martedì 30 dicembre 2014

Le letture di dicembre

Ricordate il post extra lusso dello scorso mese? (non l'avete letto? Andate qui) Beh sapete il Natale e altre incombenze significano una cosa soltanto; acquisti!!! Regali un po' di meno. E nel frattempo questo mese mi è scaduto il contratto prima del previsto perciò ho dato un'occhio di riguardo al portafoglio, quindi acquisti sì ma con moderazione.

Dylan Dog 339: anarchia in Inghilterra

Il primo acquisto del mese è ovviamente Dylan Dog, la copertina è davvero molto ganza ma in generale questa svolta del "nuovo Dylan" non mi convince. Il Dylan nello spazio mi era anche piaciuto, forse per le notevoli citazioni ad altri mondi fantascientifici (chi non ha amato il film Moon? Nel fumetto ne ho sentito proprio l'impronta). In particolare la storia è scritta davvero malissimo, senza quel minimo di senso logico che colleghi i fatti. Per me è no, non ci siamo proprio. Spero che ci inseriscano un bel Gipi (qualcuno ha detto cover variant? E io dico numero tutto suo, carta bianca, color fest, qualsiasi cosa ma dategli Dylan anche se per poco) o più probabilmente Nicolò Pellizzon, l'autore de Gli amari consigli edito dalla BAO, anzi ho appena letto online che ha disegnato Dylan per un Color Fest, e se non sapete cos'è potete andate qui che ho parlato di un numero nello specifico. Sotto vi lascio un'immagine per farvi salire l'hype (andate qui per maggiori dettagli sulla fonte):


Hadez, the webcomic di Silvia Tidei e Ilaria Catalani

Ebbene sì voglio infilarci nel mezzo anche un webcomic. Innanzitutto perché da quando internet è social questa è una realtà da considerare ma sopratutto da apprezzare. Hadez è una storia molto sapiente, piena zeppa di avventura, di fantasmi e di paranormale, tutto quanto con ironia s'intende. Il motivo principale per cui ho deciso di seguire Hadez è da imputare tutto alla sua somiglianza per stile a Monster Allergy di cui ad essere franchi non ho mai avuto la fortuna di leggere un sol numero. Però da piccola ero una super fan della serie animata che davano la mattina presto sulla Rai, checché possiate dire gli anni dell'infanzia associati a molti cartoni e serie tv furono un vero spasso. La trovo una storia meritevole e divertente, le nuove pagine escono ogni venerdì, potete andare a leggere qui.

ADVENTURE TIME 16Adventure Time 16

Il fumetto di Adventure Time secondo il mio modestissimo parere è un must have. Un sacco di fumettisti indie che creano un vortice di colori e pazzia. In questo numero ho adorato lo speciale Voglia di neve, un po' perché vado pazza per i maglioni natalizi (ma che dico? Vado pazza per il natale, anzi dai tutte le festività sono le benvenute) per colpa dei Weasley e dei classici film americani sulla neve ed un po' perché la storia è disegnata benissimo. E' di Luke Pearson, il suo tratto mi sembrava familiare, infatti qua in Italia è conosciuto per Hilda edito dalla BAO. E tanto per cambiare ecco che la mia wishlist si allunga. Vedremo nel prossimo numero come andrà a finire la storia di questi fantasmi. Scommetto poi che esistono pochi fumetti con i commenti "live" dell'autore.


Ladra di Sarah Waters

Per non lasciarvi a corto di libri ecco che vi parlo di questo romanzo che avevo acquistato lo scorso mese su Libraccio (se volete saperne di più potete sempre visitare il post La rob(b)a di novembre linkato all'inizio di questo articolo). L'ho scelto perché Park Chan-wook ne farà un film. E' uno dei miei registi preferiti quindi è d'obbligo che lo legga. Che dire mi aspettavo molto di più. Intendiamoci la storia è intrigante e tutto se ci si mette Chan-wook ne verrà fuori qualcosa di migliore sullo schermo, com'era d'altronde già accaduto con il manga di Oldboy che non regge il confronto con il film. Però ci sono dei passaggi che sono di una noia mortale, e lo dico io che ho letto con passione molti libri di Jane Austen, non ho mai schifato quel tipo di letture. E in più ci ho messo molto tempo per leggerlo che di regola libri così li divoro. Forse era anche per il fatto che lavoravo, perciò riuscivo a leggere solo di sera ed ero anche un po' cotta. Quando mi hanno licenziata però l'ho finito tutto. Diciamo che c'è una svolta verso metà libro che rende il tutto più interessante. C'è una specie di ragnatela tra i personaggi. La storia lesbo prende poi poche pagine, pensavo che la storia si fondasse principalmente sull'amore delle due ragazze ma non è proprio così. Il signor Rivers è una figura molto ambigua, non si capisce bene cosa gli piaccia, ma anche nella sua prima apparizione qualcosina arriva al lettore. Un romanzo affascinante ma non d'impatto come mi aspettavo.


Anya e il suo fantasma di Vera Brosgol

Diciamoci la verità; qualsiasi titolo della BAO fa gola. Questo qui in particolare mi sembrava davvero caruccio. L'ho trovato in biblioteca e l'ho divorato. Non è il capolavoro che Neil Gaiman professa sulla copertina (non pensiamo sempre male dai, nessuno l'ha pagato per dire che è un capolavoro) ma è una di quelle letture poco impegnative da giorno festivo. E ho fatto proprio bene a non comprare il volume, visto che non ne vale la pena. Sinceramente poi il tema del bullismo e della diversità nell'adolescenza sono cose trite e ritrite sia nel fumetto che nel mondo della letteratura. Nella mia ingenuità pensavo dalla copertina che fosse una storia gotica e in qualche modo divertente. Amo molto le storie gotiche con fantasmucci quindi è facile ingannarmi. Non è proprio da buttare ma giuro che un personaggio maschile in particolare è la fotocopia di Craig in Blankets (ne ho parlato qui) e oltretutto la Brosgol ha lo stesso stile di disegno di Craig Thompson. Caruccio ma alla fine non è una lettura obbligatoria.


L'ultimo grande viaggio di Olivier Duveau di Jali

Disegno molto particolare. Ambientazioni claustrofobiche ma vittoriane. Torri giganti ed una grandissima solitudine, la solitudine di Olivier Duveau, uno dei tanti uomini morti e dimenticati come tanti altri. Così d'altronde ci viene introdotto da Jali questo strambo personaggio che è affascinato dalla notte e vive solo di notte. Tutta questa storia serve soltanto a raccontarci i suoi ultimi secondi di vita che saranno i migliori di sempre. E l'amore centra qualcosa. La dedica finale è un buon augurio per il lettore e anche per l'autore stesso. Che dire difficile non innamorarsi di questa piccola storia così delicata, che racconta volendo anche di un sacco di paure che ci attanagliano che non ci lasciano uscire e vivere la nostra vista con qualcun altro. Alla fine c'è anche un racconto extra che parla semplicemente del bambino più forte del mondo. L'unico particolare adulto che troverete in tutto il fumetto è il disegnino di un pene. per l'altro l'ho trovata una storia adatta a chiunque. Davvero bello. E sono rimasta davvero affascinata dalle rappresentazioni delle case che sono un mio piccolo feticcio.


La mia vita disegnata male di Gipi

LMVDM ammetto che lo avrei scambiato per "la mia vita di merda". E non sono stata l'unica. Mi aspettavo la solita storiella depressa, piena zeppa di malattie immaginarie eccetera. Capiamoci adoro Gipi e l'ho già detto altre volte ma ho letto anche dei fumetti suoi che mi hanno annoiata a morte. Questo qui inizia con lo stesso mordente poi però cambia scenario varie volte, ci infila di mezzo i pirati, la guerra, degli amici immaginari ed un trauma che segna tutto il volume. Il finale mi ha fatta ricredere, c'è spazio anche per qualche sorriso. Quando ritrova l'amico di infanzia per esempio. Diciamo poi che se devo soffermarmi sulle rappresentazioni femminili non ci trovo niente di che. Gipi sa dare carattere ad un personaggio maschile ma se poi devo pensare ad una donna di solito sono rappresentate come macchiette. Se non ci fossero nella storia sarebbe uguale. Ci sono nomi di donne nelle frasi ma queste non appaiono. Capisco poi che sia tutto voluto. Non ci sono state donne molto importante nella vita di Gipi? O magari ci tiene di più a rappresentare le sfighe come dice nell'epilogo? Mi piace pensare che sia la seconda ipotesi. Da guardare mi piacciono di più le parti colorate, anche perché se guardo le pagine in bianco e nero sembrano a primo impatto solo un guazzabuglio di parole confuse. Mica male la vita di Gipi.

Gli amari consigli Gli amari consigli di Nicolò Pellizzon

Ve ne avevo parlato grazie a Dylan Dog ed ero proprio curiosa di comprare questo volume perché l'ho visto girare da tutte le parti, un po' come Sock Monkey. Solo che si tratta di una storia un po' confusa con una protagonista che non sa che strada deve prendere. E ha strane allucinazioni che annunciano l'apocalisse. La parte grafica è molto curata, i colori sono luminosissimi e lo stile è quello inconfondibile di Pellizzon. Come storia lascia parecchio a desiderare. Come avrete ormai capito mi faccio ingannare spesso dalle copertine e non do credito alla storia. Non era un'acquisto obbligatorio. La curiosità ha avuto la meglio. Tolto tutto l'altro la trama poteva essere sensazionale solo che non si capisce bene dove voglia andare a parare. Avrei gradito uno "spiegone" sull'identità delle creature. Magari lei appartiene ad una stirpe che può vedere questa specie di mondo parallelo. Ed invece nulla, ti arrangi. Alla fine ci sono più supposizioni tue che certezze. Ho apprezzato la caratterizzazione del personaggio femminile, sembrerà scontato ma nei fumetti vedo pochissime donne appassionate di cinema, letteratura e arte in genere. C'è anche un piccolo spiraglio sul precariato. Non è che sia brutto ma non è manco così fondamentale come lettura. Un conto è leggerlo ed un'altro comprarlo (tenendo presente la nota più dolente di tutte, purtroppo la BAO costa e molto, ma sforna storie interessanti).


Billy Bat 7-10 di Naoki Urasawa

Adoro sempre di più questo Billy Bat e sto resistendo alla tentazione di leggere il seguito online (ho trovato online fino al volume 15). Quindi mi sto facendo forza per portare pazienza e leggerlo a mano a mano che escono i volumi in fumetteria. Ci vorrà molto tempo quindi. E ricordo che quando lessi le altre opere di Urasawa erano già concluse quindi non correvo il rischio di finire la storia sul più bello. Anche perché la trama si sta incasinando sempre di più introducendo nuovi personaggi ad ogni albo. Io devo sapere ma devo anche imparare ad aspettare. DOVETE assolutamente leggerlo!!!


Il baco da seta
Il baco da seta di Robert Galbraith AKA J.K. Rowling

Avevo già parlato de Il richiamo del cuculo qui (primo libro della saga di Cormoran Strike). Attendevo questo secondo libro con una certa trepidazione, un po' perché mi sono affezionata a Strike e Robin (ma quand'è che capiranno di piacersi questi due scemi?!) e un po' perché è difficile che mi perda un sol libro della Rowling. Detto questo mi piacciono i casi da risolvere. Come al solito (come sono lenta!) ho avuto bisogno dello "spiegone" finale per capire chi era l'assassino. Sicuramente non si tratta di letteratura memorabile ma bensì piacevole e molto adatta al periodo delle feste. Se non altro perché il clima londinese ricorda quello che l'Italia si è beccato in quest'ultimo periodo: pioggia, pioggia e ancora pioggia a non finire (d'altronde è dicembre che ci potevamo aspettare?!). E nel secondo capitolo ci sono riferimenti letterari. Quindi dai la Rowling è stata buona ed ha inserito come ambientazione anche qualche libreria di seconda mano inglese. Aspetto con molta ansia il serial della BBC e spero che per Strike considerino anche quel "tenerone" di Matthew Goode, insomma è inglese dovrebbe avere già il ruolo assicurato! Per Robin pensavo a lei, non è bionda ma son particolari. Ovviamente ci saranno altri libri di questa saga e li leggerò tutti quanti con piacere. Lettura leggera e che raccomando per questo periodo di fresco. 


Il quinto Beatle di Vivek J. Tiwary e Andrew C. Robinson

Bellissimi disegni e la storia ruota tutta intorno a Brian Epstein; il manager dei Beatles, colui che si dice anche abbia aiutato a diffondere l'amore nel mondo. Il volume è molto figo ed esibisce un'introduzione del manager dei Rolling Stones su un personaggio rimasto purtroppo nell'ombra, che rimase però colui che tirava le redini del gruppo per condurli al successo. Mi ha colpita molto anche la tematica omosessuale, visto che a quanto pare Epstein lo era ed infatti viveva sempre nel terrore di essere scoperto e buttato in prigione. Interessante spaccato storico e sicuramente pieno di tavole da riguardare su delle figure cult. Ma non è solo per gli amanti dei Beatles visto che il manager era molto ambizioso rimane sicuramente una figura d'ispirazione anche per il lettore. Almeno io sento che questa storiella (è scomparso molto giovane) qualcosa mi ha lasciato. Oltretutto rimane un'interrogativo: chi diavolo è Moxie? Che ognuno ne tragga le sue conclusioni perché non mi va di fare spoiler.
Ma parliamo di dettagli tecnici vantaggiosi; pur avendo un formato ben curato (ricordo che non è cartonato) l'ho pagato abbastanza poco; una spesa sui 6 euro. 

L'usuraio 7 di Shohei Manabe

Ogni volta che leggo L'usuraio mi sale un'ansia pazzesca. Un'ansia dettata dai debiti, dalla cosa più brutta e primordiale che costituisce noi umani: i soldi. Più che altro questo manga dimostra fino a che punto si può spingere una persona per fare soldi facili. La morale è che poi si riempie di debiti, rischia la pelle visto che gli strozzini si sa che non sono teneri e coccolosi con i clienti e finisce tutto male. Anzi a volte gli scenari sono così surreali che si spera non siano veri. Eppure se ne sentono di casi così al telegiornale. Sicuramente arrivata al settimo numero credo di aver capito come proseguirà la storia, visto che le trame sono più o meno le stesse per ogni nuovo personaggio introdotto.  Ecco perché non saprei se continuare a comprarlo. Certo è una buona storia anche se i disegni sono bruttini e mette una grande inquietudine ma in patria ha superato i 30 numeri. E di solito sono abituata a quelle serie che hanno una fine certa. Direi che già solo con un numero a caso uno se ne può fare un'idea.


SHAMO 1 2 3Shamo di Akio Tanaka e Izo Hashimoto (numeri 1-3)

Shamo si affianca secondo me bene all'usuraio. Un'altro manga pieno di stupri e delle peggio schifezze. Ed inizia tutto quando un ragazzo di 16 anni uccide i suoi genitori. Nel riformatorio ovviamente subirà molti soprusi e tutti vorranno ricordargli il suo orribile crimine (costringere una persona a fare sesso contro la sua volontà dovrebbe stare sullo stesso livello di schifo, ma qui sono tutti folli quindi questa cosa passa quasi come se fosse normale). Comunque in questo bruttissimo luogo si insegna il karate. Così il protagonista diventa bravissimo nella tecnica e riesce ad andarsene. In pratica il manga si fonda sul karate ma è impossibile che vi colpisca solo quella parte della storia. Non è che sia una brutta storia però mi sono un po' stancata di leggere sempre la stessa zolfa su quanto il mondo faccia schifo e sull'ultra violenza onnipresente in opere di questo genere. Ogni tanto leggere qualcosa di carino e mainstream mal non fa. Sono curiosa sul personaggio più interessante; la sorella. Comunque verrete attirati dal prezzo di 15 euro e dal formato enorme che contiene i primi tre volumi. E' un manga di combattimento quindi non proprio il mio genere. Ma è lontanissimo dal tipo di violenza poetica di un Ichi The Killer (ne ho parlato qui). Quindi l'ho letto ma non l'ho comprato ed ero incuriosita dalla copertina. Oltretutto in patria questo manga dopo 33 volumi non ha ancora trovato una conclusione, qui vale lo stesso discorso che ho fatto con L'usuraio. Attrae più che altro per l'edizione. A quanto pare esiste anche una versione cinematografica di questo fumetto non ancora terminato, potete vedere un'estratto del film qui.

Shotgun Lovesongs di Nickolas Butler

Questo libro è una folgorazione. E secondo me non risalta tanto la parte musicale come tutti hanno voluto sottolineare ma bensì le atmosfere di questo paesino sperduto. E sì c'è anche del romanticismo. Non un capolavoro ma una bellissima storia d'amicizia senza i soliti stereotipi che abbondano in libri così. C'è anche spazio per l'invidia perché di solito (e purtroppo) è un'elemento che va a braccetto tra gli amiconi. Non si è perso tempo ed è già stata annunciata una trasposizione cinematografica. Sono curiosissima, sopratutto per gli attori che interpreteranno Beth e Lee.
Colgo l'occasione per ringraziare Michele che me l'ha consigliato, sicuramente conoscerete il suo bellissimo blog Mr.Ink: Diario di una dipendenza, altrimenti andate qui.

SPOILER: allora il libro l'ho cominciato davvero ad adorare quando sono arrivata a quella parte lì. Sospettavo che non potesse essere tutto rosa e fiori. E poi quel pezzo (la citazione non è presa pari pari dal romanzo eh) "tutte le canzoni del mio primo album erano canzoni d'amore per Beth". In quel momento mi si è spezzato il cuore, mamma mia. Forse anche perché sento un minimo di empatia per la situazione di Lee. E avrei preferito mille volte un finale dove loro due si mettevano insieme mandando a quel paese (un'altro paese che se no dopo sono troppo vicini) l'amico d'infanzia. Però me ne sono fatta una ragione e ho pensato che la storia ne avrebbe risentito enormemente se l'autore si fosse abbandonato ad ulteriori sentimentalismi. 


Kaze To Ki No Uta (Il poema del vento e degli alberi) di Keiko Takemiya

Di questo manga storico avevo visto soltanto l'OAV e ovviamente l'opera originale si era rivelata introvabile in Italia poi ho scoperto che qualcuno lo stava traducendo, infatti qui potete scaricare i capitoli tradotti. Sto veramente adorando questo manga e sopratutto il personaggio di Gilbert e tutta l'atmosfera claustrofobica del collegio. Se mai uscisse in Italia lo acquisterei assolutamente. Comunque visto che una recensione sarebbe di troppo vi lascio un pochino di dati tecnici presi da Wikipedia molto interessanti, cosicché ve ne possiate fare un'idea (poi solo per la parte grafica merita la lettura). 
"E'uno shojo manga pubblicato dal 1976 al 1984La serie è riconosciuta come un classico del genere shōnen'ai, essendo stato uno dei primi nel genere a combinare il romanticismo con la sessualità, oltre ad esser una delle primissime storie d'amore tra ragazzi pubblicate: di certo innovativo per le sue raffigurazioni di "rapporti apertamente sessuali", favorì ampiamente lo sviluppo del genere amoroso yaoi nei Shoio Manga, a cui contribuì a dare una decisiva svolta. Ci vollero nove anni prima che l'editore accettasse di mettere in commercio il manga, dato che l'autrice si rifiutava categoricamente di tagliare e censurare gli elementi più apertamente sensuali della storia (una scena in cui i due protagonisti si presentano nudi a letto fece sensazione nell'ambiente dei mangaka). Il manga fu adattato in un OAV nel 1987. È stato pubblicato in Italia su VHS nel 1997 e su DVD nel 2006
Uno dei primi manga messi in commercio che raccontino esplicitamente una storia d'amore omosessuale, tratta temi molto più impegnativi rispetto a quelli classici decisamente più leggeri dei manga per adolescenti, quali razzismo, classismo, omofobiapedofiliastuproincestoprostituzione e abuso di droghe: il ritratto estremo, decisamente radicale dato a tutti questi argomenti ha procurato un impatto fortissimo sui lettori dell'epoca. Midori Matsui lo definisce come "pornografia surrettizia per ragazze" (in quanto rivolto ad un pubblico eminentemente adolescenziale femminile) e paragona Gilbert ad una "femme fatale"; considera inoltre fondamentale la sua influenza nella creazione della sottocultura del dōjinshi yaoi. Masami Toku lo considera rivoluzionario ed innovativo per le sue raffigurazioni di "rapporti apertamente sessuali", stimolando enormemente lo sviluppo di storie d'amore tra ragazzi nello shojo manga, a cui contribuì a dare una decisiva svolta."
Spero di avervi incuriositi anche se non siete propriamente amanti del genere.

Sock Monkey di Tony Millionaire

Questo è un volume di cui avevo sentito parlare in lungo e in largo. Passa velocemente dalle 
storie infantili fino ai dettagli più grotteschi e meno infantili possibili. Si parla anche di 
dibattiti e questioni etiche come il decidere tra la vita e la morte. Mi ha ricordato per molti 
versi Dolci Tenebre (ne ho parlato qui) solo che quel volume mi è piaciuto molto di più di 
questo Sock Monkey. Dal punto di vista grafico è vera poesia per gli occhi. E questa edizione 
(seppur costosa; io l'ho pagata 25 euro su Amazon) merita il prezzo. Si tratta di un 
bellissimo volume cartonato con inserti a colori. Forse si esagera a definirlo un classico del 
fumetto ma sicuramente si tratta di una storia unica, originale e molto indie. Piccola curiosità per i fan di Adventure Time: Millionaire ha dato il suo contributo nel volume The Adventure Time Encyclopaedia, che dal quel poco che ho visto sembra davvero spettacolare e arriverà in Italia. Non ho potuto resistere alla tentazione di fare qualche foto.

sabato 27 dicembre 2014

The Tatami Galaxy


Quest'oggi voglio presentarvi una serie anime assolutamente meravigliosa che parla della "rosea vita del campus". Il protagonista di cui non sapremo mai il nome è un personaggio semi-biografico che si rifà all'autore del soggetto originale, cioè dal romanzo omonimo (inutile cercarlo in italiano, il romanzo non esiste senonché in inglese ma non ho trovato neanche lo straccio di un epub). La trama si basa sulle diverse scelte che potrebbe aver compiuto il protagonista nei suoi primi due anni di università e di come queste avrebbero influito sul suo futuro. In pratica ogni puntata espone un viaggio nel tempo per vedere come sarebbe stato se lui avesse scelto un club diverso al quale unirsi; si passa dalla "classica" setta giapponese fino al gruppo di cinema, bici e strani circoli pubblicitari che vogliono rifilare un miele biologico a tutta la popolazione. Ogni parte della storia è curata a puntino cosicché alla fine tutto assuma un senso logico assolutamente perfetto. Non ci sono buchi nella vicenda. Per esempio c'è il caso che nella prima puntata possiate perdervi un po' considerando alcuni eventi che non vengono spiegati ma nell'ultima puntata tutto viene chiarito. The Tatami Galaxy altro non è che un'epopea del protagonista nella società per cercare di inserirsi, ma nel frattempo assistiamo alle sue continue lotte interiori e confronti con l'amicizia e l'amore (spunta sempre un cowboy, in realtà è una metafora dei suoi bisogni più "bassi", anche per questi piccoli particolari la vena divertente non manca mai). La fine è quasi una considerazione commossa e "arresa" della vita, del fatto che bisogna imparare ad accontentarsi e a gioire di ogni piccolo secondo. Altrimenti si rischia di rimanere incastrati nei quattro tatami e mezzo di cui decanta tante lodi il protagonista, infatti arriverà ad odiarli capendo che vivere in un perfetto quadrato non è il miglior modo di vivere. Da una logica tutta sua sulla perfezione di questo spazio vitale deriva il titolo della serie. Ed è tutto così geniale e dettagliato in ogni piccolo pezzettino. E gli altri personaggi sono considerati in ogni loro piccolo capriccio e caratterizzati benissimo. Risalta in particolare Ozu che viene descritto come un demone nelle varie realtà alternative vissute anche se arrivati ormai all'ultima "fase della realtà" lo stesso protagonista senza nome si renderà conto che non tutto è come sembra e che giudicare una persona soltanto da un'angolazione è sbagliato. Ma sopratutto ogni cosa che Ozu faceva aveva un fine, mentre il protagonista ha bighellonato in buona parte delle varie realtà parallele non fissandosi un'obiettivo preciso. Ma in undici puntate avrà il tempo di capire. Masaki è un'altro personaggio reso molto bene; uno studente di bell'aspetto fissato con l'igiene e proprio a causa di questa sua ossessione tiene in casa una bambola gonfiabile ed ha un muro pieno di "tette da scalare". E' una specie di capo incontrastato del club di cinema, che dirige, ed è il nemico giurato della "divinità" Higuchi. Higuchi è il primo personaggio che il protagonista incontra nel misterioso negozio mobile del gatto (che vende ramen), si professa come Dio dei matrimoni ma in realtà si rivela essere uno studente dell'ottavo anno che ha adottato una particolare filosofia di vita, che l'ha importato infine ad essere seguito da alcuni seguaci (in una di queste realtà, quando il tempo si riavvolge, il protagonista sarà uno dei seguaci di Higuchi). I personaggi femminili non sono da meno ed in ogni puntata abbiamo (altro particolare: tutti i personaggi principali sono in ogni puntata, anche se in piccole apparizioni) Hanuki l'igienista dentale che adora bere in compagnia con "amici intimi" e Akashi che fin dal primo episodio capiamo che è la ragazza di cui il protagonista è innamorato, solo che lui ancora non lo sa. In ogni puntata ritroviamo anche la fattucchiera che dice sempre la stessa cosa al diretto interessato ed aumenta il prezzo ad ogni consiglio, tra i personaggi secondari c'è anche il proprietario del negozio di ramen nel quale si reca spesso il protagonista, pur non avendoci mai parlato il protagonista ne riconosce il valore nella puntata finale (come ho detto la puntata finale è un'epilogo perfetto che porta alla luce ciò che era sempre stato sotto i suoi occhi, come gli dice tutte le volte la fattucchiera). Il lato divertente prevale per buona parte della serie ma quando si arriva alla "resa dei conti" penso di essermi anche un po' commossa per il messaggio per nulla banale e quanto mai importante che la serie vuole lasciare a chi la guarda. E che non vi dirò. 
Butto un sassolino in favore delle scelte musicali; la sigla di apertura è Maigoinu to Ame no Beat di Asian Kung-Fu Generation, potete vederla qui.
La sigla di chiusura è Kami-sama no lutori di Etsuko Yakushimaru e personalmente la preferisco all'opening, ve la lascio qui sotto è un tripudio di tatami.




Dal punto di vista dell'animazione Masaaki Yuasa mischia tantissimi stili creando uno scenario originale e pieno zeppo di tecniche alternative, spesso infatti vengono utilizzate delle foto a cui vengono sovrapposti i personaggi. Una vera esplosione di colori e movimento. Yuasa ha diretto anche Ping Pong The Animation, l'episodio Food Chain di Adventure Time (c'è solo il meglio in questo cartone originalissimo) e l'episodio 16 di Space Dandy (questa serie anime poi è diretta da Watanabe che ha creato Cowboy Bepop, Sakamichi No Apollon e Zankyou No Terror che è uscito quest'estate, ed è davvero niente male secondo me, insomma una vera leggenda del settore, a cui presto si affiancherà anche Yuasa anche se lui è meno mainstream). 
Davvero imperdibile, ho adorato ogni minima componente di questa mastodontica opera d'arte che sa essere divertente e filosofica al contempo. Non fatevelo scappare.

Vi lascio una serie di gif per farvi capire bene il concetto di colore che vige nella serie, perché è esplosivo.


lunedì 22 dicembre 2014

Black Mirror speciale White Christmas


Ma come fa a non piacere Black Mirror? Anche l'episodio peggiore e con meno enfasi è ad un'altro livello rispetto alle serie tv che rientrano "normalmente" e noiosamente nella media. Si parla della tecnologia che ci corrode e ci ossessiona. Di nuovi tipi di punizioni per chi ha sbagliato, punizioni sempre più grottesche, avanzate ed efferate. Questo speciale natalizio mi ha ricordato un'altro episodio della prima stagione, quello del parco divertimenti. Il bello è che non c'è bisogno di vedere neanche tutti gli episodi (che non sono neanche tanti) perché ogni capitolo è una storia a sé con nuovi personaggi, nuovi attori e diversi salti temporali con progressi tecnologici adatti ad ognuna di queste dimensioni immaginarie. Immaginarie poi mica tanto perché bloccare le persone nella vita reale io non la vedo una realtà tanto lontana o magari quella che mi ha inquietato più di tutte; registrare la propria vita e poter riguardarla. Della serie niente più televisione o cinema; si sta attaccati al divano a rivedere la cena con gli amici della sera precedente. Per me è inquietantissimo. Però non si esplora la parte benigna del progresso semmai i lati peggiori. Cioè quando l'avanzo tecnologico viene usato male e in modo malato o compulsivo. Ogni volta che iniziavo una nuova puntata non potevo immaginarmi il finale, succedono troppe cose e in così poco tempo. Questa realtà che ci viene proposta è un mistero e non conosciamo le regole dell'utopia rappresentata quindi ogni cosa sembra lecita e scoprire che le regole ci sono sembra quasi incredibile. Addirittura in questo episodio vengono creati dei doppioni di noi stessi, utilizzati per varie mansioni, per qualsiasi cazzata tipo farsi organizzare gli appuntamenti. Il problema è che questa condizione è molto simile alla schiavitù, questi doppioni siamo noi sul serio, è come se ci staccassimo ma non sapessimo cosa stia facendo quell'altra parte perché non la vediamo fisicamente. E' anche difficile da spiegare. C'è da vederlo fidatevi. E si può far scorrere il tempo nell'universo dei doppi, non ho capito bene però se si possono creare dei micro universi per loro. Pensiamoci bene; visto che due doppi possono stare in uno stesso spazio con uno "sfondo" personalizzato, si potrebbe creare una dimensione nella quale interagiscono. Diventerebbe una specie di The Sims, con l'unica differenza che quella persona sei a tutti gli effetti tu. L'impressione è quella dell'auto maltrattamento ma senza sapere davvero ciò che prova l'altra parte di te. Un'attimo però che mi sono persa in questo ragionamento; allora nella puntata a dire il vero non si vedono doppioni nello stesso spazio, visto che l'altro personaggio entra nell'ambiente solo collegandosi ad una macchina e non facendo l'operazione che si fa fare la tizia a metà puntata per avere una segretaria uguale a lei (che poi ha senso questa cosa? Cioè tu hai un doppio e lo fai diventare una mini addetta?! Bah i ricchi proprio non li capisco). Rendiamoci conto che in questa puntata vengono introdotte due cose; i gemelli che non vediamo e il fatto di poter bloccare le persone dal vivo. Esempio: ci stanchiamo. Quella parla troppo la blocco per 30 minuti. Ma attenzione se proprio non la sopporto posso bloccarla per tutta la vita quindi se mi si para davanti vedo una macchia grigia e non capisco cosa dica. Ed in più se avessi dei figli anche loro vedrebbero ciò che vedo io (ok qui non si è capito è più complicato di così, qual'è il limite? A 18 anni diventano visibili o deve morire chi ha imposto il blocco? Mamma mia quanti "pipponi" mi son fatta su questi particolari, voi non ne avete idea). Il problema è che tutte queste cose potrebbero potenzialmente funzionare ma rimane sempre il lato umano, il problema sono le emozioni. E' proprio come guidare un'auto, finché ci sarà sempre una persona alla guida continueranno ad esserci gli incidenti ma se queste macchine diventassero totalmente automatiche il margine di errore sarebbe al minimo. Ma noi vogliamo guidare. E questo è un'altro problema. Ci sarà qualcuno a cui piace guidare no? Quindi non smetterà così facilmente e ci vorranno ancora molti anni prima che questo accada anche se qualcuno da qualche parte nel mondo starà già provando a sperimentare una guida con una macchina automatica. 
E ti pareva mi sono persa nei miei ragionamenti confusi, tanto per cambiare. Ma preferisco mille volte le serie che fanno scattare qualcosa a quelle che lasciano un ronzio in testa, al massimo. Tra l'altro alla faccia dello speciale natalizio, l'atmosfera magica del natale è inesistente, se non c'era scritto che la puntata si chiamava così io me lo dimenticavo anche che era uno speciale (ammetto di essermi abituata agli stereotipi su questa festa perché son venuta su a pane e film americani in cui nevica sempre, e forse l'ho già detto ma a me piace il natale e non ho mai fatto la finta alternativa sulle festività). Jon Hamm già si sapeva che è un bravissimo interprete ma qui mi ha davvero trasmesso inquietudine. Sopratutto perché ha inquadrato benissimo tantissime espressioni facciali. Non è come un Ben Affleck ad esempio che preferirebbe pagare piuttosto che cambiare espressione. Non sto neanche dicendo che esistano personaggi che cambiano sempre espressione, dipende sempre da che cosa stanno interpretando. In questo caso ce n'era bisogno. Insieme allo schermo rotto di uno schermo nero c'era bisogno di Jon Hamm. Black Mirror colpisce ancora e più che in un'altro speciale io spero in un'altra stagione. Come avevo già fatto notare si può anche guardare questa puntata da sola che per durata potrebbe essere definito anche un film. Sullo stesso genere, se questo vi piace, dovreste proprio guardare Utopia che non muove critiche verso la tecnologia ma si lancia a tutto spiano verso il complottismo, ne ho parlato qui.
Come al solito non sono riuscita a creare una recensione ma una marea di pensieri. Vi auguro un buon natale con una delle visioni meno liete ed adatte al periodo gioioso ma credetemi è uno speciale meraviglioso e geniale.
Questo modo di fare televisione è estremamente intelligente e vorrei vederne molte di più di serie così e sopratutto che venissero guardate dal grande pubblico. 

domenica 7 dicembre 2014

Mommy di Xavier Dolan


Difficile parlare di Xavier Dolan e del suo Mommy. Innanzitutto in questo imbarazzante video avevo già parlato di tutti i suoi film e di come Dolan diventerà tra non poco una leggenda, anche se per me lo è già. Dolan lo scoprii nel 2011 con Les Amours Imaginaires a cui entro poco avrei preferito I Killed My Mother (la sua opera prima fatta a 19 anni!!!) per poi arrivare ad amare anche Tom à la Ferme. Per me chi non conosce Dolan ora come ora non può definirsi un cinefilo o uno che esplora il cinema, ormai è sulla piazza da un po' se ancora non avete visto un suo film direi che è proprio ora di iniziare. Dolan è un rivoluzionario senza troppi giri. Questo Mommy nel formato 1:1 è impregnato di poesia, di dramma e di tanto amore. E' il primo film che vedo in questo formato, ma attenzione durante la visione a seconda degli stati di Steve (interpretato da un bravissimo Antoine-Olivier Pilon) lo schermo si allarga, cosa significa? Che lui ha speranza di cambiare? Che è più libero? Forse. Ci sono tante domande a cui Xavier decide di non rispondere, tipo la balbuzie della vicina deriva da qualche scheletro nell'armadio con il marito? Ma prima di arrivare ai personaggi secondari c'è da fare qualche riflessione anche sul genere, che è anche un po' distopico, difatti nell'introduzione capiamo che le leggi del "nuovo governo" in Canada sono un po' estremiste e consentono alla famiglia di poter far rinchiudere i figli con problemi comportamentali in questi istituti (scelta dalla quale non si può tornare indietro) sulla scia degli anni 50', in pratica dei manicomi con camicie di forza e milioni di farmaci. Il film racconta di questo appunto; un figlio e la madre, argomento che sta molto a cuore a Dolan, non si era forse capito dal suo primo film nel quale aveva ucciso metaforicamente la madre? Peccato che qui le madri siano molto diverse e i finali lo siano altrettanto. Per esempio anche in Tom à la Ferme c'era una madre, ma era remissiva e quasi fastidiosa per lo spettatore. Anche Diane (detta Die, notare il significato in inglese, con tanto di cuoricino sulla i) potrebbe farvi incazzare parecchio. E a buon ragione. Visto che il regista si è dato alle rivoluzioni ha deciso di non recitare per la prima volta nel suo film e per la prima volta un suo film non tocca in alcun modo il tema dell'omosessualità (ammettilo Dolan che sceglievi attori gnocchi solo per farteli), semmai il tema che scotta è l'incesto, questo rapporto costante di amore ed odio. E di una madre che non è una madre, forse una delle peggiori rappresentazioni materne, non c'è alcun riscatto, non è come il suo primo film, è meno personale. Anne Dorval aveva già lavorato con Dolan, come d'altronde aveva fatto anche Suzanne Clément che qui interpreta Kyla, la misteriosa vicina che completa il terzetto e dà una mano all'occasione. Insegnava in una scuola secondaria ma sospetto che soffrisse delle stesse crisi d'ira di Steve, tra l'altro Dolan in questo futuro distopico ci fa notare che i ragazzi ad avere problemi comportamentali a quanto pare sono molti se si è sentita l'esigenza di aprire questi "centri" che sono l'ultima spiaggia per coloro che hanno già perso la speranza. Insomma non è detto che molte domande trovino risposta visto che il film si incentra principalmente sulla madre e il figlio. La fotografia è splendida, molte scene entreranno nel vostro immaginario come quella con Experience di Ludovico Einaudi come sottofondo, è stata sicuramente la scena che mi ha fatto stringere di più stringere il cuore, e ho pianto molto. Ci sono anche citazioni alla cultura pop, come la scena della borsa che si rompe citando Mamma ho perso l'aereo (poi l'attore assomiglia troppo al protagonista di questo film e lo imita allo specchio), pensate quante risate si è fatto Xavier quando ha scoperto che molti cinefili sparavano nomi impronunciabili di film russi a cui si sarebbe ispirato. E poi la musica e le inquadrature che si allontanano, si espandono e si riducono sono una gioia per gli occhi. Dei primi piani da sbavarci sopra. Ed una colonna sonora della mia generazione, eccetto per Vivo per lei cantata al karaoke (certamente una scelta singolare per un adolescente). Ha tirato fuori anche gli Eiffel 65 che avevo ormai buttato nel dimenticatoio. Sbaglio o lui stava ascoltando anche Kanye West?! E non mi aspettavo assolutamente Lana Del Rey con Born To Die in un finale che lascia di stucco. 
Ho amato questo film ma non l'ho visto doppiato e son dovuta andare a Bologna per vedermelo (il discorso della distribuzione italiana potrei anche farlo ma non avrebbe senso), forse è stato meglio vederlo in originale poiché adoro quel francese contaminato dall'inglese che ho imparato a conoscere con i suoi precedenti film. Non vedo l'ora di avere il dvd e riguardarmelo a ripetizione, rompendo le palle alla mia famiglia dalla mattina alla sera, anche se mia madre l'ha adorato e ha pianto per ben due volte. Quindi che dire? Sono ancora confusa perché la visione è stata potente e perché forse ho vissuto un momento storico. Chissà lo racconterò ai miei figli. Boh intanto non sono cosa pensare dello sbarco ad Hollywood di Dolan con Jessica Chastain (si erano scambiati dei tweet che facevano risalire certamente ad una futura collaborazione) ma decido di essere positiva. Questo ragazzo non si farà corrompere e rimarrà attaccato alla sua poesia da venticinquenne. O comunque io lo spero. Sono soddisfatta di essere andata al cinema a vederlo. Tra l'altro è stato anche molto furbo ad aver scelto per il trailer due canzoni americane molto mainstream; rispettivamente Counting Stars degli OneRepublic e una di Ellie Goulding. Voleva confondere lo spettatore? O lanciare una provocazione? O forse più semplicemente gli piacciono questi due pezzi. Dopo aver letto un'intervista di Dolan (andate qui a leggere) ho colto un tipo d'umiltà che non mi aspettavo. Ragazzi ha citato Mamma ho perso l'aereo e ascolta Justin Bieber, non ha tirato fuori dal cappello un film sconosciutissimo con cui pararsi il culo, e Dolan lo amo anche per questo, perché non se la crede si vede che ancora non ci crede al successo che i suoi film stanno avendo ed è un po' confuso. Com'è normale che sia alla sua giovane età. 
Andate a vedere questo film, amatelo e poi sparatevi tutta la sua filmografia e amatelo ancora di più.

martedì 2 dicembre 2014

Tutta la vita davanti di Paolo Virzì: non è proprio un commento al film



Proprio l'altro giorno mi sentivo un po' come Marta. Anche se per ora mi sento più che altro smarrita, più mi guardo intorno e meno capisco cosa devo fare, me l'avevano detto che quest'anno sarebbe stato strano, che una volta che un ciclo si conclude le prospettive cambiano. Sopratutto ora che ho avuto la fortuna/sfortuna di trovare un lavoretto per 6 mesi. Fortuna perché intanto faccio qualcosa e non sono alle strette come lo è Marta in questo film che si ritrova in un call center che pare una mezza setta. Sfortuna perché non mi ero immaginata che fosse così lavorare, ero convinta che una volta che le superiori finiscono è difficile che si ricrei un'ambiente simile a quello, ed invece no, ci sono stronzi dappertutto, situazioni lavorative che fanno rabbrividire, colleghi che non ti lasciano pisciare in pace e via dicendo... Proprio come a scuola! E la cosa peggiore di tutte è che chiunque mi incontri in veste di cliente è convinto che la cassiera sia il lavoro della mia vita e che non abbia la maturità (cosa che mi sono faticata duramente vista la strada che ho scelto di seguire, per motivi di salute, vi dico solo che nel mio caso ho ripetuto la maturità due volte, una volta da sola e senza sapere cosa mi aspettasse, la seconda insieme ad una mandria spaventata quanto me, ma non per il futuro quello era ancora lontano, almeno per 2 mesi). Ecco perché non sono Marta e mi sono ritrovata nella sua angoscia solo in parte. Questa è la prospettiva che può avere una persona inesperta di 19 anni. Quindi va presa come tale. Chiusa questa parentesi personale e autobiografica cercherò di lasciare spazio anche a Tutta la vita davanti, anche se poi non è vero che hai tutta la vita davanti se un lavoro continui a non trovarlo, okay mi tocca aprire un'altro paragrafo, l'altro giorno mi è successa una cosa mentre lavoravo e mi ha lasciata abbastanza scossa ma penso che sarebbe capitato a tutti; è arrivata in cassa questa signora, immaginatevela: madre di due figli che vanno ancora a scuola, emigrata in Italia con tante speranze, ebbene dopo il terremoto (c'è una storia copia-incolla proprio davanti al supermercato) è rimasta senza lavoro e da allora (quanto sarà ormai 3 anni?) lo cerca, era disperata già glielo leggevo negli occhi, quando le ho fatto il conto aveva solo 10 euro e con calma e senza farla agitare ho cominciato a togliere dei prodotti. Mi ha detto che aveva girato tutto il giorno, era andata a bussare nelle fabbriche ma le risposte erano state solo negative. E' scoppiata a piangere ma continuava a dissimulare tirando su col naso, così ho cercato di farla ridere. Quando se n'è andata mi sono vergognata proprio tanto, non per lei intendiamoci ma per me stessa, io che mi lamento sempre del fatto che sono stanca e ho un lavoro anche se non me lo meriterei, anche se non mi piace, c'è gente che lo fa meglio, c'è gente a cui piace, io come al solito mi relego nel ruolo di vittima e anche questa testimonianza di vita vera mi ha fatto riflettere su quanto sia fortunata, sul fatto che dovrei darmi una svegliata, fare tutto quello che non ho mai fatto, smetterla di avere paura, mandare finalmente a fanculo quelli che mi sono sempre stati sul cazzo, sorridere ed essere felice. Cazzo ho davvero tutta la vita davanti!
Mi sono un po' sfogata scusate ma l'impatto della visione è stato molto potente, e a me manco mi piaceva Virzì, dopo quel Caterina va in città l'avrei schiacciato con un bus giuro. Per non parlare di Il capitale umano che se la credeva e se la starnazzava fin dai primi minuti, niente da dire su My name is Tatino là qualcosa l'aveva azzeccata. Ma questo qui. Questo qui ti lascia l'amaro nello stomaco, questa è la realtà (sotto veste di parodia, spero che non sia proprio così la vostra realtà), non è difficile ritrovarsi in alcune esagerazioni anche perché i punti di vista sono diversi: la donna in carriera che sta per crollare dallo stress e dalle aspettative che le pone la società, la madre che vive di precariato sotto tutti gli aspetti, quella laureata con 110 e lode che non trova lavoro manco a pagarselo, il cervello in fuga, il divorziato che si fa leccare il culo dagli impiegati, gli impiegati idioti, quello che non vuole sentirsi un perdente mai e chi segue con passione il grande fratello e ci infilo pure il sindacalista già che siamo qui. Presentato come una commedia secondo me è quanto più di lontano ci possa essere, magari il finale mi ha fatto storcere il naso, non ti va così nella realtà, infatti è un retrogusto dolce amaro, in pratica c'è anche il dolce nel film, mica può essere tutto amaro se è di Virzì (oppure sì?). Ci stanno quei punti morti ma si sopportano bene perché anche l'attesa è giusta e sacrosanta. E bravi tutti pure la Ferilli che le malelingue associano solo ai divani, a me lei mi era piaciuta anche ne La grande bellezza a dirla tutta, è troppo sottovalutata. Ed Elio Germano poi pur interpretando il tipico personaggio macchietta riesce ad emergere, nel cosiddetto collasso da stress. La Ramazzotti poi... Ecco diciamo che quella faccia di disperazione e le varie scenate ci potevano stare. Però provate a digitare il titolo del film su google e sicuramente vedrete lei ignuda, ho notato che è diventato famoso anche per questo. A questo punto sarebbe ora di abbattere tutti i pregiudizi contro il cinema italiano e contro Virzì. Magari era il mio stato d'animo o magari (possono essere entrambe le cose) è perché vedere parte di te nello schermo fa il suo grande effetto ma Tutta la vita davanti lascia il segno ed è dedicato a chiunque si senta precario, e non solo dal punto di vista lavorativo. La sceneggiatura si rifà al libro Il mondo deve sapere di Michela Murgia AKA la vera Marta che dapprima raccontava le sue esperienze su un blog. Chissà che non venga pure in mente a me (l'idea mi ronza in testa) di scrivere della mia esperienza spicciola da cassiera, già mi immagino il titolo "6 mesi a battere" ok no non proprio questo che magari può essere frainteso ma almeno suona comico, perché d'altronde se pure la D'Urso e quella che fa tanta plin plin hanno scritto un libro (la Barbarella anche più d'uno) perché non dovrei riuscirci anch'io? E scusate se dopo aver letto questo vi sembrerà scritto tutto di getto, ma le cose stanno proprio così.

lunedì 1 dicembre 2014

La rob(b)a di novembre: ovvero libri, fumetti e dvd a volontà

Non ho molta voglia di scrivere recensioni, però non vorrei neanche far morire il blog, quindi ecco un po' di "robina" che ho acquistato questo mese, in più ci aggiungo qui sotto anche qualche commento vagamente serio sui due libri che ho letto sull'ebook.


La cicala dell'ottavo giorno di Mitsuyo Kakuta

Trama: Kiwako è un'attraente ragazza quando, alla fine degli anni Ottanta, viene assegnata dalla K, una grande industria di abbigliamento intimo, alle Pubbliche relazioni col compito di illustrare sul bollettino mensile dell'azienda i profili dei nuovi impiegati. Incaricata di descrivere Akiyama Takehiro, un impiegato di Nagano appena approdato alla sede centrale di Tokyo, Kiwako commette un errore grossolano. Pubblica, a corredo dell'articolo, una fotografia che non ritrae il nuovo arrivato, ma l'impiegato oggetto del pezzo successivo. Quando va a scusarsi con Takehiro, questi risponde scherzosamente: "Invitami a cena e sarai perdonata". La cena si svolge, e si rivela fatidica. I due cedono senza ritegno alla passione e si legano in un rapporto che non risparmia a Kiwako umiliazioni e ferite. Takehiro, infatti, è sposato con Etsuko, un'impiegata part-time presso la K di Nagano, e non esita a ricorrere a menzogne, sotterfugi e false promesse, innanzi tutto quella di abbandonare la moglie, pur di tenere legata a sé Kiwako. Dopo aver subito un aborto dalle conseguenze irreparabili e aver assistito, sgomenta, alla nascita della bambina di Takehiro ed Etsuko, Kiwako compie qualcosa di inimmaginabile, un crimine per il quale finisce ricercata dall'intero commissariato di polizia di Hino, a Tokyo. Penetra in casa di Takehiro ed Etsuko e rapisce Erina, la loro figlia di sei mesi. Con la bambina in braccio, una neonata che sorride dolcemente, Kiwako riesce a far perdere le proprie tracce...

Non è un romanzo che ho scelto in modo particolare, anzi nemmeno la copertina e la trama mi dicevano più di tanto ed invece mi son dovuta ricredere. E' stata una piacevole sorpresa e me lo sono letta molto velocemente. Ma forse il fatto della velocità di lettura è dovuto all'ebook, ho notato che quando leggo i libri nel formato digitale ci metto molto meno tempo, e non sono l'unica che lo dice. Comunque non avendo letture in sospeso o altro mi sono buttata. Il libro analizza la maternità. E nel frattempo parla anche delle sette, poiché in Giappone (come si spiega anche nel romanzo) hanno avuto un boom pazzesco prima dei 2000. Ma vorrei soffermarmi anche sulla narrazione un'attimo, prima di approfondire i caratteri delle due protagoniste. I punti di vista sono due, quello di Kiwako, e da lì parte la storia e quello di Erina; la bambina che ha rapito che avrà una sua voce soltanto quando andrà all'università. Kiwako è una donna un po' succube al genere maschile, ha un passato difficile, ha accettato di abortire solo perché lo voleva il suo amante, ma si rifà (almeno pensa lei) rapendo la sua bambina. E' tutta una storia piena anche di se e di ma che si pongono continuamente le protagoniste; "se lei non mi avesse rapita la mia vita sarebbe diversa? Se non avessi abortito sarei felice? Se la mia infanzia non l'avessi passata in una comunità al femminile il mio rapporto con gli uomini sarebbe diverso?" e così via all'infinito, e a tutte queste domande si sommano i dubbi sull'essere un buon genitore o meno, nello specifico una madre, per esempio la madre di Erina in realtà non dimostra tutto l'affetto che Kiwako le riservava solo che Erina ci metterà molto tempo a capirlo. Il salto temporale e i punti di vista poi aiutano a capire bene che cosa Erina e Kiwako abbiano combinato in tutti quegli anni in cui erano separate, e con questo non sto dicendo che si riuniranno di nuovo, anzi non ve lo dico proprio perché il finale mi è piaciuto e deve rimanere un mistero. Le cicale alle quali si riferisce il titolo ritornano abbastanza spesso, sopratutto nel periodo nel quale le due vivono sull'isola. E' una leggenda (non credo che sia effettivamente vero, un'altro se nella storia); le cicale vivono per anni e anni sottoterra poi salgono in superficie e sopravvivono solo una settimana. Lo stile in cui è scritto è davvero interessante, non si sofferma mai sulle banalità ma va avanti ad un ritmo spietato e veloce, ecco perché è un libro da leggere tutto d'un fiato. Da questo libro ne è stato tratto un film; che si chiama Rebirth - Youkame no semi. Davvero bellino.


Cold Spring Harbor di Richard Yates

Trama: A Cold Spring Harbor, cittadina residenziale di Long Island, nel corso di un'estate si incrociano i destini di due famiglie: il matrimonio dei giovani Evan e Rachel - lui rissoso, svogliato, appassionato di motori e ragazze; lei fragile ed eterea, fulcro involontario di una rete di rapporti tumultuosi - fa da anello di congiunzione fra gli Shepard, un militare andato troppo presto in pensione per accudire la moglie malata e ormai alcolizzata, e i Drake, un padre assente, una moglie perennemente sull'orlo di una crisi di nervi e un figlio, Phil, alle prese con un'adolescenza inquieta. Ma l'apparente armonia è illusoria e l'unione rivela ben presto un lato oscuro e insidioso. Prefazione di Luca Rastello.

Lui è un'autore che mi piace molto e ha scritto un certo classico che si chiama Revolutionary Road. Mi è piaciuta in particolare la sua analisi del maschilismo, dal film non si potrà certo capire ma nel libro il gesto finale della protagonista è quanto mai chiaro e mi ha fatto porre molte domande, Certo la società nel frattempo è cambiata, a piccoli passi qualche progresso si è fatto ma l'argomento è quanto mai attuale. In questo libro più o meno Yates parte dagli stessi principi; un'uomo che pensa che la donna debba stare solo in cucina si sposa e poi divorzia da una donna ben diversa dal luogo comune; un'universitaria che cerca la sua strada e la sua indipendenza, lei la trova, la nuovo moglie del tizio non la sta neanche cercando. Ma a lui sembra andare bene, anche lui sogna di andare all'università e nel frattempo lavorare, ma si sa gli anni passano, i sogni sfumano, lei rimane incinta e poi si ritrovano a vivere con la suocera e il fratello di lei. Se c'è un personaggio che ho davvero apprezzato è il fratello sopratutto nel finale, non so perché ma mi è parso il più sincero in mezzo a quell'accozzaglia di ipocrisia. Un libricino molto piacevole ma meno diretto rispetto a Revolutionary Road, se volete leggere qualcosa di questo autore partite dal suo libro migliore che di certo non è questo.

Ok ora comincia la parte divertente del tutto, che si divide tra pacchetti amazon e libraccio (in realtà si tratta di un solo pacco visto che è arrivato molto in ritardo, ecco perché non ordinerò più libri da quel sito). Mi scuso se molte foto fanno schifo, ma non mi sono messa lì a valutare la luce ecco.

Il primo pacco mi è arrivato a metà novembre (rispettivamente con l'arrivo del primo stipendio) e ho subito sperperato i miei averi con:

- il cofanetto con tutti i dvd di Harry Potter perché era assolutamente d'obbligo, ho sempre sbavato su quest'oggetto da lontano e per di più l'ho trovato pure scontato (anche per questo trovo che amazon sia unico, gli farò una dichiarazione d'amore).
- Billy Bat di Naoki Urasawa, perché era da un po' che volevo leggerlo ma non volevo farlo con le scans, ho trovato alcuni numeri scontati ma medito di mettermi in pari (attualmente è arrivato al numero 10 in Italia) solo per il prossimo mese, e visto che siamo in periodo natalizio prenderò tutto quello che mi manca, la storia mi sta piacendo molto, come al suo solito Urasawa non si smentisce mai. Se può interessare ho parlato di lui con Pluto e Monster.
- Il giardino delle parole: ne avevo parlato anche qui l'edizione della Dynit è fatta davvero molto bene, al suo interno ho trovato una cartolina con varie festività giapponesi, un libricino e il secondo disco è pieno zeppo di contenuti speciali. Inizialmente avevo proposto il film a mio fratello (anche perché lo davano solo per un giorno in una sala non così lontana da casa mia) ma lui non si era detto ispirato poi appena arrivato l'ho messo su e se l'è rivisto varie volte. Questa è la forza di Makoto Shinkai!
- Oldboy: non c'è poi molto da commentare, ora è lì vicino a Stoker. Come forse avrete capito amo molto questo film ma proprio come Stoker non lo rivedo spesso perché ho paura di sgualcirlo. Ci voleva un pizzico in più di Park Chan-wook nella videoteca.

Nei giorni successivi non mi sono contenuta e ho preso anche:

- Il castello errante di Howl: perché Miyazaki non può mancare, questo poi è uno dei miei film preferiti del Ghibli.
- Il campo dell'arcobaleno di Inio Asano: un volume unico, un capolavoro assoluto, forse il miglior lavoro di Asano. Quando lo lessi la prima volta ne rimasi terribilmente scossa e non vedevo l'ora di possederlo in cartaceo.

Mi è arrivato anche un secondo pacco dalla carissima amazon con:

- Divorati di David Cronenberg: il suo primissimo libro, come potevo non leggerlo? Avevo già parlato del mio rapporto con lui qui, con Maps To The Stars.
- Kick-Ass: ovviamente il film, un'altro vantaggio di amazon è quello di poter trovare dvd ormai fuori dal giro.
- La valle dell'Eden: sempre un dvd con il grandissimo Jimmy Dean. Un pezzo immancabile dei film della mia vita. Nel secondo disco ci sono addirittura le prove dei costumi e scene tagliate che manco mi sognavo.

Altre cose:

- Fumetti argentini: mia madre è tornata dal suo mese in Argentina con alcuni fumetti, ha portato dei vecchissimi Batman risalenti alla golden age davvero divertenti e alcuni numeri di Mafalda, di questo in particolare ne ho parlato qui.
- Buonanotte Punpun di Inio Asano: a quanto pare mi sono data al recupero di Asano, oltre a Punpun già adocchio altri titoli, ma per ora mi dedico anima e corpo a Punpun. Un'altro capolavoro se non l'avete letto cosa state aspettando?
- Kiki consegne a domicilio: quanto amo questo film da domenica pomeriggio. E' un film che metto alla pari del castello errante di Howl. E ovviamente l'ho rivisto domenica pomeriggio.

Il maledetto pacco della libraccio:

- Skandalon di Julie Maroh: ricordate Il blu è un colore caldo? Ecco, sempre lei. E' un'autrice sulla quale sono abbastanza tiepida.
- Mostri di Tiziano Sclavi: non basta il nome a farvi scalpitare? Ok, forse no. Ebbene si tratta di un libro illustrato gli ho dato piena fiducia e mi faccio prendere troppo dai nomi.
- Il garage ermetico di Moebius: in questo caso dovrebbe bastarvi il nome.
- Phonx di Paolo Bacilieri: ha una copertina proprio attraente, mi è piaciuto ma sopratutto povero bradipo.
- Nevermind di Tuono Pettinato: l'ho visto in tutte le librerie, mi ispirava.
- Ladra di Sarah Waters: anche qui torna il complesso dei nomi, appena ho letto che Park Chan-wook ne farà un film l'ho subito comprato.

- Dylan Dog terrore dall'infinito: questo l'ho beccato dall'usato, Bellino. Poi a Dylan non so dire di no.
- Le strade di sabbia di Paco Roca: rughe mi era piaciuto molto. Poi con queste edizioni economiche...
- Le luci dell'Amalou: il secondo numero.
- Tank Girl l'odissea: il disegnatore Hewlett era dietro al progetto di una certa band chiamata Gorillaz. Difficile resistere al fascino di questa donna che si accoppia con dei canguri. Questo volume è fuori di testa. Anche per questo mi è piaciuto.
- Il baco da seta di Roberth Galbraith: sì è della Rowling, avevo parlato del primo libro della "saga" qui. Mi era piaciuto perciò perché non leggere anche questo qui. Sono curiosa su tutto. Sicuramente dopo un po' di tempo lo sconteranno e mi pentirò del mio atto avventato.

20th Century Boys di Naoki Urasawa: assieme a Billy Bat stanno ristampando un'altro suo grandissimo capolavoro che metto alla stessa "altezza" di Monster. Se non l'avete mai letto e volete cominciare a leggere Urasawa beh questo è il momento giusto.


L'ultimo acquisto si commenta da solo, possedere i libri fa tutto un'altro effetto. Tra l'altro il libraio mi ha fatto lo sconto e ha fatto un mega discorso tutto dedicato al suo amore per Harry Potter e per la lettura. 

Questo è un post da salvare nei preferiti con il nome "ecco ti sei fatta il mazzo".

Voi avete letto o visto qualcuna di queste cose?

domenica 30 novembre 2014

Il viale dei ricordi

I social non sono poi così inutili se ci aiutano a ricordare ma sopratutto a raccogliere tutti i nostri scatti (perché alla fine il punto è quello), possono inventare tremila varianti di instagram ma per arrivare al nocciolo delle foto (partendo dal 2009) conviene dare un'occhiata su facebook. E così mi sono ritrovata come una vecchia a scorrere in un album fotografico digitale tantissimi scatti, e di molti mi ero pure dimenticata l'esistenza, mi dispiaceva non postarli anche qui, perché il blog è anche una cosa personale. Giuro solennemente che tornerò ad impugnare la fotocamera (anzi stavo anche pensando di farmi un regalino per natale), il fatto è che ne avrei anche molta voglia però il tempo non avanza. E mi dispiace sopratutto per youtube, è un progetto che da quest'estate ho lasciato un po' in sospeso e mi ci ero appassionata molto. L'ispirazione è troppa e spero che neanche il lavoro riesca a fermarmi.













































Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...