domenica 22 febbraio 2015

L'amica geniale: la potenza di Elena Ferrante



“Tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine.” 

E' difficile che mentre giravate nelle librerie non vi foste accorti di alcune copertine molto semplici in cui regna principalmente il bianco e che recano il nome di Elena Ferrante. Si tratta dei quattro libri de L'amica geniale. La mia curiosità verso la Ferrante è stata mossa per l'ennesima volta dal canale di Ilenia Zodiaco, una ragazza che prima di tutto ha ottimi gusti e dopo sa benissimo come far incuriosire un lettore. Ero ritrosa a cominciare l'impresa, perché si tratta di quattro volumi, più o meno un complesso di 2000 pagine, insomma un impegno non indifferente. Invece il primo volume l'ho divorato e così sono arrivata al secondo, e nel tempo in cui mi accorgevo di quello che stavo facendo ero già tra le pagine del terzo... La scrittura della Ferrante è magnetica, ti sembra di essere proprio lì assieme alle due ragazze. Riesci quasi a sentire i suoni e gli odori del rione napoletano. Lila è l'amica geniale del titolo, possiede un'intelligenza superiore, comincia ad imparare a leggere e scrivere da sola e da lì è tutto un crescendo. Il suo carattere è forte e anche l'amica del cuore Elena (chiamata Lenù esclusivamente da Lila) non si fa problemi a definire la sua intelligenza cattiva. Perché in un certo senso è così: è come se qualcosa la corrodesse dentro, come se lei non fosse di questo mondo e forse è proprio quest'elemento ad attrarre principalmente Elena che sopratutto nel primo volume vorrà seguirne le orme a tutti i costi per non essere seconda a lei in nulla. Anche se lei ha le possibilità per continuare a studiare mentre la vita di Lila prende una piega inaspettata (ma forse neanche tanto considerando l'epoca e la mentalità del tempo) che sarà facile intuire guardando la copertina. E quando Lila pensa di aver fregato tutti invece dovrà ricevere un'altro duro colpo...
Il loro rapporto è di amore-odio, ma mai un'amicizia femminile è stata così ben descritta. E' vera, nessun particolare viene "romanzato" o filtrato. Elena all'inizio è quasi ossessionata da Lila.
Lila in più racconta ad Elena di avere avuto delle "crisi" (se così si possono definire) in cui perdeva contatto con la realtà e tutto le appariva rozzo, faceva fatica a riconoscere il fratello, l'assaliva l'angoscia e si ritrovava come paralizzata. Queste crisi si presenteranno spesso nella storia e non faranno altro che far accrescere ancora di più il fascino magnetico e misterioso di Lila. Anche se nel secondo volume si mostra anche cattiva senza alcuna pietà, sopratutto nei confronti di Elena e quindi da lì ho cominciato a riconsiderare il suo personaggio, in fondo non esiste una persona senza macchia vero?
Sicuramente non si tratta di una lettura soft, la stessa Elena che narra la sua vita con Lila dal futuro descrive la sua infanzia come estremamente violenta, e non comparabile con il presente. Due episodi la colpiranno in modo indelebile: innanzitutto la pazzia d'amore di Melina verso il poeta sposato (Donato Sarratore) che la prese come amante e poi l'abbandonò. Una vicenda che ha alimentato le voci del quartiere e sulla quale Elena ama fantasticare, e già da piccola si costruisce inconsapevolmente una sua visione sull'amore. E non è difficile capire che cosa ne pensi la Ferrante dell'amore visto che un suo romanzo si chiama per l'appunto L'amore molesto ed oltretutto in questo libro non troverete vie di mezzo, non ci sono censure, è tutto raccontato nel modo più trasparente possibile. La seconda cosa che alimenta le fantasie di Elena è l'omicidio di don Achille, un personaggio del rione su cui si è costruita una sua opinione, anche se non credo che sia stato tanto l'episodio a colpirla in sé ma il fatto che il ricordo del fatto vivesse attraverso il figlio. E' un po' come se questi due ricordi non potessero essere dimenticati, perché tornano spesso nella narrazione, anche se vengono solo accennati riportano la mente delle protagoniste indietro nel tempo. Elena è succube del fascino di Lila solo nel primo volume, già nel secondo volume vuole imporsi ed acquistare una sua indipendenza. La Ferrante non calca troppo sull'indipendenza femminile ma ci saranno fasi che sarà difficile ignorare e digerire, come quando Elena afferma con rassegnazione che ai suoi tempi era così, un uomo per affermarsi, per farsi dire che era bravo, doveva picchiare la donna, proprio per dimostrare agli altri uomini il suo essere uomo. Ciò che mi viene da chiedermi è chissà cosa sarebbe successo se i due destini si fossero invertiti? E in questa mia personale domanda mi precede in realtà Elena che se lo chiede.

“La bellezza che Cerullo aveva nella testa fin da piccola non ha trovato sbocco e le è finita tutta in faccia, nel petto, nelle cosce e nel culo, posti dove passa presto ed è come se non ce l’avessi mai avuta.” 

La storia si articola nell'arco di 60 anni. Ogni volume finisce in un modo che fa restare a bocca aperta. La reazione più naturale è passare subito al capitolo successivo. La conclusione è perfetta. Poi c'è un personaggio degno di nota: Nino Sarratore. La protagonista ne è invaghita dalla più tenera età. Assomiglia per certi versi Lila. E' il classico tipo a cui non interessa nulla e che involontariamente pur odiando il padre lo ricorda, almeno per i suoi comportamenti, non si cura delle conseguenze, è impulsivo. Il ragazzo è un punto fisso nella storia, riappare nei momenti più inattesi e fa bacillare i difficili equilibri dell'amicizia tra Lila è Lenù.
Sono molto contenta anche del successo editoriale che sta ottenendo questa saga (in particolar modo negli USA), la Rai non è riuscita a rimanere indifferente e quindi preparatevi alla serie tv, io non vedo l'ora di vederla e sono molto curiosa per la scelta degli attori, secondo me potrebbe uscirci fuori qualcosa di molto interessante. Aspetto con ansia la messa in onda quindi. Un'altra particolarità della Ferrante è quella di aver voluto mantenere l'anonimato, in pratica non si è mai mostrata, ma ha dichiarato che non è necessaria la sua foto in quarta di copertina, a noi devono bastare solo (e dici poco!) i suoi libri, lei scrivendo ci sta consegnando una parte di lei. E tra l'altro non dubito che questa importante "quadrilogia" sia almeno un poco autobiografica, quindi questa sua affermazione ha ancora più valore alla luce di ciò, oltretutto la protagonista si chiama Elena e condivide un tratto molto importante con la Ferrante. Di per sé le vicende sono semplici e non hanno nulla di spettacolare, anzi affidate ad altre mani sarebbero diventate probabilmente una soap opera all'italiana, invece grazie alla forma in cui le descrive l'autrice diventa tutto interessante, anche particolari quotidiani non degni di nota.
Evviva quindi le grandi autrici e la buona letteratura! Non potrete rimanere indifferenti ad Elena Ferrante.

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