giovedì 22 gennaio 2015

Shirley Jackson

Voglio parlarvi di Shirley Jackson e delle sue opere. E' stata sia scrittrice che giornalista e ha vissuto fino al 1965, non proprio una scrittrice contemporanea quindi. Eppure ha ispirato tantissimi colleghi maschi del settore, come per esempio (il nome che più volevo sottolineare) Neil Gaiman. Il suo genere è perlopiù un intrinseco di horror (aggiungerei psicologico e zeppo d'inquietudine) quasi gotico, visto che le costruzioni (case nello specifico) sono basilari per costruire l'arco narrativo. Almeno la regola è applicabile nella maggioranza dei suoi scritti poiché si è dedicata anche alla letteratura per bambini. Questa autrice mi ha ricordato Virginia Andrews ma con meno intrecci drammatici famigliari. Come la Jackson anche la Andrews tende ad essere gotica, a tratti claustrofobica con i suoi personaggi che si ritrovano ad essere prigionieri delle loro grandissime e maledette case. Un'esempio potrebbero essere le due sorelle di Abbiamo sempre vissuto nel castello, nel libro questo attaccamento all'abitazione senza uscirne mai diventa quasi fastidioso, oltre al fatto di essere moralmente poco sano. Le due autrici sono anche poco lontane negli anni, la Jackson scrive per l'ultima volta nel 1966 (si tratta di un'opera rivolta ai bambini; Famous Sally). Mentre la Andrews pubblica il suo primo romanzo nel 1972; chiamasi L'angelo della notte.
La Jackson è conosciuta principalmente per il racconto La lotteria che venne pubblicato nel 1948 su The New Yorker e destò scalpore. Arrivarono tantissime lettere di lettori che chiedevano spiegazioni all'autrice. In pratica lei voleva far risaltare la violenza inutile e l'inumanità che già esistono nel quotidiano attraverso un rito macabro (considerato normalissimo dai protagonisti). Secondo me c'è qualche riferimento alla religione, come il fatto di far qualcosa per un bene superiore anche se poi non è accertabile che questo cosiddetto bene si compia. Comunque la Jackson non ne ha parlato in questi termini quindi è solo un'innocente teoria. Pensate (tanto per dimostrare quanto sia stata intelligente la serie a suo tempo) ne I Simpsons c'è un chiaro riferimento a questo racconto.
La Jackson fu molto criticata ma penso che non fosse a causa di ciò che scriveva (se fosse stato un uomo tutti gli avrebbero dato del genio) ma bensì appunto del maschilismo dilagante che tuttora ruota attorno alla figura della donna che scrive. Sono molto soddisfatta di aver letto i libri di questa importante scrittrice che fu (ma che come vedete fa discutere tutt'ora).

Andrò in ordine cronologico, molti romanzi della Jackson sono ancora inediti in Italia, ma la maggioranza sono editi dall'Adelphi ed esistono anche in diverse versioni.

LA LOTTERIA (1948)


Nell'edizione che ho letto non c'era solo questo racconto ma anche: Lo sposo, Colloquio e Il fantoccio. Inutile dire che La lotteria è il mio preferito, ne ho parlato anche nell'introduzione, ecco perché non dirò niente di nuovo. Ho già fatto le mie teorie. E' un libricino piccolino e si legge molto velocemente. Come sempre ammetto di essere fortunata ad avere a disposizione una biblioteca così ben fornita.

LIZZIE (1954) anche conosciuto come The Bird's Nest



Trama: Opera della maestra del thriller nero, venerata da Stephen King, Lizzie è il primo grande romanzo delle personalità multiple. La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e a­nonimi di una «vera gentildonna» della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male possibile». Sotto un'ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personali­­tà sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l'amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, «maschera crudele e deforme» che vorrebbe fagocita­re e distruggere – con il suo «sorriso laido e grossolano» e i suoi modi sadici, insolenti e volgari – le altre due.
È solo l'inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l'identità e la realtà.

Lizzie invece è stato pubblicato di recente in Italia. Questo mi fa ben pensare, probabilmente l'Adelphi tirerà fuori altri titoli della Jackson. Non ho adorato particolarmente questo libro, a causa proprio del carattere della protagonista che dopo la "frammentazione" tende ad essere molto logorroica e pesante per la lettura. E d'altronde anche gli altri personaggi non scherzano e non si spostano dalla solita routine, la zia Morgen tira sempre in ballo la sorella. Quello un pochetto più lucido sembra essere il dottor Wrong. E' stata una lettura davvero ardua da terminare. Certo esamina in modo egregio le diverse personalità di Elizabeth e non si può ridire nulla sullo stile ma il contenuto mostra più che altro tanta confusione, che arriva al lettore come una botta in testa. Detto questo, nel finale ho apprezzato moltissimo il riferimento a La lotteria che si ritrova spesso anche negli altri scritti della Jackson.

L'INCUBO DI HILL HOUSE (1959)



« Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola. »

Trama: Protagonista del romanzo è Eleanor Vance, una ragazza che da bambina è stata protagonista di un fenomeno di poltergeist, e che per questo è stata chiamata da un certo professor Montague - un antropologo interessato ai fenomeni paranormali - a trascorrere l'estate a Hill House, una casa che si suppone infestata. Montague pensa infatti che la presenza di alcuni sensitivi possa catalizzare meglio le presenze soprannaturali della casa, e per questo ha convocato diverse persone protagoniste a vario titolo di eventi paranormali: all'appuntamento, tuttavia, si presentano solo Eleanor, e una ragazza spregiudicata e anticonformista - Theodora, un'artista di cui la Jackson suggerisce tra le righe un orientamento omosessuale - che ha manifestato poteri ESP. Completa il quartetto Luke Sanderson, ultimo erede dei proprietari di Hill House, un giovanotto spensierato e attraente che ha il compito di vigilare sulla proprietà.

Questo sembra essere il romanzo più celebre della Jackson, anche perché introduce una struttura narrativa che rimarrà ben cara ai film horror che tutt'ora escono in sala. Da questo libro è stato tratto un film (anch'esso un classico del genere) che si chiama Gli Invasati. Il film è leggermente diverso dal libro, la componente da apprezzare è che l'omosessualità di Theo non viene per nulla "coperta". Il finale lascia spazio a tantissime teorie, anche se sono portata a pensare che quella più assurda sia la migliore. E' un libro estremamente raffinato e pieno di messaggi tra le righe che accrescono la pesantezza psicologica subita dai personaggi, in particolare da Eleanor che da come viene rappresentata dà l'idea di essere il "componente debole" del gruppo. Ho adorato questa lettura e la affianco sicuramente ad Abbiamo sempre vissuto nel castello, se non altro per il ruolo agli antipodi che hanno le case. 

ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO (1962)


Trama: «A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce»: con questa dedica si apre L’incendiaria di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l’Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i «brividi silenziosi e cumulativi» che – per usare le parole di un’ammiratrice, Dorothy Parker – abbiamo provato leggendo La lotteria. Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male – un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai ‘cattivi’, ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

Di questo libro esiste anche un'altra edizione dal titolo Così dolce, così innocente della Mondadori datata 1989. Anche in questo libro ho ritrovato la cattiveria dei villeggianti come in La lotteria. Anche qui i commenti acidi e gli insulti sono quasi un rito per ogni cittadino che si definisca tale, in realtà risultano essere loro i veri cattivi della situazione rispetto alle due sorelle (anche se non sono sante). La Jackson ci fa credere che l'arrivo del cugino possa arrivare a cambiare il carattere delle due, ma in realtà accade tutta un'altra cosa. Non c'è una vera e propria svolta semmai vengono soltanto scosse a tirare fuori il loro vero io, che si era ben percepito dal loro passato, che ci viene narrato a tratti e non in modo attendibile. Non si capisce se sia realtà o finzione. Poi la casa nella quale vivono qui interpreta il ruolo del rifugio mentre in L'incubo di Hill House la casa teneva prigionieri i protagonisti. Viene descritta in ogni suo particolare, Mary Katherine non tralascia certo i dettagli nella sua continua esplorazione della casa. Ho adorato il romanzo nella sua staticità (per quanto riguarda la routine ripetuta per sei anni dai protagonisti) perché si percepisce continuamente un'ombra di inquietudine e di disagio che le protagoniste tendono ipocritamente a voler coprire. Vogliono lavare via ciò che è successo, ma la cittadina non aiuterà certo le ragazze in questa impresa. Davvero raggelante il finale. Mi chiedo perché esistano solo trasposizioni teatrali di questa opera, vorrei proprio vedere un film basato su questo soggetto.

Esistono molti altri romanzi della Jackson ma non sono ancora disponibili in italiano, per rifarvi gli occhi vi lascio qui sotto alcune copertine originali (The Bird's Nest è sempre Lizzie).

6 commenti:

  1. Uh, molto molto interessante, segno tutto. ;)

    RispondiElimina
  2. L'ho sempre puntata la Jackson. Devo rimediare, prima o poi :)

    RispondiElimina
  3. Sembra un'autrice molto burtoniana.
    Visto il risultato poco esaltante di Big Eyes, spero però che non faccia un film anche su di lei. :)

    P.S. Davvero spettacolari le copertine!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È di tutt'altro pianeta anche leggendo soltanto il racconto La lotteria non la metteresti mai a quel livello. Se no c'è ancheil film Gli invasati di Robert Wise che può aiutare ad entrare nello stile della Jackson.

      Elimina