domenica 30 novembre 2014

Il viale dei ricordi

I social non sono poi così inutili se ci aiutano a ricordare ma sopratutto a raccogliere tutti i nostri scatti (perché alla fine il punto è quello), possono inventare tremila varianti di instagram ma per arrivare al nocciolo delle foto (partendo dal 2009) conviene dare un'occhiata su facebook. E così mi sono ritrovata come una vecchia a scorrere in un album fotografico digitale tantissimi scatti, e di molti mi ero pure dimenticata l'esistenza, mi dispiaceva non postarli anche qui, perché il blog è anche una cosa personale. Giuro solennemente che tornerò ad impugnare la fotocamera (anzi stavo anche pensando di farmi un regalino per natale), il fatto è che ne avrei anche molta voglia però il tempo non avanza. E mi dispiace sopratutto per youtube, è un progetto che da quest'estate ho lasciato un po' in sospeso e mi ci ero appassionata molto. L'ispirazione è troppa e spero che neanche il lavoro riesca a fermarmi.













































venerdì 28 novembre 2014

The Babadook di Jennifer Kent


Quanto mi mancava scrivere; di qualsiasi cosa. Tra il lavoro che mi porta via molto tempo, lo stress e alcuni film brutti nei quali inciampo non trovavo il film giusto con il quale ricominciare. Avevo sentito parlare di questo film da un bel po' di tempo (forse dal mese scorso) ma il fatto è che degli horror non mi fido. Va sempre a finire che ne guardo uno tutta emozionata alla ricerca di qualcosa di diverso e so già come andrà a finire, insomma mi ritrovavo nello schermo sempre davanti ai soliti cliché horror. Poi è arrivato questo film, potevo andarlo a vedere al Torino Film Festival, ma sapete ancora il lavoro (della serie hai un gruzzoletto ma non hai tempo per spenderlo). Non saprei se sia un horror o un thriller ma solitamente non mi curo di catalogare ogni cosa che vedo, sinceramente è inquietante ma non spaventoso da farvi urlare, anche perché non era questo l'effetto che cercavo. Una cosa che mi ha colpita e che noto sempre è l'atmosfera e l'ambientazione, sopratutto per raccontare questa storia un po' claustrofobica era importante ricreare un'ambiente familiare deprimente. Ed infatti le cose stanno così; la mammina ha perso il marito e deve gestire un bimbo iperattivo e parecchio rompipalle visto che urla ogni due secondi. Poi spunta fuori (mi sarebbe piaciuto capire da dove) un libro per bambini che si chiama Mr. Babadook, in pratica subito dopo il bambino comincia ad avere paura di questo mostro "immaginario" e la madre si unisce. La cosa incredibile è che quando ti sembra di aver capito come andrà a finire (rispettivamente nella scena molto creepy quando il libro "ritorna" dai proprietari una seconda volta) il finale sa sorprendere e si rivela inaspettato. Bravissima poi Essie Davis nei panni nella mamma nevrotica e molto stressata, è riuscita a dare tutte le sfumature che il personaggio meritava, sopratutto verso gli ultimi minuti. La cosa figa del film non è soltanto questo libro per bambini (è perfetto) ma anche il fatto che questo mostro; il signor Babadook, ci venga mostrato per intero soltanto in una scena, poi tutto il crescendo si basa in realtà su dettagli (come il vederlo in un film alle due di notte o notare i suoi vestiti dalla polizia), ombre e rumori che urlano maledizioni. Ho adorato la fotografia. E alcune inquadrature sono geniali, in particolare quando lei va a nanna e anche quando si risveglia, sembreranno scemenze ed invece ogni cosa è buona per creare un'alone "invecchiato" attorno al film. Ebbene sì sembra un film dell'orrore di altri tempi, le notevoli citazioni cinematografiche (anche perché lei era una scrittrice, capirai se non è anche un po' cinefila) scorrono su questa vecchia televisione che la famigliola infelice possiede.
Un'altro fatto che accresce l'approvazione per questo film è il fatto che la regista sia donna e sia australiana; una certa Jennifer Kant che dirige il suo primo lungometraggio, tra l'altro sbirciando tra alcuni commenti ho una piccola chicca da mostrarvi; lei ha preso spunto da un corto dal nome Monster che aveva diretto e scritto lei stessa in passato, come al solito la piattaforma Vimeo (ben più ganza di Youtube) offre l'intero corto, ve lo lascio qui sotto.



E' proprio il caso di dire che non è il solito horror ed è dura rimanere delusi, considerando anche il fatto che le mie aspettative erano molto alte. Ben fatto, non si scontra troppo con i soliti luoghi comuni che sanno di già visto. Uscirà mai in Italia? Io lo spero proprio anche perché me lo andrei sicuramente a rivedere.

lunedì 10 novembre 2014

Himizu, Sion Sono


Sicuramente con questo commento non renderò omaggio alla bellezza di questo film ma perlomeno posso provarci e convincere qualcuno a guardarlo. Himizu (in giapponese il titolo corrisponde ad una specie di talpa) mi era stato consigliato dalla bravissima youtuber Kiddo Kuriyama che ha una vera passione per il cinema orientale, assieme a questo capolavoro avevo visto di Sion Sono: Suicide Club, Noriko's Dinner Table e Guilty of Romance, quest'ultimo con il servizio live di mymovies nel quale i film si possono guardare gratis e legalmente, informatevi perché è una figata.
Dopo tutti questi film pensavo seriamente che non avrei mai potuto definire con la parola capolavoro un film di Sion Sono (anche se Guilty of Romance mi ha colpita in modo particolare) ma dopo Himizu mi è toccato ricredermi. Il film è basato sul manga omonimo di Minoru Furuya (inedito in Italia) e parla rispettivamente di Sumida; un ragazzo di quattordici anni picchiato di continuo dal padre e abbandonato dalla madre (Sumida per buona parte del film vive nell'apatia) e di Keiko, una ragazza ricca che ha un rapporto pessimo con i genitori, vi dirò soltanto che la madre le dice più volte che desidera la sua morte e le ha addirittura costruito un cappio, in una scena lo colora per la festività natalizia. I due sono in qualche modo simili, non solo per le pessime famiglie nelle quali si sono ritrovati ma riescono a capirsi subito fin dal primo sguardo, solo che Sumida rimane rinchiuso nelle proprie regole (desidera avere una vita ordinaria e pensa che così facendo troverà la felicità e diventerà un'adulto migliore) e Keiko (la sua stalker a tutti gli effetti) dimostra di essere molto di più di una stalker, ha dei sentimenti e vuole aiutare Sumida. L'interpretazione di Shota Sometani è davvero toccante, per esempio le scene in cui corre nelle strade urlando o quando si colora la faccia in preda ad un'angoscia straziante da guardare. Ci sono alcuni riferimenti a Guilty of romance, come i colori (qui non esplodono però la scena in cui Yuichi si dipinge la faccia è alquanto significativa) o il discorso ripetuto molte volte da Keiko (quando invita i clienti a fare un giro nelle barche) che ricorda quello fatto da Mitsuko davanti ad uno specchio, solo che lei invita i clienti a provare delle salsicce e nel frattempo si guarda nuda allo specchio (altra piccola curiosità; anche qui l'attrice Makoto Togashi, che in Guilty of Romance è la protagonista, ha un piccolo ruolo). Il film si basa anche su piccoli indizi che sviano lo spettatore verso il finale, proprio dall'inizio sono stata portata a credere di sapere già il finale. Ed invece il finale (anche lì altri indizi e colpi di spari intesi male) è un piccolo messaggio di speranza; non c'è niente di male a voler essere speciali, l'ultima scena è davvero commovente e penso proprio che se non ci fosse stato nessuno nella stanza mi sarei lasciata andare di più, davvero è la mia scena preferita in assoluto. Volendo il film è una storia d'amore, molto strana ma in fin dei conti lo è. Gioca un ruolo importante anche la casetta storta nel lago, infatti più volte i personaggi dicono che quella costruzione mette loro angoscia ma (notare bene) in una scena si siedono e continuano a fissarla, nelle scene più salienti la casetta viene spesso inquadrata e molte volte viene inquadrata solo la casetta. Non ho capito bene il perché di tutta questa attenzione a quel particolare architettonico però mi è piaciuto questo occhio di riguardo verso i dettagli. Anche i paesaggi sono spettacolari e non sono solo dei semplici sfondi.
Nel complesso un'opera di Sion Sono piena di poesia.

domenica 9 novembre 2014

Over the Garden Wall, Patrick McHale

E' la prima miniserie animata (indirizzata ad un pubblico di bambini) prodotta dalla Cartoon Network. Anche se riflettendoci attentamente si può dire tranquillamente che è la prima miniserie mai realizzata di questo genere. Mi sono interessata alla serie perché è stata concepita da Patrick McHale che stimo principalmente per Adventure Time e per tutti quei piccoli passi avanti che sta compiendo con il suo personalissimo modo di fare animazione. Di creare qualità. La serie si basa sempre su un corto dello stesso McHale; Tome of the Unknown. Di questa serie è stato anche confermato il fumetto (ovviamente solo negli USA, purtroppo) con i disegni di Jim Campbell, se volete vederne un'estratto potete andare qui, ugualmente qui sotto lascio un'immagine.


La serie animata nasce come uno speciale di Halloween e si trasforma in uno show per nulla banale, con atmosfere inquietanti e rubate alle favole, a primo impatto mi ha ricordato quel gran capolavoro che è il fumetto Dolci tenebre. Sa essere grottesco, a suo modo, ma anche pieno di doppi sensi che un bambino non potrà certo cogliere. I due fratellini incontreranno un sacco di animali parlanti (e qualche umano ogni tanto) strani sul loro cammino, e quasi tutti sono vestiti. Perché l'idea nasce così; c'erano una volta due fratelli che smarrirono la via verso casa e si ritrovarono dispersi nei boschi. A quanto pare questa terra nella quale vagano (con atmosfere autunnali quasi confortanti) si chiama Unknown (sconosciuta). Wirt e Greg incontreranno Beatrice che li accompagnerà per molto tempo, questa rondine parlante un po' scontrosa nasconde un segreto, o meglio deve liberarsi da una maledizione. Le prime puntate mantengono un'atmosfera di mistero ma con quel tocco di leggerezza che fa piacere sentire ogni tanto. Nella nona puntata finalmente si capisce di più su questo luogo magico dove il tempo pare essersi fermato poiché questi due bambini riescono a tornare a casa (ciò pone un'interrogativo: quindi sono due dimensioni parallele? O è tutto un sogno dei due bambini?) ma questa strana creatura con due corna in testa non smette di seguirli. La decima puntata ha dei momenti salienti e molto inquietanti, con la canzone Potatoes and melasses deformata che risuona nella scena della "resa dei conti" (non sapevo come altro definirla). Il finale è inaspettato e chiarisce molti interrogativi, per esempio perché all'inizio Wirt ha delle caramelle con sé? (Se proprio volete spoilerarvi il finale andate alla fine del post). Semplicemente non si può dire che sia adatto solo per i bambini, anzi sembra quasi una serie per gli adulti visto che ci si pone molte domande, domande che probabilmente il pubblico più giovane neanche si porrà.
La colonna sonora è stata tutta composta dallo stesso McHale in veste di tuttofare e dalla Basting Company, ho notato che le copertine della colonna sonora pubblicate sul canale Youtube della Cartoon Network se vengono unite formano la frase "the unknown", dico solo che hanno pensato proprio ad ogni dettaglio.
Qui sotto vi lascio la canzone Potatoes and melasses; la mia preferita tra le dieci canzoni cantate (non ho trovato il titolo della canzone che Wirt ascolta su cassetta all'inizio della nona puntata!!!).


Un progetto fantastico nel quale si vede l'impegno di McHale (anche se io sono di parte su Adventure Time e simili). E' riuscito a creare una serie che non ha bisogno di seguiti e riesce a risultare proprio ciò che voleva lui; un'esperienza vera a propria. Aldilà del lato visivo, perché si sa che l'occhio vuole la sua parte (e i disegni sono meravigliosi), lascia un messaggio in sottofondo e risulta come un'avventura perfetta da guardare in autunno o nel periodo di Halloween pur non essendo solamente conciliabile con quella festività. Ho visto le puntate in lingua originale senza i sottotitoli (mi sono abituata al doppiaggio originale di Adventure Time, questa serie dunque sarebbe stata una passeggiata) ed alcuni accenti sono stati decisamente difficili da capire, ci sono alcuni personaggi che si mangiano le parole, mentre altri fanno battute con doppi sensi che non sempre riuscivo ad intendere, però tutto sommato me la sono cavata. A me la serie è piaciuta tantissimo e spero che arrivi prima o poi anche in Italia, sfido troppo la sorte se dico che vorrei anche il fumetto in italiano?
Mi sa di sì.

SPOILER: secondo molti i due fratelli sono finiti in una specie di purgatorio perché nella puntata numero nove si nota bene la scritta sopra il cimitero, troppo simile a "over the garden wall", oltretutto la rondine si chiama Beatrice, come una certa Beatrice nella Divina Commedia (dove ritorna il tema del purgatorio). McHale ha confermato quest'ultima teoria di una fan su Twitter. Perciò è ufficiale i due protagonisti si trovavano in un limbo, tra la vita e la morte e tutta questa ipotesi è ancor più confermata dalle scene finali.