martedì 14 ottobre 2014

Top of the Lake


Consapevolmente avevo già sentito parlare di questa miniserie l'anno scorso e non sapevo che fosse arrivata in Italia proprio quest'estate, per la precisione su Sky Atlantic dove tra poco verrà anche trasmessa la serie francese Les Revenants, queste due serie condividono parti della trama, poiché in entrambe l'ambientazione è sviluppata attorno ad un lago, il clima è freddo e gli abitanti nascondono molti segreti. Ma in Top of the Lake non risorgono i parenti morti semmai è molto più probabile che finiscano sotto terra vista l'indole violenta degli abitanti di questo piccolo luogo isolato in Nuova Zelanda.
Al Parker è incinta e ha dodici anni, per liberarsi del bambino si immerge nel lago in una delle scene iniziali delle serie, è una scena molto suggestiva e carica di significati. La stessa scena si ripeterà alla fine ma con un personaggio diverso. Cosa si prova a restare in acqua per così tanto tempo fermi e in attesa di una morte tanto anelata? Forse lo spettatore potrà farsene un'idea grazie a Robin Griffin, la detective, che nel primo episodio appena tornata nel suo paese natio direttamente da Sidney cercherà il colpevole della gravidanza di Al. Ma la situazione non è semplice e Al scappa sulle montagne. Così il caso diventa ancora più complicato, le opzioni sono due; cercare Al o darla per morta lassù nei boschi dove il clima è impossibile. Robin Griffin è un personaggio tremendamente vero, è una donna ferita dal passato (il suo passato è tutto lì, in quel posticino minuscolo che sembra tanto insignificante) e da un brutto episodio di violenza, cerca ancora cerca di far luce su quello che veramente le è capitato, si identificherà molto con il caso di Al anche se "il colpevole" è diverso e meno tangibile. Ci sono varie scene che mi hanno colpita; per esempio quando Robin guarda i filmati di Al, mi ha ricordato molto una scena di Twin Peaks, forse perché Robin è ossessionata da Al, o forse si rifà proprio a quel mito visto che nei titoli di coda vediamo solo la foto di Al con sotto la scritta "no one" (che è uno dei primi indizi indiretti che Al consegna a Robin). Robin molte volte perderà la testa e giustamente, però come le viene detto da un personaggio chiave questo caso la porterà sulle sue ginocchia. La detective si divide tra uno stato di animo forte e uno di debolezza assoluta, è il personaggio più interessante, anche se le sue sfortune sono molto esagerate. E' interpretata da Elisabeth Moss (Mad Men, Ragazze Interrotte) che regala una toccante prova attoriale.
Nel primo episodio in realtà succedono molte più cose ed è tutto molto più complicato di così proprio perché le vicende di Al si intrecciano con quelle di Robin. Sempre lassù, sempre in un luogo desolato si è stabilita GJ (interpretata da Holly Hunter che aveva già lavorato con Jane Campion in Lezioni di piano), una specie di guru che aiuta delle donne con problemi vari; si passa dalla violenza domestica fino ad una scimmia cattiva, il luogo viene chiamato "Paradise" quando in realtà non c'è niente di paradisiaco in tutto ciò e ben presto il padre di Al si presenta reclamando il suo territorio. Il padre di Al è un'altro personaggio interessante, non si sa mai quale sarà la sua prossima mossa ed è il primo sospettato poiché continua a negare il fatto che la figlia sia incinta quando le prove fisiche ci sono tutte e si scoprirà anche che ha uno strano rapporto con la madre morta da molti anni. GJ da quello che avevo capito è stato concepito come uno dei personaggi di punta, una guru di cui proprio non si può fare a meno, che a me proprio non è piaciuta, mi ha dato abbastanza sui nervi e non solo lei, penso che il problema fosse proprio quello di concepire questo campo di recupero per sole donne, con donne insopportabili aggiungerei. Ma anche le "perle si saggezza" di GJ non fanno l'effetto voluto e risultano più che altro banali e già sentite. Per esempio anche il primo fidanzatino di Robin è un personaggio di poco conto, pur avendo avuto un ruolo importante nelle vita di Robin e apparendo molto nella serie non riesce a lasciare l'impatto voluto, risulta anche lui scontato sotto ogni aspetto, tutto sommato c'era bisogno di una storia d'amore?
Non è proprio la stessa storia per Matt Mitcham, il collega di Robin, che inizialmente sembra un personaggio di poco spessore ed invece assume sempre più importanza, addirittura è uno dei pochi con un senso dell'umorismo.
Ultimi personaggi di cui vi parlo in blocco sono i ragazzini di questa "ridente cittadina" tra cui il migliore amico di Al che ama le ossa e non parla, comunica attraverso un "sì" o un "no" scritto sul palmo delle mani, non so bene perché ma questa trovata mi è piaciuta, ha ulteriormente distanziato l'enorme abisso che esiste tra gli adulti crudeli e l'innocenza più pura.
Come in ogni giallo che si rispetti chiunque è un sospettato e le ipotesi abbondano.
Le atmosfere mi hanno ricordato anche Broadchurch, ma di poco. Per quanto riguarda la fotografia è davvero curatissima e non mi aspettavo di meno da Jane Campion, che in questa veste è affiancata da Garth Davis e Gerard Lee. Lancio un sassolino di approvazione per quanto concerne la sigla, lo stile grafico della scritta (che è la prima cosa che appare) non mi piace ma tutti questi disegni della testa del cervo in varie posizioni li ho trovati affascinanti, dura poco ma (devo ripetermi) mi ha ricordato ancora una volta Les Revenants:


La score è di Mark Bradshaw, anche lui aveva già composto la colonna sonora di un'altro film di Jane Campion; Bright Star. Poi c'è un'artista che riesce a descrivere bene l'aspetto desolante di questa serie; Georgi Kay. Di seguito tutta la colonna sonora con tanto di sigla:



C'è ben poco da dire questa miniserie mi è piaciuta moltissimo, certo qualche momento morto c'è ma tutto sommato è accettabile e giusto che ci sia. Mi pento di non averla recuperata prima. Un'aspetto positivo del tutto che non si può ignorare è che sono solo sette puntate quindi rispetto ad una serie normale (dodici o tredici episodi) si fa molta meno fatica a stare dietro alla storia. E le serie con una conclusione certa mi vanno benissimo. Per me è stato come guardare un film più lungo del normale, anche se tra le due cose c'è una bella differenza; i tempi seriali sono molto diversi da quelli cinematografici ecco anche perché a volte la storia quasi non scorre e dopo di botto ricomincia. Concludendo trovo che sia assolutamente da vedere, magari non indimenticabile ma davvero affascinante e la storia prende.

6 commenti:

  1. non mi ha catturato come è successo con les Revenants...

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    1. Concordo Les Revenants sta su un'altro livello.

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  2. molto belle atmosfere e musica, però ci mette un po' a coinvolgere e, quando lo fa, è già finita :)

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    1. Forse con metà delle puntate arrivava prima al punto con meno tempi morti. Chissà XD

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  3. Ho guardato Les Revenants in lingua originale e l'ho adorato, tant'è che non vedo l'ora che esca la seconda stagione (anche se purtroppo credo che dovremo aspettare un bel po')! Di questa serie non avevo mai sentito parlare, però sembra interessante, la metterò nella mia lista..
    A presto :)

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    1. Pure io ho adorato Les Revenants e da quello che ho capito dovrebbe partire questa sera, non ho Sky però spero che raggiunga uno share decente. Sulla seconda stagione penso siano partite le riprese :D

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