martedì 28 ottobre 2014

Fumetti: Blankets e Superzelda

Ho letti parecchi fumetti in questo ultimo periodo, sopratutto perché sono passata spesso dalla biblioteca ed ho la gran fortuna di avere una biblioteca ben rifornita sia in fatto di libri che romanzi grafici. Ho scelto queste due letture perché sono quelle che mi hanno lasciato qualcosa; una mi ha toccato molto da vicino, l'altra mi ha divertita e ha risvegliato il mio spirito letterario.

Blankets, Craig Thompson



Blankets è stato elogiato praticamente da tutti e con ragione. Però mi aspettavo soltanto una storia d'amore non convenzionale. In realtà Blankets racconta tantissime altre cose; parla di fede religiosa, di racconti di infanzia che fanno accapponare la pelle, parla di un rapporto complicato tra due fratelli (che mi ha ricordato Essex County) e anche di pessimi genitori. 
Sinceramente ho preferito quella parte della storia che parla dei due fratelli. Molte immagini usate sono oniriche e al contempo inquietanti, e descrivono bene la confusione dell'adolescenza che tutti conosciamo. La storia d'amore invece mi è parsa molto mielosa e vorrei portare all'attenzione il fatto che lo stesso Thompson ha dichiarato che il suo romanzo grafico è nato da una semplice idea: descrivere come ci si sente nel dormire accanto a qualcuno per la prima volta. 
Comunque ogni cosa ha il vantaggio di essere veritiera visto che il fumetto è a tutti gli effetti un'autobiografia (aggiungerei un purtroppo visti alcuni fattacci). Una particolarità che mi ha colpita della vita di Thompson è il suo immenso fervore verso le fede, una cosa assai strana da ritrovare in un ragazzo catapultato nel bel mezzo dell'era grunge (ho intravisto una copertina del cd dei Nirvana e più avanti una maglietta dei blink-182, un capitolo porta il nome Just Like Heaven proprio come la canzone dei Cure). Nulla da dire su tutti i personaggi cosiddetti "cattolici" che, per come la penso io, erano tutti da mandare dritti al manicomio. 
Blankets è un gran fumetto perché racconta la vita vera così come la vedeva Craig.
I capitoli dell'infanzia sono cose nelle quali tutti possiamo ritrovarci, chi più chi meno, si intende. Nel complesso predominano più i momenti di tristezza che quelli felici in questa storia, almeno per come l'ho vista io, considerando sopratutto che sono rimasta letteralmente sotto shock a causa di alcuni passaggi che seppur piccoli lasciano davvero il segno. Mentre il finale è perfetto. Blankets è poesia e lo consiglio anche a chi solitamente non legge fumetti. Sento che mi ha smosso davvero qualcosa e che non sparirà così presto dalla mia testa.

Superzelda, Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta



Questo è un fumetto assolutamente consigliato agli amanti dei coniugi Fitzgerald. E' stato scritto da due autori italiani che sono al loro primo lavoro ed è edito da Minimum Fax.
La storia racconta tutta la vita di Zelda Fitzgerald, dalla nascita fino alla morte. Zelda in parole povere è una donna sicura di sé che fa ciò che vuole, quando vuole e come vuole lei. Questo atteggiamento è da applicarsi sia nel bene che nel male. E' interessante la narrazione poiché a volte viene interrotta per lasciare un poco di spazio ai commenti di altri personaggi illustri che vogliono descriverla come Patti Smith o Ernest Hemingway che tra l'altro l'ha proprio conosciuta. E poi al fianco di Zelda c'era uno dei miei scrittori preferiti in assoluto; il grandissimo Francis Scott Fitzgerald, difatti i dialoghi del fumetto si basano o copiano per intero molti dialoghi dei suoi libri. Ed è bene ricordare che la principale fonte di ispirazione per Francis era proprio lei, sua moglie Zelda. E' stata una lettura davvero piacevole.

domenica 26 ottobre 2014

Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, Neil Gaiman


Halloween si avvicina e per una volta posso proporvi una lettura a tema con il periodo. Dovete sapere che sono ossessionata da questa festa e tutto questo per colpa dei film/libri americani. Da piccola volevo sempre addobbare casa proprio come veniva fatto in quei film e ricordo di aver fatto qualche uscita con gli amici del quartiere a chiedere il solito dolcetto o scherzetto, ma la gente reagiva nei modi più disparati, da chi non aveva dolciumi fino a chi minacciava di chiamare la polizia. La verità è che qui in Italia questa festa non interessa a molti, e per me è un vero peccato.
Ma questo non mi scoraggia di certo e guardo ancora tutte quelle stesse case addobbate con gli stessi occhi sognanti di una volta.
Tralasciando tutto ciò potete immaginare la mia gioia nel ritrovare in biblioteca un libro del quale non avevo mai sentito parlare che però è scritto da un'uomo del quale ho sentito parlare, e parecchio. Neil Gaiman mi piace ricordarlo per Coraline e Sandman, ma Gaiman non è mica solo uno scrittore; è un fumettista, giornalista ed uno sceneggiatore televisivo  e radiofonico. Cosa non fa quest'uomo?
Forse la copertina può dare l'impressione di essere un libro per ragazzi, in realtà semplicemente girando il libro appare un'immagine estremamente inquietante, che raffigura una bambina con un'espressione quasi di disappunto che fissa il lettore con un sorrisetto beffardo e sopratutto non lascia dubbi sul pubblico a cui è rivolto. Stranamente la copertina italiana è molto più bella dell'originale.
Probabilmente il primo racconto Il cimitero senza lapidi potrei anche farlo leggere ad un bambino ma poi si entra nel vivo con racconti indirizzati ad un pubblico adulto, se non altro perché si parla esplicitamente di sesso, di peni e di massacri in grande stile. Il che mi va benissimo perché il tutto è raccontato come se fosse una favola o una leggenda. Solitamente non mi piacciono i racconti e li evito spesso perché pur leggendoli in poco tempo si esce molto presto dalla storia, ed invece il fatto di leggere lo stesso libro per giorni mi piace e molto.
Però questi racconti si differenziano molto l'uno dall'altro, per esempio ne Il ponte del troll non mi sarei mai immaginata un finale migliore di quello ed allo stesso tempo la storia mi ha messa parecchio a disagio, esattamente come il racconto Come parlare con le ragazze alle feste, qui c'è il particolare che mi ha sorpresa più di tutti; nel libro c'è sì l'elemento magico e pure quello inquietante ma è incredibile constatare che in realtà la cosa più inquietante di tutte è proprio affrontare le situazioni di tutti i giorni, perciò anche vedere un troll gigante o un cavaliere del Re Artù ci smuove qualcosa ma parlare con le ragazze è decisamente arduo. Tra l'altro ne Il caso dei ventiquattro merli Gaiman è riuscito a tirare fuori una storia gialla dalla famosa filastrocca per bambini Humpty Dumpty; in pratica è un uovo che è caduto da un muro, e fu usato da Lewis Carroll che gli fece incontrare Alice in Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.
Non c'è poi molto da dire su questa raccolta, che è un libricino da leggere in un giorno, ci sono racconti che mi sono piaciuti di più e altri non mi sono proprio piaciuti. Ma tutto sommato Gaiman lascia il suo stile anche qui e crea delle trame per nulla banali e per nulla scontate come dicevo prima. Mi sembra anche il periodo giusto per consigliarvelo, se cercate letture spaventose ma non classiche.

domenica 19 ottobre 2014

Breathe In


In realtà a voler essere proprio banali e a voler inserire questo film in una categoria potrebbe passare tranquillamente per una storia d'amore, anche se non è il solito film sulla solita storiella d'amore e il regista Drake Doremus ha già dimostrato di saper trattare l'argomento in modo diverso nel 2011 con Like Crazy, film che non mi è piaciuto proprio tantissimo. Il regista, per dovere di cronaca, ha diretto anche un film social davvero interessante per l'Intel e la Toshiba che si chiama The Beauty Inside (se cliccate sul nome potete vederlo completo, narra di questa persona che si sveglia ogni giorno in un corpo diverso). Quindi la maggioranza della filmografia di Drake Doremus tratta di storie d'amore, da quel che ho capito è un'argomento che gli sta molto caro e sa rappresentare molto bene.
Ho avuto l'impressione che questo film mi sarebbe piaciuto da subito, e l'ho visto senza nemmeno aver letto la trama. Innanzitutto chiariamo subito una cosa, non sono un'amante di tutte le storie d'amore ma c'è un genere ben specifico che prediligo (che non è proprio un genere), ammetto di avere una vera ossessione per le storie d'amore tra ragazze giovani e uomini più grandi, e non so manco io perché, o forse lo so?(!)
Ma andiamo avanti perché l'esempio più lungimirante di questo "genere" è l'unica e sola Jane Eyre e vi faccio notare che il romanzo è uno dei preferiti della protagonista Sophie (una ragazza che viene ospitata per uno scambio, un'esperienza che tra l'altro ho fatto anch'io in prima persona anche se solo per due settimane in Germania). Sophie è interpretata da Felicity Jones che ho visto per lo più in film in costume, come Northanger Abbey del 2007 e Brideshead Revisited del 2008, in fondo è un'attrice inglese, e molti attori inglesi hanno fatto gavetta (alcuni hanno raggiunto il successo) con questa tipologia di film. Sophie apre gli occhi a Keith (interpretato da Guy Pearce) sulla sua vita e dimostra di essere anche il personaggio più forte della casa, mentre tutti gli altri personaggi sono deboli e maledettamente borghesi. Sophie non sembra dimostrare la sua giovane età e non solo grazie alle sue letture o al fatto che suoni Chopin tanto per riscaldarsi ma perché sa bene quello che vuole dalla vita, fa le sue scelte e a modo suo, proprio come se fosse una donna fatta e finita, non dà proprio l'impressione dell'adolescente insicura, ecco è questo il bello del suo personaggio; non rappresenta il solito luogo comune. La figlia di Keith rappresenta invece (e purtroppo) il solito luogo comune dell'adolescente; insicura, confusa e (la cosa che mi ha dato più fastidio di tutte) si dimostra essere anche maschilista visto che non si fa problemi ad etichettare le altre ragazze come puttane solo perché hanno una loro libertà sessuale, ma forse il fatto che le rode è che appunto questa libertà lei non se la possa permettere, perché ha paura del giudizio altrui. 
Ma lasciamo correre e passiamo a Keith che invece è l'opposto di Sophie e per molti versi rappresenta la figlia, è un'uomo poco soddisfatto della sua vita che si arrende alla famiglia e lascia i suoi sogni ben chiusi nel cassetto, ma forse non è tutta colpa sua; la moglie moralista e (ancora) troppo borghese gioca un ruolo fondamentale, visto che manco lo incoraggia e vuole che insegni nella scuola e basta. Era prevedibile che l'arrivo di Sophie; una ragazza che crede in lui e che lo spinge a realizzare il suo sogno portasse una ventata di novità nella casa. Nella prima scena quest'ultimo luogo ci viene mostrato come un luogo idilliaco, ma in realtà è un covo di ipocrisia e l'equilibrio si spezza facilmente, infatti possiamo percepire che Keith è già distante dalla moglie e dalla figlia per motivi che ci verranno spiegati poi, ma che non ci vuole molto ad indovinare. La cosa più interessante e peculiare del film è che l'evoluzione dei sentimenti di Sophie e Keith è davvero graduale proprio come nella vita vera, non c'è una scena di sesso significativa semmai lo spettatore potrà notare una vera e propria svolta nella scena nella quale Sophie in una giornata di pioggia suonerà il piano per lui, ed è proprio quella la scena più bella del film. E' palese che i due si intendano molto mentalmente, anche perché condividono la passione per la musica anche se scavando più a fondo mi pare proprio che abbiano gusti simili. Una cosa che proprio non mi è piaciuta del film è la scena prima del finale, trovo che a quel punto Drake Doremus abbia deciso di virare verso "il solito film drama" perché non era necessario, poteva lasciare tutto sospeso, poteva far impazzire completamente un personaggio rendendo la cosa più tragica, poteva fare molto di meglio... Anzi Ben York Jones (il co-sceneggiatore) poteva aiutarlo su quelle scene che a me son parse molto banali e hanno rovinato un poco il film, anche se sono state utili per qualcosa, più che altro mi hanno fatto capire che Keith, in realtà, il regista non ce l'ha mai fatto conoscere, proprio perché la storia si sviluppa solo nel lasso di tempo che Sophie rimane nella casa, è quasi come se avessimo visto Keith solo attraverso gli occhi di Sophie, che involontariamente lo ha idealizzato, perché l'amore fa anche quello. I due attori hanno una chimica pazzesca. 
La fotografia mi è piaciuta moltissimo e ho notato con sommo piacere un cammeo di Kyle MacLachlan, meglio conosciuto come l'agente Dale Cooper in Twin Peaks.
La colonna sonora è splendida e doveva esserlo perché la musica è fondamentale, la maggioranza della score è composta da Dustin O'Halloran ma segnalo anche le scene nelle quali Felicity Jones suona il piano.


L'ho trovato davvero un film bellissimo e particolare a suo modo, questo regista sta crescendo nei suoi lavori e seguirò la sua evoluzione con piacere. 
A volte basta solo ricordarsi di prendere un bel respiro.

martedì 14 ottobre 2014

Top of the Lake


Consapevolmente avevo già sentito parlare di questa miniserie l'anno scorso e non sapevo che fosse arrivata in Italia proprio quest'estate, per la precisione su Sky Atlantic dove tra poco verrà anche trasmessa la serie francese Les Revenants, queste due serie condividono parti della trama, poiché in entrambe l'ambientazione è sviluppata attorno ad un lago, il clima è freddo e gli abitanti nascondono molti segreti. Ma in Top of the Lake non risorgono i parenti morti semmai è molto più probabile che finiscano sotto terra vista l'indole violenta degli abitanti di questo piccolo luogo isolato in Nuova Zelanda.
Al Parker è incinta e ha dodici anni, per liberarsi del bambino si immerge nel lago in una delle scene iniziali delle serie, è una scena molto suggestiva e carica di significati. La stessa scena si ripeterà alla fine ma con un personaggio diverso. Cosa si prova a restare in acqua per così tanto tempo fermi e in attesa di una morte tanto anelata? Forse lo spettatore potrà farsene un'idea grazie a Robin Griffin, la detective, che nel primo episodio appena tornata nel suo paese natio direttamente da Sidney cercherà il colpevole della gravidanza di Al. Ma la situazione non è semplice e Al scappa sulle montagne. Così il caso diventa ancora più complicato, le opzioni sono due; cercare Al o darla per morta lassù nei boschi dove il clima è impossibile. Robin Griffin è un personaggio tremendamente vero, è una donna ferita dal passato (il suo passato è tutto lì, in quel posticino minuscolo che sembra tanto insignificante) e da un brutto episodio di violenza, cerca ancora cerca di far luce su quello che veramente le è capitato, si identificherà molto con il caso di Al anche se "il colpevole" è diverso e meno tangibile. Ci sono varie scene che mi hanno colpita; per esempio quando Robin guarda i filmati di Al, mi ha ricordato molto una scena di Twin Peaks, forse perché Robin è ossessionata da Al, o forse si rifà proprio a quel mito visto che nei titoli di coda vediamo solo la foto di Al con sotto la scritta "no one" (che è uno dei primi indizi indiretti che Al consegna a Robin). Robin molte volte perderà la testa e giustamente, però come le viene detto da un personaggio chiave questo caso la porterà sulle sue ginocchia. La detective si divide tra uno stato di animo forte e uno di debolezza assoluta, è il personaggio più interessante, anche se le sue sfortune sono molto esagerate. E' interpretata da Elisabeth Moss (Mad Men, Ragazze Interrotte) che regala una toccante prova attoriale.
Nel primo episodio in realtà succedono molte più cose ed è tutto molto più complicato di così proprio perché le vicende di Al si intrecciano con quelle di Robin. Sempre lassù, sempre in un luogo desolato si è stabilita GJ (interpretata da Holly Hunter che aveva già lavorato con Jane Campion in Lezioni di piano), una specie di guru che aiuta delle donne con problemi vari; si passa dalla violenza domestica fino ad una scimmia cattiva, il luogo viene chiamato "Paradise" quando in realtà non c'è niente di paradisiaco in tutto ciò e ben presto il padre di Al si presenta reclamando il suo territorio. Il padre di Al è un'altro personaggio interessante, non si sa mai quale sarà la sua prossima mossa ed è il primo sospettato poiché continua a negare il fatto che la figlia sia incinta quando le prove fisiche ci sono tutte e si scoprirà anche che ha uno strano rapporto con la madre morta da molti anni. GJ da quello che avevo capito è stato concepito come uno dei personaggi di punta, una guru di cui proprio non si può fare a meno, che a me proprio non è piaciuta, mi ha dato abbastanza sui nervi e non solo lei, penso che il problema fosse proprio quello di concepire questo campo di recupero per sole donne, con donne insopportabili aggiungerei. Ma anche le "perle si saggezza" di GJ non fanno l'effetto voluto e risultano più che altro banali e già sentite. Per esempio anche il primo fidanzatino di Robin è un personaggio di poco conto, pur avendo avuto un ruolo importante nelle vita di Robin e apparendo molto nella serie non riesce a lasciare l'impatto voluto, risulta anche lui scontato sotto ogni aspetto, tutto sommato c'era bisogno di una storia d'amore?
Non è proprio la stessa storia per Matt Mitcham, il collega di Robin, che inizialmente sembra un personaggio di poco spessore ed invece assume sempre più importanza, addirittura è uno dei pochi con un senso dell'umorismo.
Ultimi personaggi di cui vi parlo in blocco sono i ragazzini di questa "ridente cittadina" tra cui il migliore amico di Al che ama le ossa e non parla, comunica attraverso un "sì" o un "no" scritto sul palmo delle mani, non so bene perché ma questa trovata mi è piaciuta, ha ulteriormente distanziato l'enorme abisso che esiste tra gli adulti crudeli e l'innocenza più pura.
Come in ogni giallo che si rispetti chiunque è un sospettato e le ipotesi abbondano.
Le atmosfere mi hanno ricordato anche Broadchurch, ma di poco. Per quanto riguarda la fotografia è davvero curatissima e non mi aspettavo di meno da Jane Campion, che in questa veste è affiancata da Garth Davis e Gerard Lee. Lancio un sassolino di approvazione per quanto concerne la sigla, lo stile grafico della scritta (che è la prima cosa che appare) non mi piace ma tutti questi disegni della testa del cervo in varie posizioni li ho trovati affascinanti, dura poco ma (devo ripetermi) mi ha ricordato ancora una volta Les Revenants:


La score è di Mark Bradshaw, anche lui aveva già composto la colonna sonora di un'altro film di Jane Campion; Bright Star. Poi c'è un'artista che riesce a descrivere bene l'aspetto desolante di questa serie; Georgi Kay. Di seguito tutta la colonna sonora con tanto di sigla:



C'è ben poco da dire questa miniserie mi è piaciuta moltissimo, certo qualche momento morto c'è ma tutto sommato è accettabile e giusto che ci sia. Mi pento di non averla recuperata prima. Un'aspetto positivo del tutto che non si può ignorare è che sono solo sette puntate quindi rispetto ad una serie normale (dodici o tredici episodi) si fa molta meno fatica a stare dietro alla storia. E le serie con una conclusione certa mi vanno benissimo. Per me è stato come guardare un film più lungo del normale, anche se tra le due cose c'è una bella differenza; i tempi seriali sono molto diversi da quelli cinematografici ecco anche perché a volte la storia quasi non scorre e dopo di botto ricomincia. Concludendo trovo che sia assolutamente da vedere, magari non indimenticabile ma davvero affascinante e la storia prende.

domenica 5 ottobre 2014

Boxtrolls, Graham Annable e Anthony Stacchi


Perché mai andare a vedere questo film? Innanzitutto darete più soldi alla Laika che non ne ha poi tanti essendo uno studio di animazione nato di recente, pensate nel 2009 hanno tirato fuori dal cilindro un film che per me è un vero capolavoro; Coraline e la porta magica, dimostrando fin dal primo film di saperci fare (anche se bisogna riconoscere che è tratto da un racconto di Neil Gaiman ed è stato diretto da Henry Selick, regista di un'altro colosso dello stop-motion; Nightmare Before Christmas e anche James e la pesca gigante che è un cult della mia infanzia) poi è stata la volta di Paranorman ben più onirico e meno adatto ad un pubblico di bambini, ma qui c'è stata la rivelazione, finalmente in un film d'animazione per bambini (ok non tanto) troviamo il primo personaggio gay dichiarato, questa è una grande rivoluzione sappiatelo!
E poi uscì il trailer di Boxtrolls, ne esistono varie versioni (come per ogni film) però in una versione in particolare c'è un riferimento a vari tipi di nuclei familiari e indovinate un po'? Anche qui LGBT a manetta poiché appaiono proprio TUTTI i tipi di famiglie, potete immaginare la mia gioia e la mia ansia nell'andare a vedere questo film, comunque qui sotto vi lascio il trailer che come sospettavo non è stato trasmesso in tv.


Ho visto solo tre ragazze interessate al film (per il resto tanti bambini), innanzitutto mi è capitata la prima fila poiché i posti erano esauriti, e già questo era un buon segno.
Già sapevo che non era ai livelli di Coraline, e Paranorman non mi aveva realmente entusiasmata pur riconoscendo che è fatto benissimo e tocca temi molto interessanti. Questo Boxtrolls invece tratta il tema uomo/mostro; in parole povere questi poveri boxtrolls vengono presi di mira perché sospettati di aver rapito un bambino, e così il popolo è incavolato nero con questi tenerissimi esserini che parlano come i gremlins o come Stitch, in modalità coccolosa ovvio, non fanno manco male a nessuno. E qui appaiono i cattivi, tutti i personaggi sono decadenti e le donne sono truccate come delle porte, il paesino è molto caratteristico praticamente si basa sulla produzione del formaggio e il sindaco (?) ne è letteralmente ossessionato, non calcola manco la figlia per questo formaggio. Comunque le prime scene sono tenerissime con questo bambino che viene cresciuto dal boxtroll "pesce". Una scena che ho trovato particolarmente esilarante anche se in realtà non lo era, è stata quella in cui un tizio guarda malissimo il protagonista poiché aveva osato contestare il fatto che i boxtroll fossero cattivi. Il personaggio della bambina è molto sadico ed è sempre alla ricerca di una storia spaventosa da raccontare. Ora per quanto concerne qualche elemento LGBT sinceramente speravo che venisse ripreso ciò che era stato lasciato nel trailer, ed invece c'è ma è soltanto il cattivo di turno che si traveste da donna. io mi aspettavo qualcosina di più. Un'altra particolarità dei tirapiedi del cattivo che non si vede spesso nei film per bambini è quella di farsi delle domande, durante il film si chiedono (anche se in modo comico) se ciò che stanno facendo può essere definito bene o male, insomma hanno una loro testa, il che è meraviglioso.
Del doppiaggio originale se ne occupano: Elle Fanning (la sorella maggiore aveva doppiato Coraline), Simon Pegg e Nick Frost (i protagonisti della mitica trilogia del cornetto) e il regista Richard Ayoade (che ricordo per Submarine e The Double).
Boxtrolls è tratto dal romanzo illustrato Arrivano i mostri! di Alan Snow.
Della score se ne occupa Dario Marianelli, un compositore italiano che ho conosciuto con la colonna sonora di Jane Eyre di Cary Fukunaga, però si è occupato anche di Espiazione, Anna Karenina...
Nei titoli di coda invece c'è una canzone di Loch Lomond, ora però non sono riuscita ad inquadrare bene il titolo poiché potrebbe essere Whole World Little Boxes, veramente hipster per la cronaca, però in linea con l'atmosfera del film.

Nel complesso secondo me è un film che merita la visione e questa volta mi pare che anche i bambini possano andarlo a vedere tranquilli, ho qualche dubbio che capiranno proprio tutto quello che succede nel film ma in generale osservando le reazioni dei bambini li ho visti tutti abbastanza contenti (genitori compresi). Sopratutto l'inizio è davvero molto carino e tenero.
Andate a vederlo per le ragioni che ho elencato qui sopra e godetevi qualcosa di particolare, di qualità e nel frattempo anche di intrattenimento.