta, infatti nel tema iniziale vediamo tutti i personaggi principali che se la ridono, dietro di loro vengono mostrate situazioni estreme nelle quali non ci sarebbe proprio nulla da ridere. Forse dà un'idea sbagliata sulla serie stessa ma nell'essere proprio così fraintendibile risiede la sua forza. Aldilà delle sigle la musica che accompagna moltissime scene crea soltanto un vortice ancor più grande di inquietudine che ci fa sentire sulla nostra pelle lo stress a cui sono sottoposti i protagonisti. Qui sotto vi lascio il mio pezzo preferito che appartiene ad uno degli episodi migliori; il secondo:



Il finale è il chiudersi perfetto del cerchio e delle varie sotto trame che si erano venute a creare durante la storia; giungendo poi all'inevitabile morale che l'essere umano tenderà sempre a ripetere gli stessi errori (la storia l'ha già dimostrato molte volte, eppure le guerre sono ancora lì). Il peluche "coccoloso" (ma anche inquietante quando prende vita) che accompagna la prima vittima rappresenta l'infanzia, quindi quella parte delle vita in cui non bisogna preoccuparsi di nulla e si è senza pensieri, mentre Shonen Bat rappresenta la fase adulta, cioè quella parte della vita in cui le responsabilità gravano su di te ed è necessario comportarsi in un certo modo.
Tra le varie scene (in particolare nelle ultime sequenze) si può notare una critica molto severa fatta al mondo dell'evasione di cui lo stesso Kon fa parte, visto che crea manga e animazione in generale. Ma anche negli episodi precedenti è facile che la finzione e la realtà si confondano. Un'altro episodio particolare è quello dedicato al suicidio, che tratta un'argomento molto delicato (e sentito in Giappone) nel modo più grottesco possibile. 
Si rimane letteralmente incollati allo schermo finché non si è scoperto l'arcano, perché il regista sa trovare delle spiegazioni a cui lo spettatore non potrebbe mai lontanamente arrivare da solo. Altra nota positiva: dura poco. Sono solo 13 puntate. Ecco perché è facile divorarla.
E' perfetto in ogni suo piccolo punto e curato in ogni minimo dettaglio. In più è anche reperibile doppiata in italiano, segno che la serie non è passata inosservata in Italia. Peccato non averla vista prima, davvero non mi spiego perché non ne avessi mai sentito parlare.

giovedì 22 gennaio 2015

Shirley Jackson

Voglio parlarvi di Shirley Jackson e delle sue opere. E' stata sia scrittrice che giornalista e ha vissuto fino al 1965, non proprio una scrittrice contemporanea quindi. Eppure ha ispirato tantissimi colleghi maschi del settore, come per esempio (il nome che più volevo sottolineare) Neil Gaiman. Il suo genere è perlopiù un intrinseco di horror (aggiungerei psicologico e zeppo d'inquietudine) quasi gotico, visto che le costruzioni (case nello specifico) sono basilari per costruire l'arco narrativo. Almeno la regola è applicabile nella maggioranza dei suoi scritti poiché si è dedicata anche alla letteratura per bambini. Questa autrice mi ha ricordato Virginia Andrews ma con meno intrecci drammatici famigliari. Come la Jackson anche la Andrews tende ad essere gotica, a tratti claustrofobica con i suoi personaggi che si ritrovano ad essere prigionieri delle loro grandissime e maledette case. Un'esempio potrebbero essere le due sorelle di Abbiamo sempre vissuto nel castello, nel libro questo attaccamento all'abitazione senza uscirne mai diventa quasi fastidioso, oltre al fatto di essere moralmente poco sano. Le due autrici sono anche poco lontane negli anni, la Jackson scrive per l'ultima volta nel 1966 (si tratta di un'opera rivolta ai bambini; Famous Sally). Mentre la Andrews pubblica il suo primo romanzo nel 1972; chiamasi L'angelo della notte.
La Jackson è conosciuta principalmente per il racconto La lotteria che venne pubblicato nel 1948 su The New Yorker e destò scalpore. Arrivarono tantissime lettere di lettori che chiedevano spiegazioni all'autrice. In pratica lei voleva far risaltare la violenza inutile e l'inumanità che già esistono nel quotidiano attraverso un rito macabro (considerato normalissimo dai protagonisti). Secondo me c'è qualche riferimento alla religione, come il fatto di far qualcosa per un bene superiore anche se poi non è accertabile che questo cosiddetto bene si compia. Comunque la Jackson non ne ha parlato in questi termini quindi è solo un'innocente teoria. Pensate (tanto per dimostrare quanto sia stata intelligente la serie a suo tempo) ne I Simpsons c'è un chiaro riferimento a questo racconto.
La Jackson fu molto criticata ma penso che non fosse a causa di ciò che scriveva (se fosse stato un uomo tutti gli avrebbero dato del genio) ma bensì appunto del maschilismo dilagante che tuttora ruota attorno alla figura della donna che scrive. Sono molto soddisfatta di aver letto i libri di questa importante scrittrice che fu (ma che come vedete fa discutere tutt'ora).

Andrò in ordine cronologico, molti romanzi della Jackson sono ancora inediti in Italia, ma la maggioranza sono editi dall'Adelphi ed esistono anche in diverse versioni.

LA LOTTERIA (1948)


Nell'edizione che ho letto non c'era solo questo racconto ma anche: Lo sposo, Colloquio e Il fantoccio. Inutile dire che La lotteria è il mio preferito, ne ho parlato anche nell'introduzione, ecco perché non dirò niente di nuovo. Ho già fatto le mie teorie. E' un libricino piccolino e si legge molto velocemente. Come sempre ammetto di essere fortunata ad avere a disposizione una biblioteca così ben fornita.

LIZZIE (1954) anche conosciuto come The Bird's Nest



Trama: Opera della maestra del thriller nero, venerata da Stephen King, Lizzie è il primo grande romanzo delle personalità multiple. La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e a­nonimi di una «vera gentildonna» della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male possibile». Sotto un'ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personali­­tà sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l'amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, «maschera crudele e deforme» che vorrebbe fagocita­re e distruggere – con il suo «sorriso laido e grossolano» e i suoi modi sadici, insolenti e volgari – le altre due.
È solo l'inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l'identità e la realtà.

Lizzie invece è stato pubblicato di recente in Italia. Questo mi fa ben pensare, probabilmente l'Adelphi tirerà fuori altri titoli della Jackson. Non ho adorato particolarmente questo libro, a causa proprio del carattere della protagonista che dopo la "frammentazione" tende ad essere molto logorroica e pesante per la lettura. E d'altronde anche gli altri personaggi non scherzano e non si spostano dalla solita routine, la zia Morgen tira sempre in ballo la sorella. Quello un pochetto più lucido sembra essere il dottor Wrong. E' stata una lettura davvero ardua da terminare. Certo esamina in modo egregio le diverse personalità di Elizabeth e non si può ridire nulla sullo stile ma il contenuto mostra più che altro tanta confusione, che arriva al lettore come una botta in testa. Detto questo, nel finale ho apprezzato moltissimo il riferimento a La lotteria che si ritrova spesso anche negli altri scritti della Jackson.

L'INCUBO DI HILL HOUSE (1959)



« Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola. »

Trama: Protagonista del romanzo è Eleanor Vance, una ragazza che da bambina è stata protagonista di un fenomeno di poltergeist, e che per questo è stata chiamata da un certo professor Montague - un antropologo interessato ai fenomeni paranormali - a trascorrere l'estate a Hill House, una casa che si suppone infestata. Montague pensa infatti che la presenza di alcuni sensitivi possa catalizzare meglio le presenze soprannaturali della casa, e per questo ha convocato diverse persone protagoniste a vario titolo di eventi paranormali: all'appuntamento, tuttavia, si presentano solo Eleanor, e una ragazza spregiudicata e anticonformista - Theodora, un'artista di cui la Jackson suggerisce tra le righe un orientamento omosessuale - che ha manifestato poteri ESP. Completa il quartetto Luke Sanderson, ultimo erede dei proprietari di Hill House, un giovanotto spensierato e attraente che ha il compito di vigilare sulla proprietà.

Questo sembra essere il romanzo più celebre della Jackson, anche perché introduce una struttura narrativa che rimarrà ben cara ai film horror che tutt'ora escono in sala. Da questo libro è stato tratto un film (anch'esso un classico del genere) che si chiama Gli Invasati. Il film è leggermente diverso dal libro, la componente da apprezzare è che l'omosessualità di Theo non viene per nulla "coperta". Il finale lascia spazio a tantissime teorie, anche se sono portata a pensare che quella più assurda sia la migliore. E' un libro estremamente raffinato e pieno di messaggi tra le righe che accrescono la pesantezza psicologica subita dai personaggi, in particolare da Eleanor che da come viene rappresentata dà l'idea di essere il "componente debole" del gruppo. Ho adorato questa lettura e la affianco sicuramente ad Abbiamo sempre vissuto nel castello, se non altro per il ruolo agli antipodi che hanno le case. 

ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO (1962)


Trama: «A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce»: con questa dedica si apre L’incendiaria di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i «brividi silenziosi e cumulativi» che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker – abbiamo provato leggendo La lotteria. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

Di questo libro esiste anche un'altra edizione dal titolo Così dolce, così innocente della Mondadori datata 1989. Anche in questo libro ho ritrovato la cattiveria dei villeggianti come in La lotteria. Anche qui i commenti acidi e gli insulti sono quasi un rito per ogni cittadino che si definisca tale, in realtà risultano essere loro i veri cattivi della situazione rispetto alle due sorelle (anche se non sono sante). La Jackson ci fa credere che l'arrivo del cugino possa arrivare a cambiare il carattere delle due, ma in realtà accade tutta un'altra cosa. Non c'è una vera e propria svolta semmai vengono soltanto scosse a tirare fuori il loro vero io, che si era ben percepito dal loro passato, che ci viene narrato a tratti e non in modo attendibile. Non si capisce se sia realtà o finzione. Poi la casa nella quale vivono qui interpreta il ruolo del rifugio mentre in L'incubo di Hill House la casa teneva prigionieri i protagonisti. Viene descritta in ogni suo particolare, Mary Katherine non tralascia certo i dettagli nella sua continua esplorazione della casa. Ho adorato il romanzo nella sua staticità (per quanto riguarda la routine ripetuta per sei anni dai protagonisti) perché si percepisce continuamente un'ombra di inquietudine e di disagio che le protagoniste tendono ipocritamente a voler coprire. Vogliono lavare via ciò che è successo, ma la cittadina non aiuterà certo le ragazze in questa impresa. Davvero raggelante il finale. Mi chiedo perché esistano solo trasposizioni teatrali di questa opera, vorrei proprio vedere un film basato su questo soggetto.

Esistono molti altri romanzi della Jackson ma non sono ancora disponibili in italiano, per rifarvi gli occhi vi lascio qui sotto alcune copertine originali (The Bird's Nest è sempre Lizzie).

martedì 20 gennaio 2015

Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)


Trama: Un attore, conosciuto per aver interpretato un famoso supereroe, lotta per portare in scena uno spettacolo a Broadway in New York. Nei giorni che precedono la prima, l'attore combatte il suo ego e cerca di conciliare la sua famiglia, la sua carriera e se stesso.

Hype alle stelle per questo film che ha riscosso notevoli consensi a Venezia. Mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso, in realtà il film è più che altro un susseguirsi di dialoghi mentre nella mia testa pensavo che il protagonista ad un certo punto avrebbe letteralmente spiccato il volo. Il sottotitolo che ho voluto mettere nel titolo del post a tutti i costi è un sunto perfetto della storia; l'inaspettata virtù dell'ignoranza che quando arriverà in sala in Italia il 5 febbraio diventerà l'imprevedibile virtù dell'ignoranza. Per dovere di cronaca è giusto dire che il film è tratto da un racconto di Raymond Chandler. Mi sono piaciuti tantissimo i movimenti di camera, lo so che mi piace vincere facile perché dietro all'obiettivo c'è Alejandro González Iñárritu un regista che ha già dimostrato di saperci fare con film come Amores Perros o 21 grammi giusto per dire quelli che mi vengono in mente (Babel per me fu un esperienza horror, dopo aver visto le grazie di Rinko Kikuchi decisi che non avrei mai saltato una ceretta, tutt'ora quella scena mi terrorizza). Lui segue i personaggi praticamente (non taglia quasi mai, è come se stessimo camminando dietro al personaggio ed entrassimo nel bar insieme a lui), rivelando, dietro le quinte, tutti i vari intrecci e le discussioni che li legano. E gli piace soffermarsi anche sui corridoi. Non ho trovato niente di particolare nella fotografia, è abbastanza comune. La colonna sonora è più o meno sempre la stessa e dà un ritmo alla frenesia dei personaggi che si muovono quasi sempre vicini a qualcuno che casualmente suona su quella strada. Ma forse è il caso di parlare del contenuto. Edward Norton (che interpreta Mike) riesce nel suo tentativo di risultare davvero insopportabile, buttandosi nel ruolo di diva mentre invece Riggan continua a cercare di imporsi come vero protagonista del progetto. Lo spettacolo teatrale è basato sul libro Di cosa parliamo quando parliamo d'amore di Carver; giusto un appunto se vi interessa, anche perché Riggan dichiara addirittura che sia stato lo scrittore ad averlo convinto a diventare un attore da ragazzo. Ovviamente Mike smonta tutta la sua felicità nel fare questa dichiarazione dopo avergli fatto notare che il biglietto su cui gli ha scritto il complimento è il tipico tovagliolino che si trova sotto un bicchiere di vodka, in pratica gli fa notare che probabilmente l'autore era ubriaco quindi chissà che idea si era fatto delle doti attoriali di Riggan. Noi comunque continuiamo a vagare tra questi personaggi, e anche il protagonista del film sa essere pesante, visto che più o meno sbatte la testa sempre sullo stesso argomento; è depresso perché non è più una celebrità. Vi ricorda qualcuno? Intanto Birdman che ho visto come un alter ego (una rappresentazione dei bei tempi andati) interpreta il ruolo della coscienza e gli suggerisce di tornare alle luci della ribalta con un bel costume piuttosto che con un noiosissimo spettacolo teatrale per di più filosofico. 
Sullo sfondo del film si muove velocissima e fugace questa enorme presa in giro ai film sui supereroi, all'inizio assistiamo ad uno scambio di battute nelle quali nessun attore sembra essere disponibile per la parte perché è già sul set di qualche cinecomic, da lì l'esclamazione (non letterale) "tutti gli attori hanno un fottuto costume addosso". E' interessante questo pezzo perché già da lì si percepisce la vena comica della pellicola, che prende saggiamente in giro i blockbuster che incassano un sacco di soldi mentre un progetto come quello di Riggan non potrebbe arrivare a quei guadagni, per farlo al massimo dovrebbe diventare virale. Anche il virale appare come una facciata del film, ed il protagonista prende in giro la tendenza credendosi superiore in una discussione molto animata con la figlia. E' un attore che vuole fare arte ma tutti gli remano contro. 



Poi c'è un altra scena bellissima sempre sulla presa in giro di cui parlavo prima; quando lui vola finalmente sopra tutti, facendo partire la musica giusta da cinecomic al momento giusto e ci infila anche un po' d'azione. E Birdman gli dice che la gente vuole quello: azione, sangue, eroi ecc. e non certo uno stupido spettacolino a cui andranno solo dei vecchiacci che stanno già pensando a cosa mangiare per cena (questo è un altro riferimento alla discussione con la figlia di cui dicevo prima). Questi dialoghi svelano una realtà purtroppo vera; alla gente non interessa l'arte, vogliono soltanto l'azione, ecco anche perché questo film è geniale, vuole denunciare un fatto al pubblico ma allo stesso tempo gioca con due perimetri diversi; quello del film d'autore e quello del film mainstream. E non è assolutamente un film mainstream, infatti punta a far riflettere su vari punti dell'industria dell'intrattenimento con i quali tutti noi dobbiamo confrontarci prima o poi. Ci sono altri due personaggi rilevanti; la figlia, che assomiglia molto al padre, anche lei come lui è egoista ma cerca di comunicare con lui più volte volendogli passare il messaggio molto saggio che il successo non esiste e che è solo un illusione, una stella fugace che si spegne in fretta. Ancor di più ora, che la gente dimentica con una facilità assoluta ed appena visto un film sono già alla ricerca del prossimo fenomeno virale. Perché importa solo questo: far parlare di sé. Il come non interessa. L'altro personaggio che rappresenta bene un epoca è la critica teatrale, innanzitutto gli attori si approcciano a lei nello stesso modo dicendole che il suo lavoro non vale nulla perché lei giudica senza creare. E non trovo che questa affermazione sia del tutto veritiera. Non saprei che pensare, ormai siamo tutti in grado di esprimere le nostre opinioni, potrebbe essere sia un bene che un male. Lo sto facendo anche io adesso anche se su un film e non certo su un fatto di cronaca morboso. Ma sì anch'io nel mio piccolo sto usando degli aggettivi banali (proprio come quelli della figura critica di questo film) per esprimere a parole più o meno comprensibili quello che ho visto. Ma la figura critica fa di peggio, lei gioca sul pregiudizio, odia chi non si è fatto da solo, chi ostacola la vera arte e perciò ha già in mente di distruggere lo spettacolo con una recensione negativa. Ma il finale dimostra che tutto può cambiare, che anche se lo spettacolo sembrava in rotta di collisione per la sera della prima il nostro protagonista non si perde d'animo e ricorre ad un gesto estremo che non è una sorpresa, mi aspettavo una mossa del genere. Quello che non mi aspettavo era il "secondo finale", davvero che tocco di classe e sopratutto sono soddisfatta del fatto che coinvolga anche la figlia che seppur con i suoi difetti ha dimostrato al padre di capire molto meglio di lui come stare al mondo. Semplicemente fregandosene degli altri. Ma il padre non ascolta e fa di testa sua. Sbaglia, non sbaglia? Sta a voi deciderlo. 
Penso che meriti davvero la visione perché va ad interpretazione, i dialoghi sono intelligenti e perché le inquadrature si ripetono, poiché il protagonista sembra essere rimasto incastrato nel suo progetto che lui definisce incubo (visto che parte già male). La maggioranza dei personaggi può risultare snervate e logorroica, ma la gente reale è così, sempre vicina ad un crollo di nervi, sopratutto in vista di un importante spettacolo. Ci vorrebbero molti più punti di vista d'autore sul mondo dei supereroi (tranquilli questo non è autoriale) e non al cinema. Birdman sembra essere un supereroe che appartiene ad Hanna & Barbera, creato da Alex Toth (non è della Marvel, forse anche in questo il film riesce a trionfare). Per più informazioni sulle sue origini leggete qui. E' o non è un film "supereroistico"? Sì e no.
In conclusione, questo sì che è un film intelligente.

sabato 10 gennaio 2015

#FumettiSpicci: Seconds


Titolo: Seconds
Autore: Bryan Lee O'Malley
Anno: 2014
Editore: Rizzoli Lizard
Costo: 17 euro (14,45 euro su Amazon, usato a 8,50 euro su Libraccio)

Trama: Katie fa la chef: da qualche anno dirige la cucina di un ristorantino chiamato Seconds, ma lavora duro per aprire un locale tutto suo in un vecchio edificio lungo il fiume, nel quale ripone tutte le proprie speranze di successo. Tra lo stress, le preoccupazioni, la mancanza di soldi e un ex fidanzato che le ha spezzato il cuore, la sua non sembra proprio essere la vita che ha sempre sognato: ha 29 anni e la sensazione di non avere più il controllo su niente. Ma grazie all’incontro sovrannaturale con il curioso “spirito della casa” di Seconds Katie scopre un modo inaspettato di “correggere” il passato e rimediare ai propri errori. Una scappatoia fin troppo facile, che metterà a rischio la sua stessa esistenza e quella di tutto il mondo da lei conosciuto.

Ho sentito parlare di questo fumetto (graphic novel è una sotto categoria dei fumetti, ribadiamolo un'altra volta) nel blog di Yue (e se ancora non lo seguite cliccate sul nome che vi si aprirà un mondo). Non ne aveva parlato proprio benissimo, quindi non ero interessata ad acquistarlo. Però me lo sono vista apparire in biblioteca e quindi oltre a ricordarmi di avere a disposizione una biblioteca "ganzissima" ho deciso di leggerlo. E devo dire che mi è piaciuto tantissimo. Innanzitutto i personaggi femminili risultano addirittura più approfonditi di quelli maschili, anche se sapevo bene che l'autore li avrebbe valorizzati visto che ha creato Ramona Flowers; uno dei personaggi migliori di Scott Pilgrim e se non avete visto la trasposizione cinematografica rimediate subito. Si parla anche di spiriti della casa, quindi anche il mio feticcio per le case (in questo caso ristoranti) è stato soddisfatto. Ammetto che la protagonista è un po' lenta ad arrivarci e il lettore percepirà subito l'esagerazione nel cambiare così tanti fatti della propria vita. I disegni sono bellissimi: coloratissimi e anch'essi come la storia esagerati (in senso buono). Infatti ci ho messo molto tempo a leggerlo perché mi incantavo su molte tavole. Volendo la storia ha una sua morale, è piccola e sembra quasi insignificante ma c'è: imparare ogni tanto ad accontentarci della nostra vita. Tra l'altro Katie ha sempre avuto davanti a sé la risposta giusta ma non l'ha mai notata (un po' come nella serie Fargo con quel benedetto poster che è sempre stato sotto gli occhi del protagonista. Sul giusto o sbagliato si può discutere). Poi a livello di atmosfere si cade nella confusione più totale; è un'esplosione di stati d'animo. Quindi la confusione c'è e tanta ma al contrario di ciò che si potrebbe pensare non rovina la storia. Secondo me non è memorabile, non è un capolavoro ma una piccola perla da tenere in considerazione.

Come non amare Hazel?

venerdì 9 gennaio 2015

Premio "My cup of Tea" 2014


Di solito non partecipo a queste cosine. Ma questa mi sembrava una bella iniziativa perché non si premiano le opere più belle (quindi le cosiddette classifiche che io faccio molta fatica a creare, e mi rompono anche un po') ma bensì quelle a cui non davamo un soldo di cacio ed invece hanno saputo sorprenderci. Ho aggiunto alcune categorie rispetto al post originale dal blog di Yue che potete leggere qui. E trascrivo di seguito l'introduzione.

"Ed eccoci arrivati alla seconda edizione del premio "My Cup of Tea". Questo premio è nato un anno fa, con lo scopo di celebrare non l'opera più bella del 2014 (troppo facile) ma piuttosto, quella che più vi ha sorpreso, contro ogni aspettativa

Invito caldamente tutti i miei amici blogger a partecipare, assegnando i loro personali My Cup of Tea.  Basta riportare a inizio post il bannerino con la tazzina, e citare l'opera  vincitrice con un breve  (o lungo!) commento sul perché è stata scelta. Quest'anno non ci sono limitazioni : il premio può essere assegnato ad un fumetto, ad un libro, ad un film (o telefilm), sia editi/distribuiti che inediti in lingua italiana. Insomma, potete tranquillamente sbizzarrirvi!".

Vi invito quindi a partecipare anche io!

IL FUMETTO


Per questa categoria ho scelto Compagni di classe di Nakamura Asumiko. In realtà il manga non è proprio del 2014 ma è uscito l'anno scorso in Italia quindi mi sono presa qualche libertà. Il volume unico fa parte di una specie di "saga" che finisce appunto con Occupation to Beloved che si è concluso pochissimo tempo fa. Dell'opera qui ne ho già parlato però mi ha sorpresa per la sua poesia e delicatezza nel trattare l'argomento, che sono particolarità difficili da trovare nei yaoi. I disegni sono meravigliosi e nessun personaggio fa la "macchietta" della situazione. Si percepisce che sono persone vere con tanti problemi (per esempio attacchi di panico e in un yaoi temi del genere non ne ho mai visti, purtroppo). La Asumiko ha dimostrato anche di saper passare dai temi soft a storie decisamente più intricate e dure, come Coponicus no Kokyuu e The Inheritance of Aroma sapendo dare un tratto psicologico/poetico anche ad uno dei generi più sottovalutati nel mondo dei manga; il yaoi. Il suo tratto è unico. Compagni di classe non cade in facili luoghi comuni e anche per questo l'ho adorato.

IL LIBRO


Scelgo Il baco da seta di Roberth Galbraith (J.K. Rowling in realtà). Il libro è il seguito de Il richiamo del cuculo. Il primo mi era piaciuto molto ma per questo seguito mi aspettavo un copia incolla. Invece anche questo capitolo della saga mi ha intrattenuta e divertita. Sopratutto a causa delle atmosfere londinesi. Non sarà la sorpresa di quest'anno, ma è un guilty pleasure efficace. La verità è che nel 2014 ho letto pochi libri del 2014. E con tutta probabilità succederà lo stesso anche nel 2015.

IL FILM D'ANIMAZIONE


Anche qui ho vacillato e volevo scegliere La storia della principessa splendente. Ma non sarei stata del tutto sincera e quindi il mio premio va a Il giardino delle parole di Makoto Shinkai. Il film è uscito in Giappone nel 2013 ma qui in Italia è stato distribuito nel 2014 (ed è uscito anche lo splendido DVD). Del film ne ho già parlato e l'ho considerato un vero capolavoro. All'inizio l'ho sottovalutato forse a causa della trama ma dopo la visione mi sono dovuta giustamente rimangiare tutto. Questo film mi ha introdotta anche verso le opere di Shinkai, infatti qui gli avevo dedicato un post tutto suo con qualche considerazione a 360° su tutto ciò in cui ha messo le mani.

LA SERIE ANIME

Di anime nell'anno appena concluso ne ho visti molti. Ma moltissimi non erano del 2014. La vera sorpresa è stato Zankyou No Terror di Watanabe (nello stesso anno è uscito Space Dandy che non ho ancora finito di vedere quindi non mi sembrava giusto inserirlo). Partivo piena di pregiudizi principalmente per le recensioni negative in rete. Ed invece durante l'estate ha saputo intrattenere senza risultare del tutto banale o vuoto. Il vero capolavoro dell'anime non è tanto la storia in sé che in molte puntate si perde ma semmai la colonna sonora. Ogni nome di ogni canzone è islandese, come la bellissima Von (significa speranza) cantata appunto in islandese o il pezzo al piano Walt. Per non parlare di Is di Pop etc. in una delle scene che ho apprezzato di più: i due protagonisti sulla motocicletta che ridono mentre parlano di far esplodere il mondo. La sigla di chiusura e l'opening poi sono un'altra nota positiva nella colonna sonora. Sotto vi lascio tutte le canzoni.


IL FILM


Vorrei premiare The Babadook. Innanzitutto perché è uno splendido film horror/thriller. Ho adorato le atmosfere e la storia. Oltre alla splendida interpretazione della madre e poi anche perché è un horror tutto al femminile di una regista australiana. E per me più donne ci sono nel mondo del cinema meglio è. E' stata una sorpresa perché mi aspettavo il solito filmetto brutto che non inquieta neanche un pochino. Ed invece il lato psicologico e psicopatico c'è, eccome se c'è. Ed era esattamente la visione che cercavo in quel momento. 

LA SERIE TV


Avrei detto Faking It (solo la prima stagione, che nella seconda Karma è insopportabile) così a caldo, per il mio amore per Rita Volk e per le tematiche nuovissime e inedite che porta nel mondo dei giovincelli. Però forse risulto troppo banale e ne ho già parlato, quindi scelgo Mozart in the jungle, avevo visto la prima puntata in estate, poiché Amazon aveva tirato fuori vari pilot e da lì si sarebbe deciso quale serie avrebbe continuato. Il pilot non mi aveva detto granché ed invece vedendo gli altri episodi usciti a gennaio devo ammettere che sono stata catturata dalla figura di Rodrigo. Nel cast c'è anche Malcolm McDowell giusto per non farci mancare nulla. La serie dovrebbe essere un connubio tra: musica classica, droga e sesso. Ma invece dopo il primo episodio questa tripletta va pian piano scemando. E devo dire che a me va benissimo così. 

LA SERIE TV D'ANIMAZIONE


Quest'anno, sono arrivata in ritardo lo so, ho scoperto seriamente Adventure Time. Prima ne avevo visto qualche puntata ma non mi piaceva. Invece ad una seconda occhiata più attenta sono diventata una super fan, ho riempito la casa di fumetti, omini e DVD perché mi ha letteralmente catturata. La serie non è nata nel 2014 ma va avanti tutt'ora e la seguo in inglese, che oltre a far più figo si ride di più con le stranissime pronunce di Lemongrab. 
(Nel 2014 oltre ad aver scoperto Adventure Time, grazie a quest'ultimo ho visto Over The Garden Wall e Bee and Puppycat che ci azzeccano molto, io vi dico solo i nomi eh).

Se anche voi partecipate a questa iniziativa citate Yue e lasciatemi un commentino qui sotto con il link che sono curiosa di sapere quello che vi ha sorpreso nel 2014!

mercoledì 7 gennaio 2015

Sorrento e dintorni

Non ho visitato solo Sorrento ma anche: Pompei, Amalfi, Capri e Napoli. Più alcune coste limitrofe piccolissime di cui mi sfugge il nome.



















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