martedì 2 dicembre 2014

Tutta la vita davanti di Paolo Virzì: non è proprio un commento al film



Proprio l'altro giorno mi sentivo un po' come Marta. Anche se per ora mi sento più che altro smarrita, più mi guardo intorno e meno capisco cosa devo fare, me l'avevano detto che quest'anno sarebbe stato strano, che una volta che un ciclo si conclude le prospettive cambiano. Sopratutto ora che ho avuto la fortuna/sfortuna di trovare un lavoretto per 6 mesi. Fortuna perché intanto faccio qualcosa e non sono alle strette come lo è Marta in questo film che si ritrova in un call center che pare una mezza setta. Sfortuna perché non mi ero immaginata che fosse così lavorare, ero convinta che una volta che le superiori finiscono è difficile che si ricrei un'ambiente simile a quello, ed invece no, ci sono stronzi dappertutto, situazioni lavorative che fanno rabbrividire, colleghi che non ti lasciano pisciare in pace e via dicendo... Proprio come a scuola! E la cosa peggiore di tutte è che chiunque mi incontri in veste di cliente è convinto che la cassiera sia il lavoro della mia vita e che non abbia la maturità (cosa che mi sono faticata duramente vista la strada che ho scelto di seguire, per motivi di salute, vi dico solo che nel mio caso ho ripetuto la maturità due volte, una volta da sola e senza sapere cosa mi aspettasse, la seconda insieme ad una mandria spaventata quanto me, ma non per il futuro quello era ancora lontano, almeno per 2 mesi). Ecco perché non sono Marta e mi sono ritrovata nella sua angoscia solo in parte. Questa è la prospettiva che può avere una persona inesperta di 19 anni. Quindi va presa come tale. Chiusa questa parentesi personale e autobiografica cercherò di lasciare spazio anche a Tutta la vita davanti, anche se poi non è vero che hai tutta la vita davanti se un lavoro continui a non trovarlo, okay mi tocca aprire un'altro paragrafo, l'altro giorno mi è successa una cosa mentre lavoravo e mi ha lasciata abbastanza scossa ma penso che sarebbe capitato a tutti; è arrivata in cassa questa signora, immaginatevela: madre di due figli che vanno ancora a scuola, emigrata in Italia con tante speranze, ebbene dopo il terremoto (c'è una storia copia-incolla proprio davanti al supermercato) è rimasta senza lavoro e da allora (quanto sarà ormai 3 anni?) lo cerca, era disperata già glielo leggevo negli occhi, quando le ho fatto il conto aveva solo 10 euro e con calma e senza farla agitare ho cominciato a togliere dei prodotti. Mi ha detto che aveva girato tutto il giorno, era andata a bussare nelle fabbriche ma le risposte erano state solo negative. E' scoppiata a piangere ma continuava a dissimulare tirando su col naso, così ho cercato di farla ridere. Quando se n'è andata mi sono vergognata proprio tanto, non per lei intendiamoci ma per me stessa, io che mi lamento sempre del fatto che sono stanca e ho un lavoro anche se non me lo meriterei, anche se non mi piace, c'è gente che lo fa meglio, c'è gente a cui piace, io come al solito mi relego nel ruolo di vittima e anche questa testimonianza di vita vera mi ha fatto riflettere su quanto sia fortunata, sul fatto che dovrei darmi una svegliata, fare tutto quello che non ho mai fatto, smetterla di avere paura, mandare finalmente a fanculo quelli che mi sono sempre stati sul cazzo, sorridere ed essere felice. Cazzo ho davvero tutta la vita davanti!
Mi sono un po' sfogata scusate ma l'impatto della visione è stato molto potente, e a me manco mi piaceva Virzì, dopo quel Caterina va in città l'avrei schiacciato con un bus giuro. Per non parlare di Il capitale umano che se la credeva e se la starnazzava fin dai primi minuti, niente da dire su My name is Tatino là qualcosa l'aveva azzeccata. Ma questo qui. Questo qui ti lascia l'amaro nello stomaco, questa è la realtà (sotto veste di parodia, spero che non sia proprio così la vostra realtà), non è difficile ritrovarsi in alcune esagerazioni anche perché i punti di vista sono diversi: la donna in carriera che sta per crollare dallo stress e dalle aspettative che le pone la società, la madre che vive di precariato sotto tutti gli aspetti, quella laureata con 110 e lode che non trova lavoro manco a pagarselo, il cervello in fuga, il divorziato che si fa leccare il culo dagli impiegati, gli impiegati idioti, quello che non vuole sentirsi un perdente mai e chi segue con passione il grande fratello e ci infilo pure il sindacalista già che siamo qui. Presentato come una commedia secondo me è quanto più di lontano ci possa essere, magari il finale mi ha fatto storcere il naso, non ti va così nella realtà, infatti è un retrogusto dolce amaro, in pratica c'è anche il dolce nel film, mica può essere tutto amaro se è di Virzì (oppure sì?). Ci stanno quei punti morti ma si sopportano bene perché anche l'attesa è giusta e sacrosanta. E bravi tutti pure la Ferilli che le malelingue associano solo ai divani, a me lei mi era piaciuta anche ne La grande bellezza a dirla tutta, è troppo sottovalutata. Ed Elio Germano poi pur interpretando il tipico personaggio macchietta riesce ad emergere, nel cosiddetto collasso da stress. La Ramazzotti poi... Ecco diciamo che quella faccia di disperazione e le varie scenate ci potevano stare. Però provate a digitare il titolo del film su google e sicuramente vedrete lei ignuda, ho notato che è diventato famoso anche per questo. A questo punto sarebbe ora di abbattere tutti i pregiudizi contro il cinema italiano e contro Virzì. Magari era il mio stato d'animo o magari (possono essere entrambe le cose) è perché vedere parte di te nello schermo fa il suo grande effetto ma Tutta la vita davanti lascia il segno ed è dedicato a chiunque si senta precario, e non solo dal punto di vista lavorativo. La sceneggiatura si rifà al libro Il mondo deve sapere di Michela Murgia AKA la vera Marta che dapprima raccontava le sue esperienze su un blog. Chissà che non venga pure in mente a me (l'idea mi ronza in testa) di scrivere della mia esperienza spicciola da cassiera, già mi immagino il titolo "6 mesi a battere" ok no non proprio questo che magari può essere frainteso ma almeno suona comico, perché d'altronde se pure la D'Urso e quella che fa tanta plin plin hanno scritto un libro (la Barbarella anche più d'uno) perché non dovrei riuscirci anch'io? E scusate se dopo aver letto questo vi sembrerà scritto tutto di getto, ma le cose stanno proprio così.

7 commenti:

  1. se un film vuol essere vicino alla realtà, come questo piccolo grande capolavoro, dev'essere commedia e tragedia insieme: ci deve scappare il morto e si deve ridere

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    1. e mica ho detto che il fatto che fosse entrambe le cose non mi piacesse, ma resta il fatto che va a finire così e molte volte nella vita vera il miracolo non accade

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  2. Bellissimo post. Quelli personali sono i più belli.
    Il film l'ho visto anni fa, ma lo ricordo molto bene, anche se vederlo oggi - ora che la crisi si sente più forte, ora che sono più grande - sarebbe diverso. A me Virzì piace, soprattutto con La prima cosa bella, ma anch'io ho mezzo odiato Il capitale Umano. Non ha un briciolo delle verità che, invece, nel suo piccolo ha la tragicommedia con la Ragonese.

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    1. faccio passare del tempo e mi guardo anche la prima cosa bella, anche io adoro i post personali degli altri anche perché sono curiosa e mai una volta che mi faccia i cavoli miei XD

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  3. Davvero un bel film. Lo vidi per sbaglio e mi piacque moltissimo, tanto che quando lo trovai in un mercatino dell'usato presi il dvd.
    Per quanto concerne la vita lavorativa... capisco benissimo cosa vuoi dire, ho passato delle esperienze al lavoro che non augurerei mai a nessuno. Io però ho visto altre cose che mi hanno disgustato, ovvero miei coetanei che rifiutano lavori umili (come pulire i bagni) perché ritenuti 'degradanti', e intanto oziano.

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    1. sì conosco varie persone che non hanno proprio distribuito curriculum, che tanto alla fine anche nel mio lavoro pulisco parecchio, ormai o si è un minimo versatili o si è fuori. È un discorso lungo, ci sono tante tipologie di giovani. Anch'io stavo per mollare, proprio perché il responsabile mi ha fatto notare che sembravo poco convinta e mi ha detto anche non ero tagliata per questo tipo di lavoro, gli ho risposto che nemmeno io lo pensavo ma che non era neanche possibile che le cassiere dovessero essere per forza solari, a conti fatti dovrebbe bastare la cortesia. Alla fine una settimana dopo ho preso il ritmo, ugualmente sono ancora convinta di voler fare l'uni ma in tal caso dovrei fare un lavoretto part time e tutte le volte che ho specificato che preferivo il part time mi hanno fatto una faccia schifata. Ok ho finito. Per il film ti giuro che si sembrava una cagata pazzesca dalla locandina e un po' anche dal trailer XD

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  4. A mio parere il problema del cinema italiano non sono né gli autori né gli attori, ma il pubblico che premia quasi esclusivamente ciofeche inenarrabili. Di conseguenza la Ferilli non è sottostimata, è che per lavorare si è dedicata a cose come i vari Natale di qui e di là che non fanno certo bene alla reputazione di un attore.

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