giovedì 16 luglio 2015

Cinema: Pontypool


"Sydney Briar is alive."

Pontypool è un film canadese del 2008 di cui ho scoperto l'esistenza grazie al carissimo blog Il buio in sala (che voi tutti dovreste già seguire). Mi è stato consigliato di vederlo con i sottotitoli perché le parole in questo film contano tantissimo, esse sono il film. 
Così l'ho trovato con i sottotitoli. Mi sono accorta però che la traduzione non era proprio fedelissima. Quindi meno male che mastico bene l'inglese ed ho potuto comprendere appieno il significato delle parole.

Il film prende il nome dalla cittadina in cui è ambientato, ovvero Pontypool. Indovinate? Anch'essa si trova in Canada, fate santi questi canadesi, uno in particolare. Già il nome promette grandi misteri da svelare. Un po' come Twin Peaks, il nome faceva pensare a qualcosa di inquietante e a dei castori. 
Avete notato che grazie a Pontypool ho cominciato ad analizzare bene il suono delle parole? No? Ok ve l'ho detto io.
Comunque noi seguiamo la vicenda tramite il punto di vista dello speaker Grant Mazzy. E ci rendiamo presto conto che non c'era lavoro peggiore da svolgere durante l'epidemia che si abbatterà sul paesello. Già dal primo mattino Grant aveva assistito ad un evento strano: una signora ripeteva all'infinito una frase fuori dalla sua auto. Grant non ci aveva fatto granché caso ma appena arrivato nella sede della radio è costretto a rendersene conto. Fioccano le prime chiamate, il virus si è già diffuso. Non sappiamo ancora tramite quali vie viaggi anche se il titolo italiano in questo è "farlocco". Il sottotitolo difatti è Zitto... o muori
Si sa in Italia non si ama particolarmente la suspense o il mistero, vogliamo già sapere tutto dal titolo. C'è scritto anche sul poster originale, non è il più grande spoiler che possiate ricevere in ogni caso.
Comunque le persone infette si trasformano in assassini e cercano una vittima. Grant e le sue due assistenti cercano di dare un senso alla cosa e di informare la popolazione. Ciò di cui non si rendono conto è che la radio è il mezzo peggiore e migliore tramite cui fermare la catastrofe.

Attenti al gatto Honey.

La voce di Grant mi ha ricordato a tratti quella del conduttore del programma radiofonico fittizio Welcome to Night Vale di cui avevo ascoltato qualche puntata. Per intenderci è un fenomeno virale che spopola da qualche tempo, il misterioso conduttore dello show parla sempre in vece di una cittadina, esattamente come in Pontypool ma senza apocalissi di sorta.
Si vocifera che il film sia qualche spanna in su rispetto al libro a cui si ispira. Infatti il regista ha scelto di ispirarsi al romanzo e non di rifarlo a piè pari, forse questa è una delle prime trovate geniali di McDonald, ma non posso dirlo con certezza visto che il libro non l'ho letto (spero in una traduzione italiana o in una follia da compiere su Amazon).
Innanzitutto ripeto la domandona che vi dovrete porre durante la visione "quanto sono importanti le parole? Che effetto hanno sugli altri?". Non so voi ma io ho visto l'epidemia come un'enorme metafora di quello che ci facciamo noi con le parole. Principalmente cerchiamo una vittima e utilizziamo le parole per ferire qualcuno. Non è poi così diverso da quello che accade in questo film vero?
E ci sarebbe da fare un discorso a parte sul magico mondo dell'internet e sul cyber bullismo. Quanto siamo grossi dietro uno schermo mi vien da dire.

Ma ritorniamo a Pontypool, oltre al significato delicatissimo (la metafora mi ricorda un'altro film di cui si è discusso ovvero It Follows) bisogna tenere in conto che è quasi tutto ambientato dentro la sede radiofonica e riuscire a tenere incollato lo spettatore allo schermo (o semplicemente farlo stare in ansia) non è impresa facile se gli vengono proposti sempre i soliti ambienti. Ed invece l'ambientazione ripetitiva è la parte forte del film, noi possiamo solo immaginare quello che sta accadendo là fuori grazie alle varie voci che passano in diretta. Un po' come leggere un libro. L'immaginazione è molto meglio di una cinepresa.
Bruce McDonald se n'è accorto ed ha sfruttato al massimo le potenzialità del soggetto di Tony Burgess
Altro scacco matto è il cast sormontato da un'ottimo quanto sconosciuto (almeno a me, perché ha fatto anche tanti film che ho visto) Stephen McHattie, mentre lei Lisa Houle è la versione adulta di Blake Lively con un colore di capelli più scuro, anzi scurissimo.
Il finale è prevedibile fino ad un certo punto. Lasciate scorrere i titoli di cosa e godetevi la sorpresa di quegli ultimi secondi. Mi sembrava di star guardando un film diverso, il regista ha cambiato totalmente registro. 
La soluzione del problema generale mi ha fatta abbastanza sorridere mentre le sorti del virus virale lasciano spazio pure ad un sequel, spero soltanto costruito nella mia testa perché il film è perfetto così: la tensione è mantenuta al massimo e l'ansia è basilare perché piaccia.
Ripeto il prezioso consiglio di Caden: procuratevi assolutamente dei sottotitoli decenti, io per esempio l'ho visto qui.
Il fatto più inquietante è che il film seppur doppiato sia passato così in sordina nel bel paese, non ha fatto proprio nessun rumore per avvisarci della sua presenza.
Blocco qui le comunicazioni che altrimenti rischio di cominciare a ripetermi ed a parlare solo in inglese.
Ricordate: Pontypool... Pontypool... Pontypool.

2 commenti:

  1. Già la locandina è molto inquietante. Che dire, se è piaciuto a te e a Il buio in sala credo dovrò recuperarlo obbligatoriamente :)

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