venerdì 23 gennaio 2015

Paranoia Agent


Trama: Tsukiko Sagi, la famosa disegnatrice che ha partorito la mascotte Maromi, viene aggredita con una mazza da baseball da uno squilibrato di cui la ragazza ricorda solo essere un bambino su pattini a rotelle color oro e con indosso un cappellino da baseball. Le ricerche partono immediatamente anche se il sospetto che la ragazza abbia mentito sull'accaduto viene subito avanzato da uno degli investigatori. Giorni dopo altre persone vengono però colpite da questo maniaco, che viene soprannominato Shonen Bat, ed il misterioso ragazzino diventa una sorta di leggenda metropolitana.

Che Satoshi Kon fosse un genio non era certo un mistero, ma questo anime sulla società moderna giapponese da dove salta fuori? C'è tutto e di più: alienazione, evasione, paranormale (lo dice pure il titolo), thriller ecc.
Oltretutto la "demolizione" fisica e mentale di chi si occupa del caso non viene certo lasciata da parte. e quest'attenzione su questo particolare (cioè sul fatto che i detective vadano oltre a tutto e tutti per risolvere il caso da cui sono ossessionati) mi ha rimandato (forse banalmente direte voi, e con ragione) all'ultima puntata di Twin Peaks, ma questo non è che uno degli aspetti minori che vengono trattati nella serie. In questo post non pretendo di scrivere una recensione completa come mi ero prefissata di fare per altri anime che certamente meritano la vostra attenzione, ma bensì di lasciare un piccolo appunto; giusto due righe per consigliarvelo. Mi dispiaceva anche troppo tralasciare un'anime così basilare. Ebbene sì basilare. Se Kon non fa scuola allora chi può farla?
Dal punto di vista grafico è ineccepibile, d'altronde non mi aspettavo di meno. Trasmette inquietudine dalla prima all'ultima scena e a volte sa anche far ridere con alcuni personaggi che hanno il dono di saper ridimensionare le situazioni catastrofiche che si vengono a creare. Per me Paranoia Agent lascia anche un piccolo accenno di quella che sarà la filmografia successiva di Kon, infatti molte scene confusionarie divise tra sogno e realtà mi hanno ricordato il "gran casino" che diventerà poi il bellissimo Paprika (in alcune scene non riuscirete a notare tutti gli oggetti presenti). Altrimenti c'è un personaggio in particolare con diverse personalità che rimanda moltissimo alla protagonista di un altro suo grandissimo film; Perfect Blue. Un'altro punto forte della serie è la colonna sonora, l'opening è uno spiraglio sul grottesco, la canzone è fastidiosa ma perfetta, infatti nel tema iniziale vediamo tutti i personaggi principali che se la ridono, dietro di loro vengono mostrate situazioni estreme nelle quali non ci sarebbe proprio nulla da ridere. Forse dà un'idea sbagliata sulla serie stessa ma nell'essere proprio così fraintendibile risiede la sua forza. Aldilà delle sigle la musica che accompagna moltissime scene crea soltanto un vortice ancor più grande di inquietudine che ci fa sentire sulla nostra pelle lo stress a cui sono sottoposti i protagonisti. Qui sotto vi lascio il mio pezzo preferito che appartiene ad uno degli episodi migliori; il secondo:



Il finale è il chiudersi perfetto del cerchio e delle varie sotto trame che si erano venute a creare durante la storia; giungendo poi all'inevitabile morale che l'essere umano tenderà sempre a ripetere gli stessi errori (la storia l'ha già dimostrato molte volte, eppure le guerre sono ancora lì). Il peluche "coccoloso" (ma anche inquietante quando prende vita) che accompagna la prima vittima rappresenta l'infanzia, quindi quella parte delle vita in cui non bisogna preoccuparsi di nulla e si è senza pensieri, mentre Shonen Bat rappresenta la fase adulta, cioè quella parte della vita in cui le responsabilità gravano su di te ed è necessario comportarsi in un certo modo.
Tra le varie scene (in particolare nelle ultime sequenze) si può notare una critica molto severa fatta al mondo dell'evasione di cui lo stesso Kon fa parte, visto che crea manga e animazione in generale. Ma anche negli episodi precedenti è facile che la finzione e la realtà si confondano. Un'altro episodio particolare è quello dedicato al suicidio, che tratta un'argomento molto delicato (e sentito in Giappone) nel modo più grottesco possibile. 
Si rimane letteralmente incollati allo schermo finché non si è scoperto l'arcano, perché il regista sa trovare delle spiegazioni a cui lo spettatore non potrebbe mai lontanamente arrivare da solo. Altra nota positiva: dura poco. Sono solo 13 puntate. Ecco perché è facile divorarla.
E' perfetto in ogni suo piccolo punto e curato in ogni minimo dettaglio. In più è anche reperibile doppiata in italiano, segno che la serie non è passata inosservata in Italia. Peccato non averla vista prima, davvero non mi spiego perché non ne avessi mai sentito parlare.

8 commenti:

  1. Io adoro le opere di Kon.. ho preso tutto quello che è arrivato in Italia e ovviamente non mi sono lasciata sfuggire questa! ;)

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    1. Cercavo il cofanetto ma ora risulta non disponibile, peccato è una di quelle cosucce da trovare in fiere del settore a quanto pare :/

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  2. Interessantissimo, me lo devo procurare!

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  3. Anche se è di 11 anni fa non lo conosco per nulla!
    Lo voglio recuperare

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    1. Ma infatti stranissimo che nessuno ne faccia un'accenno. Con la grande brodaglia che è internet mi chiedo come ha fatto a perdersi. È proprio vero che le cose belle te le devi cercare da solo xD

      P.s. = ecco anche un'altro problema se cerco recensioni di qualcosa che interessi a me guai a trovarle in italiano (che mi farebbe piacere non tanto per la lingua ma il fatto che qualcuno se lo sia visto oltre a me), solo in inglese o massimo massimo in spagnolo :3

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  4. A me aveva letteralmente sconvolto, ma da Kon non mi aspettavo di meglio. Un capolavoro, com'è solito dal maestro col codino.

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