martedì 20 gennaio 2015

Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)


Trama: Un attore, conosciuto per aver interpretato un famoso supereroe, lotta per portare in scena uno spettacolo a Broadway in New York. Nei giorni che precedono la prima, l'attore combatte il suo ego e cerca di conciliare la sua famiglia, la sua carriera e se stesso.

Hype alle stelle per questo film che ha riscosso notevoli consensi a Venezia. Mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso, in realtà il film è più che altro un susseguirsi di dialoghi mentre nella mia testa pensavo che il protagonista ad un certo punto avrebbe letteralmente spiccato il volo. Il sottotitolo che ho voluto mettere nel titolo del post a tutti i costi è un sunto perfetto della storia; l'inaspettata virtù dell'ignoranza che quando arriverà in sala in Italia il 5 febbraio diventerà l'imprevedibile virtù dell'ignoranza. Per dovere di cronaca è giusto dire che il film è tratto da un racconto di Raymond Chandler. Mi sono piaciuti tantissimo i movimenti di camera, lo so che mi piace vincere facile perché dietro all'obiettivo c'è Alejandro González Iñárritu un regista che ha già dimostrato di saperci fare con film come Amores Perros o 21 grammi giusto per dire quelli che mi vengono in mente (Babel per me fu un esperienza horror, dopo aver visto le grazie di Rinko Kikuchi decisi che non avrei mai saltato una ceretta, tutt'ora quella scena mi terrorizza). Lui segue i personaggi praticamente (non taglia quasi mai, è come se stessimo camminando dietro al personaggio ed entrassimo nel bar insieme a lui), rivelando, dietro le quinte, tutti i vari intrecci e le discussioni che li legano. E gli piace soffermarsi anche sui corridoi. Non ho trovato niente di particolare nella fotografia, è abbastanza comune. La colonna sonora è più o meno sempre la stessa e dà un ritmo alla frenesia dei personaggi che si muovono quasi sempre vicini a qualcuno che casualmente suona su quella strada. Ma forse è il caso di parlare del contenuto. Edward Norton (che interpreta Mike) riesce nel suo tentativo di risultare davvero insopportabile, buttandosi nel ruolo di diva mentre invece Riggan continua a cercare di imporsi come vero protagonista del progetto. Lo spettacolo teatrale è basato sul libro Di cosa parliamo quando parliamo d'amore di Carver; giusto un appunto se vi interessa, anche perché Riggan dichiara addirittura che sia stato lo scrittore ad averlo convinto a diventare un attore da ragazzo. Ovviamente Mike smonta tutta la sua felicità nel fare questa dichiarazione dopo avergli fatto notare che il biglietto su cui gli ha scritto il complimento è il tipico tovagliolino che si trova sotto un bicchiere di vodka, in pratica gli fa notare che probabilmente l'autore era ubriaco quindi chissà che idea si era fatto delle doti attoriali di Riggan. Noi comunque continuiamo a vagare tra questi personaggi, e anche il protagonista del film sa essere pesante, visto che più o meno sbatte la testa sempre sullo stesso argomento; è depresso perché non è più una celebrità. Vi ricorda qualcuno? Intanto Birdman che ho visto come un alter ego (una rappresentazione dei bei tempi andati) interpreta il ruolo della coscienza e gli suggerisce di tornare alle luci della ribalta con un bel costume piuttosto che con un noiosissimo spettacolo teatrale per di più filosofico. 
Sullo sfondo del film si muove velocissima e fugace questa enorme presa in giro ai film sui supereroi, all'inizio assistiamo ad uno scambio di battute nelle quali nessun attore sembra essere disponibile per la parte perché è già sul set di qualche cinecomic, da lì l'esclamazione (non letterale) "tutti gli attori hanno un fottuto costume addosso". E' interessante questo pezzo perché già da lì si percepisce la vena comica della pellicola, che prende saggiamente in giro i blockbuster che incassano un sacco di soldi mentre un progetto come quello di Riggan non potrebbe arrivare a quei guadagni, per farlo al massimo dovrebbe diventare virale. Anche il virale appare come una facciata del film, ed il protagonista prende in giro la tendenza credendosi superiore in una discussione molto animata con la figlia. E' un attore che vuole fare arte ma tutti gli remano contro. 



Poi c'è un altra scena bellissima sempre sulla presa in giro di cui parlavo prima; quando lui vola finalmente sopra tutti, facendo partire la musica giusta da cinecomic al momento giusto e ci infila anche un po' d'azione. E Birdman gli dice che la gente vuole quello: azione, sangue, eroi ecc. e non certo uno stupido spettacolino a cui andranno solo dei vecchiacci che stanno già pensando a cosa mangiare per cena (questo è un altro riferimento alla discussione con la figlia di cui dicevo prima). Questi dialoghi svelano una realtà purtroppo vera; alla gente non interessa l'arte, vogliono soltanto l'azione, ecco anche perché questo film è geniale, vuole denunciare un fatto al pubblico ma allo stesso tempo gioca con due perimetri diversi; quello del film d'autore e quello del film mainstream. E non è assolutamente un film mainstream, infatti punta a far riflettere su vari punti dell'industria dell'intrattenimento con i quali tutti noi dobbiamo confrontarci prima o poi. Ci sono altri due personaggi rilevanti; la figlia, che assomiglia molto al padre, anche lei come lui è egoista ma cerca di comunicare con lui più volte volendogli passare il messaggio molto saggio che il successo non esiste e che è solo un illusione, una stella fugace che si spegne in fretta. Ancor di più ora, che la gente dimentica con una facilità assoluta ed appena visto un film sono già alla ricerca del prossimo fenomeno virale. Perché importa solo questo: far parlare di sé. Il come non interessa. L'altro personaggio che rappresenta bene un epoca è la critica teatrale, innanzitutto gli attori si approcciano a lei nello stesso modo dicendole che il suo lavoro non vale nulla perché lei giudica senza creare. E non trovo che questa affermazione sia del tutto veritiera. Non saprei che pensare, ormai siamo tutti in grado di esprimere le nostre opinioni, potrebbe essere sia un bene che un male. Lo sto facendo anche io adesso anche se su un film e non certo su un fatto di cronaca morboso. Ma sì anch'io nel mio piccolo sto usando degli aggettivi banali (proprio come quelli della figura critica di questo film) per esprimere a parole più o meno comprensibili quello che ho visto. Ma la figura critica fa di peggio, lei gioca sul pregiudizio, odia chi non si è fatto da solo, chi ostacola la vera arte e perciò ha già in mente di distruggere lo spettacolo con una recensione negativa. Ma il finale dimostra che tutto può cambiare, che anche se lo spettacolo sembrava in rotta di collisione per la sera della prima il nostro protagonista non si perde d'animo e ricorre ad un gesto estremo che non è una sorpresa, mi aspettavo una mossa del genere. Quello che non mi aspettavo era il "secondo finale", davvero che tocco di classe e sopratutto sono soddisfatta del fatto che coinvolga anche la figlia che seppur con i suoi difetti ha dimostrato al padre di capire molto meglio di lui come stare al mondo. Semplicemente fregandosene degli altri. Ma il padre non ascolta e fa di testa sua. Sbaglia, non sbaglia? Sta a voi deciderlo. 
Penso che meriti davvero la visione perché va ad interpretazione, i dialoghi sono intelligenti e perché le inquadrature si ripetono, poiché il protagonista sembra essere rimasto incastrato nel suo progetto che lui definisce incubo (visto che parte già male). La maggioranza dei personaggi può risultare snervate e logorroica, ma la gente reale è così, sempre vicina ad un crollo di nervi, sopratutto in vista di un importante spettacolo. Ci vorrebbero molti più punti di vista d'autore sul mondo dei supereroi (tranquilli questo non è autoriale) e non al cinema. Birdman sembra essere un supereroe che appartiene ad Hanna & Barbera, creato da Alex Toth (non è della Marvel, forse anche in questo il film riesce a trionfare). Per più informazioni sulle sue origini leggete qui. E' o non è un film "supereroistico"? Sì e no.
In conclusione, questo sì che è un film intelligente.

15 commenti:

  1. Appena visto, che dire...davvero bello. Concordo anche con la tua analisi, il film critica in maniera molto intelligente la nostra società, dai critici ai film sui supereroi, dai social network alla mania di vivere la vita dietro allo schermo di un cellulare. :D

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    1. E parte da un pretesto molto semplice, a me è proprio piaciuto anzi ho sentito una teoria interessante sul finale.

      SPOILER

      In realtà lui si è ucciso. Quel secondo finale è tutto un sogno. Anche perché sono tutti in armonia; la moglie è lì accanto a lui, la recensione è positiva e la figlia gli porta dei fiori e sembra addirittura felice.

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    2. Sì, si presta a più interpretazioni quel finale, come succede solo coi grandi film! E devo dire che concordo con questa visione.

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  2. Recensione interessante però riguardo al film ancora non mi esprimo visto che, come ho detto anche da baingiu, "il mio post è ancora un work in progress e poi fino all'uscita italiana nelle sale non lo pubblico." [cit. di me stesso :)]

    Comunque dopo aver visto Birdman mi chiedo come Tim Burton possa non aver chiamato Emma Stone per un film intitolato Big Eyes... :)

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    1. Big Eyes non l'ho visto per un pregiudizio. Chissà in futuro su Italia 1... Ha degli occhi enormi ma secondo me sono dovuti al trucco nelle foto in passerella risaltano di meno. E poi mentre voi maschietti guardavate Emma Stone io ero molto concentrata su Edward Norton XD

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  3. Non vedo l'ora di vederlo come si deve! Questo pare bello bello e visto le ultime delusioni ci vuole un bel filmone. Molto interessante la tua analisi, viene proprio voglia di vedere il film.

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    1. Grazie andrò sicuramente a rivederlo in sala :)

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    2. Visto poche ore fa, davvero molto bello il film e concordo ancor di più con la tua recensione. Il finale va pensato così, io non ci vedo un'altra via d'uscita possibile.

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    3. Vorrei leggere anche una tua recensione *____*

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  4. Questo film mi affascina e spaventa al tempo spesso. Ma conto di recuperarlo quanto prima (e ammetto con grande vergogna di non aver mai visto niente di Iñárritu).

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    1. Spaventava anche me per Birdman ma appare in poche scene. Aggiungi qualche suo film, in particolare Amores Perros è molto bello :)

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  5. Copio-incollo quello che ho scritto a Salvatore. :)
    Purtroppo, non mi ha impressionato troppo.
    Ci speravo, ma sarà l'hype, saranno le attese, l'ho trovato troppo manieristico. Sembrava una cosa nuova sul Red Carpet, ma in realtà la vera novità resta Whiplash. Maps to the stars le diceva più grosse su Hollywood e Keaton, bravissimo, non ci rivela nessuna verità che Gloria Swanson, mezzo secolo fa, non avesse già espresso in Viale del tramonto. Bravissimo il protagonista, meno la Stone, secondo me. Comunque, faccio tifo per Keatone per il premio alla miglior regia. La scena del volo è strepitosa.

    Ps. Sono d'accordissimo sulla tua intepretazione del finale. L'ho letto anch'io così.

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    1. Ho letto anche su Facebook XD

      Magari fosse mia l'interpretazione risale ad un video inglese.

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